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Visualizzazione dei post con l'etichetta Racconto inedito Sebastiano Cuffari

Una cosa spiacevole che continuerò a fare

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Al bancone del check-in non c’è ancora nessuno ma la fila ha già iniziato a formarsi, istintivamente, quando sui display è comparsa la scritta che dava, per il volo AP8079, semplicemente l’indicazione 34-35. Iniziamo ad essere in tanti ai banconi 34 e 35, tutti fermi, immobili, accaldati. L’aria condizionata è spenta, o forse è la folla a renderla inutile. Un cagnolino soffre rinchiuso nella sua gabbietta, tenta di aprirla con la zampetta, guarda con occhi pietosi i passanti. La fauna locale è varia: stranieri in pantaloncini dai colori pastello, l’ingegnere con il maglioncino leggero addosso, ad Agosto; le famigliole con figli a seguito, sudacchiati, gli imprenditori o presunti tali in giacca e cravatta, ad Agosto, gli insegnanti al rientro ai paesi, con le facce smunte e in piena crisi d’astinenza dalle graduatorie. Sopraggiunge una donna, sarà sulla quarantina. Indossa dei pantaloncini di jeans, abbastanza corti, ma è bassa, non mettono in luce chissà che gambe. La scollatu...

Sebastiano Cuffari, L'ombra del caffè

L'ombra del caffè "Un cappuccino, grazie". Il tizio al bancone fece una faccia tra lo sconvolto e il terrorizzato mentre, candidamente, il commissario Bosé sollevava la sua pistola roteandola ora in un verso, ora nell'altro e, nel frattempo, con l'altra mano componeva quadri, radunava indizi, prove, persone. Lo stupore, forse paura, del banconista, tuttavia non lo distolse dal servire quel vecchio astante, fosse per timidezza o per la consegna ricevuta dal suo titolare; fece finta di non vedere quell'aggeggio infernale nella mano destra del commissario e gli preparò quanto ordinato. Ne venne fuori un buon cappuccino, gli riuscì pure di tracciare un disegno con la schiuma, cremosa e soffice: una specie di palloncino che si gonfiava al centro per poi protendersi. Avvicinò a Bosé qualche bustina di zucchero di canna, come ogni volta, e poi si allontanò, non prima in realtà di avergli indicato, con un rapido cenno degli occhi, di mettere via quella ...

Storie di corna all'ombra del Resegone - e se Manzoni avesse scritto così... Parte 1

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Questa serie di post sono la libera rielaborazione   di un'interrogazione , sostenu ta da un mio alunno , sull'opera di Manzoni . Spero perciò di meritare almeno la vostra pietà . Su quel ramo del Lago di Como, insomma da quelle parti lì che tanto conoscete e che non staremo qui a descrivere nuovamente, se volete piuttosto andateci voi, ché nella stagione giusta il clima è l'ideale per un bel weekend di relax e di shopping; da quelle parti dicevamo del Lago di Como, per la precisione nella zona di Lecco, un giovanotto andava passeggiando incartato nella sua tuta nuova di acrilico, blu scuro, ma di un blu risplendente, catarifrangente, per non rischiare che allo smarrirsi del sole oltre le cime aguzze del Resegone qualche ignaro ciclista o qualche ricco in Porsche lo potesse investire. Camminava con il fare baldanzoso dei ventenni, non so se avete presente: camminano con le gambe divaricate, come se avessero sempre qualcosa che gli pizzica il culo tra le...

Sebastiano Valentino Cuffari, Sette secondi

Sette secondi Negli ultimi anni il lavoro era andato a gonfie vele, con un fatturato annuo in continua crescita. Lui, Giacomo Altigiorni, aveva portato una piccola azienda a conduzione familiare fino ad invadere il mastodontico mercato dell'estremo oriente. Invasione compiuta con un successo imbarazzante, da fare invidia ai migliori generali delle forze alleate; del resto, le esportazioni andavano a meraviglia: vendere in Cina quelle innovative bacchette in policarbonato era stato il suo lampo di genio. Le cose andavano talmente bene che, a volte, si stupiva di se stesso e della sua fortuna. Si chiedeva se tutto quel successo fosse meritato, se fosse tutto farina del suo sacco, se non fosse una mera casualità. In fondo non era stata una sua scelta l'ereditare l'azienda familiare, non era stata una sua scelta vivere nei pressi di un grosso complesso di industrie da cui apprendere alcuni segreti del mestiere. Il sole batteva a picco sulla macchin...

In stazione, Sebastiano Valentino Cuffari

Il treno ha fischito, troppo presto, perché arrivo in stazione quando sento i suoi vagoni sferragliare un lontananza. Cazzo. È già sera quando  sono seduto in stazione. È sera, dicevo, e siamo in quattro, attendiamo il treno che ci porterà a casa dopo una giornata di lavoro o di studio o fate un po' voi, insomma, credo che il concetto sia chiaro. Fuori il buio della notte ha già coperto le montagne in lontananza e un leggero venticello raffredda la serata, annuncia una nottata di pioggia: non un temporale, ma una pioggia fitta che a breve, si spera, accompagnerà il nostro viaggio. Noi quattro sospiriamo, il treno viene annunciato in ritardo: la voce metallica agli altoparlanti si scusa dell'attesa mentre la signora di fronte a me scioglie una sciarpa troppo stretta, viola come il collo che libera. Si scusa con chi? Non si sa bene, così dobbiamo ascoltarla indifesi mentre scandisce le sillabe di un rosario laico uguale, sempre, in ogni stazi...

Distanze, Sebastiano Valentino Cuffari

Distanze A. conosce B. a lavoro, un piccolo ufficio della Motorizzazione. I due sono giovani, fra i pochi in quel posto di lavoro sperduto e poco gratificante. A. inizia a raccontare a B. la storia della sua vita, di come da piccolo avesse sempre trovato interessante studiare le stelle e i pianeti, prima appassionandosi ai miti su quei corpi celesti, poi all’astronomia come scienza. B. ascolta, tra un documento e l’altro, senza mai obiettare, senza mai dare la sensazione di annoiarsi o di volersi trovare altrove. A. e B. cominciano a frequentarsi: qualche birra, qualche aperitivo, una, due, tre cene assieme. Senza accorgersene i due si sono innamorati l’uno dell’altra. Senza volerlo, la loro vita si è incanalata nel rassicurante alveo del Fiume Delle Cose Così Come Dovrebbero Essere. A. e B. in fondo non si conoscono, ma non è questo ad essere importante. B. un giorno deve partire, va a trovare un amico che non vede da tempo, un compagno di studi dei tempi dell’u...

La seconda persona, Sebastiano Valentino Cuffari

LA SECONDA PERSONA Come ti sei sentita? È difficile descriverlo, ancor meno spiegarlo ad un estraneo. Mentre la sabbia crepitava sotto il fuoco e la notte bruciava degli ultimi scampoli d'estate, tu ti sei sentita un'estranea. Certo, erano tutte persone che conoscevi bene, con cui avevi trascorso la tua vita sin da quando andare a mare era un'avventura da vivere insieme ai tuoi genitori, quando i capelli sapevano di salsedine e i nodi la sera venivano sciolti dalle grandi mani di tuo padre. Eri piccola allora, ruotavi nel tuo piccolo mondo intorno ai tuoi genitori, a tua sorella. Poi sono passati gli inverni sulla tua pelle, si è fatta sempre più dura e, sebbene prima tu fossi fiera di come divenisse soda, ad un certo punto hai iniziato a rincorrerne l'elasticità d'un tempo, quando liscia scorreva sotto le carezze dei primi amori e le labbra si bagnavano nel tepore dei primi baci. Era il tempo in cui studiare era la tua guerra quotidiana, i libri un ...

Sebastiano Valentino Cuffari, I frammenti dello specchio

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I frammenti dello specchio Quando entro a scuola il freddo del primo mattino intirizzisce la mia carne, scende giù dalle labbra secche fino alle punte dei piedi, avvolte come fagotti negli scarponi neri e pesanti. Fuori il vento spazza le case, solleva foglie morte e trascina nubi, sono scure, cariche di pioggia. È mattino ma ancora fa buio. La collaboratrice scolastica mi saluta con un cenno, sta smettendo la giacca e ripiegando una sciarpa bianca sbiadita. Nel volto della signora il peso del sonno e dell'età, le sue rughe squadrano gli zigomi, li contornano di stanchezza. Metto piede nella sala insegnanti ed un timido raggio di sole esplode dalle fessure delle tapparelle, traccia un solco lungo il tavolo ricoperto di circolari non lette al centro della sala, i computer spenti sono voci mute e senza un perché, agli angoli gli armadi custodiscono libri ingialliti e ricoperti di polvere: è la memoria, mi dico, ma di cosa, questo non lo so più. Suona la campana, rincorro ...

Sebastiano Cuffari, Doceo

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Come stanchi colombi Nel gelo del mese di rapida morte Si sta, soli Al nido novello Solo attendendo l'estivo addio Verso un'alba rosata Postato con Blogsy

Sebastiano Cuffari, Piadina

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Ognuno sta solo alla piastra fumante Trafitto da morsi di fame Ed è subito cena

Il Vincitore, il mio racconto su Storiebrevi.it

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Nasce oggi il sito storiebrevi.it, concepito e strutturato per la navigazione su smartphone. Storiebrevi.it è un raccoglitore di racconti brevi accessibili a tutti, previo abbonamento settimanale con il vostro gestore . Fra i vari racconti pubblicati, ne trovate uno mio, "Il vincitore" che potete leggere, condividere e di cui, se vi va, potete indicare il vostro apprezzamento cliccando sul banner del "mi piace". Buona lettura!

Il vincitore, il mio nuovo racconto su Storiebrevi.it, votate!

Per chi volesse vedere pubblicato Il vincitore, il mio nuovo racconto su Storiebrevi.it, lo potete leggere, recensire e votare al seguente  link . Mi raccomando, votate numerosi!

West

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L’aeroporto lo annoiava sempre, lo riempiva fino al midollo della sua aria condizionata e della sua umidità finta. I muri fin troppo bianchi, lindi, impersonali, gli ricordavano certe montagne che, all’orizzonte, sembravano sempre guardarlo distanti e silenziose, assolute. Non sentiva parole quando si trovava in aeroporto: era un luogo silenzioso nel suo torpore, i continui richiami degli altoparlanti, gli annunci, non facevano che confermare il sonno dei presenti e le loro vite chiuse in gusci induriti dal tempo. Nulla parlava di sé in quel luogo, anche quella volta che partiva per un viaggio di lavoro che lo avrebbe portato all’altro capo del ricco occidente, negli Stati Uniti di cui aveva visto tante immagini nei programmi televisivi che lo bombardavano dalla mattina alla sera. A lavoro, una fabbrica, una delle ultime rimaste nella sua città, gli avevano detto semplicemente che doveva partire per un corso di aggiornamento. Lui non lavorava direttamente in catena di montaggio,...

Incroci

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Eccola, si avvicina, non so che fare. Da quando sono entrato in questo centro commerciale mi sono accorto che, ovunque io fossi, lei era lì. Se entravo in un negozio di scarpe, lei mi seguiva come un ombra, annusava i miei passi sgattaiolando fra i ripiani, incurante della mia accortezza. In principio in realtà non mi ero accorto di lei, avevo semplicemente deciso di fuggire l'afa della domenica pomeriggio passeggiando in quell'enorme scatolone blu, indorato da mille luci, giù in periferia. Mi avevano accolto le mille e più macchine che tutte in fila si districavano tra le strettoie e le rotonde nell'attesa di poter penetrare lo scatolone, la ricerca disperata di un parcheggio mentre in alto la luce del sole picchiava forte sulle carrozzerie delle auto. Estate, stagione da andare a mare, non certo rimanere da soli in città. Ma la crisi, il poco lavoro, tutti ci aveva costretti a non staccarci più di tanto dalle tristi abitudini invernali, tanto che quella domenica c'e...

Il cavaliere errante

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C'era una volta un cavaliere errante. Certo questo è l'inizio di chissà quante storie e, sicuramente, questa non varrà più delle altre. Ma forse le storie vanno scritte per conoscerne il valore, perché, anche non avessero alcun lettore, le loro parole rimarranno. Almeno questo si augura ogni narratore. Era l'epoca in cui la prateria si estendeva indistinta, ai suoi confini nasceva folta la foresta di querce, lontani lungo i sentieri sorgevano nascosti i villaggi di uomini sparuti. Fra tutti i villaggi, ce ne è uno che ci interessa particolarmente, quello di Numenor, ridente piccolo assembramento di case e, distante, di qualche fattoria. Fattoria per modo di dire, perché gli uomini di questa epoca conoscono poco delle arti della coltivazione, a maggior ragione in questa landa sperduta lontana dai grandi traffici commerciali, dalle grandi conquiste della civiltà: insomma di oggetti come fornelli, polvere da sparo e bidè neanche l'ombra. In quest'epoca la ruota f...