Cesare Beccaria sulla pena di morte
Nel suo Dei delitti e delle pene (1771) Cesare Beccaria tratta in maniera analitica e argomentata il tema dell'utilità e della proporzione della pena e degli strumenti inquisitori. Nel capitolo XXVIII in particolare l'autore analizza l'uso della pena di morte, sostanzialmente confutandone l'utilità. Secondo Beccaria nessuno stato ha diritto di usare la pena di morte perché questo diritto non esiste. Secondo la mentalità liberale e contrattualista a cui Beccaria fa riferimento infatti la società si sviluppa sulla base di minime concessioni della propria libertà da parte dei singoli individui, e la somma di queste concessioni costituisce la volontà collettiva; stando a questo assunto, è impossibile che qualsiasi cittadino conceda alla società qualcosa che è tutt'altro che una minima concessione, ovvero il bene massimo, cioè la propria libertà. Inoltre, se è una posizione condivisa che nessuno che appartenga ad una società possa disporre del proprio corpo fino a darsi...