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Joseph Heller, Comma 22, la cantina

Un capitolo di Comma 22, uno dei più belli, e i suoi paradossi Ca­pi­to­lo 36. LA CAN­TI­NA. La morte di Na­te­ly fu un colpo mor­ta­le per il cap­pel­la­no. Il cap­pel­la­no Shi­p­man era se­du­to nella sua tenda, leg­gen­do certe sue carte, con gli oc­chia­li sul naso, quan­do suonò il te­le­fo­no e gli fu data la no­ti­zia dal­l'ae­ro­por­to della col­li­sio­ne fra i due aerei. Le bu­del­la gli di­ven­ta­ro­no in un at­ti­mo di ar­gil­la secca. La mano con cui posò la cor­net­ta del te­le­fo­no tre­ma­va. Anche l'al­tra mano co­min­ciò a tre­mar­gli. Il di­sa­stro era trop­po im­men­so per con­si­de­rar­lo con calma. Do­di­ci uo­mi­ni morti... una cosa spa­ven­to­sa, or­ren­da, sem­pli­ce­men­te or­ren­da! Sentì cre­sce­re in sé un sen­ti­men­to di ter­ro­re. Istin­ti­va­men­te pregò che Yos­sa­rian, Na­te­ly, Hun­gry Joe e gli altri suoi amici non si tro­vas­se­ro nella lista delle vit­ti­me, poi si rim­pro­ve­rò pen­ti­to, per­ché pre­ga­re per la loro sal­vez­za equi­va...