Tre papà, otto maranza e una 14enne: come un titolo costruisce i suoi cattivi prima ancora di raccontare i fatti
Sul Giornale di Brescia è comparso un titolo per un articolo di cronaca che vale la pena leggere con attenzione: Tre papà picchiati da otto maranza per aver difeso una 14enne . Il fatto, nella sua brutalità, è reale. Ma il modo in cui viene raccontato non è neutro, e non lo è mai. Tanto per essere chiari: in questo post non discuterò del fatto nella sua cruda e violenta brutalità, che ovviamente e indiscutibilmente viene condannata. Qui discuterò di lingua. La prima scelta che colpisce è quella di chiamare le vittime "papà" anziché "uomini" o "persone". Non è una sciocchezza. "Papà" non descrive chi sono queste persone in quel momento, ma attiva un immaginario preciso: la famiglia, la protezione, il nucleo sociale da difendere. Il passante che interviene diventa automaticamente il padre di tutti noi. Questa è una scelta che si avvale della strategia dell'umanizzazione attraverso la selezione lessicale; è un tentativo di connotare la vittima...