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Due parole di metodo sulla famiglia nel bosco

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Qualche settimana fa le cronache italiane si sono occupate a lungo della cosiddetta famiglia nel bosco : due adulti di origini inglesi e australiane che avevano scelto di vivere lontano dalla civiltà, insieme ai loro tre figli, in condizioni di sostanziale isolamento. Quando lo Stato è intervenuto allontanando i minori per le circostanze che verranno spiegate in seguito, si è scatenato il prevedibile dibattito: libertà individuale contro ingerenza statale , ritorno alla natura contro obbligo scolastico , famiglia contro istituzioni. Vale la pena ragionarci con un po' più di calma e sfatare alcuni punti della discussione che stanno incancrenendo il dibattito. Il punto di partenza è semplice: due adulti possono scegliere di vivere come meglio credono. Senza acqua corrente, senza luce elettrica, senza vaccini , senza medici. È una scelta discutibile, ma è una scelta, ed è una scelta che due adulti, nel loro determinarsi, possono prendere legittimamente. Il pro...

Simulare un Debate con l'IA

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Nella mia attività di insegnante e di formatore cerco di mettere assieme la mia passione per la tecnologia con i miei interessi pedagogici. Per questo ho creato un GEM per i miei studenti che si stanno preparando, in seconda superiore, al loro primo debate, dopo un percorso sul testo argomentativo. Il dibattito riguarderà l'uso del cellulare in classe. Per aiutarli a sentirsi pronti per la prova, ho generato un GEM istruito con questo prompt RUOLO: Sei l'assistente dei miei alunni nel prepararsi per un debate sull'uso del cellulare in classe CONTESTO: Gli studenti appartengono ad una classe seconda di un istituto professionale. Gli studenti si stanno preparando ad un debate. Gli studenti si sono preparati sull'argomento e sono stati divisi in due gruppi, quello pro e quello contro l'uso del cellulare in classe. Tra i due gruppi io estrarrò poi 4 membri della squadra pro e quattro membri della squadra contro. Il livello di competenza argomentativa della classe è medi...

Tre papà, otto maranza e una 14enne: come un titolo costruisce i suoi cattivi prima ancora di raccontare i fatti

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Sul Giornale di Brescia è comparso un titolo per un articolo di cronaca che vale la pena leggere con attenzione: Tre papà picchiati da otto maranza per aver difeso una 14enne . Il fatto, nella sua brutalità, è reale. Ma il modo in cui viene raccontato non è neutro, e non lo è mai. Tanto per essere chiari: in questo post non discuterò del fatto nella sua cruda e violenta brutalità, che ovviamente e indiscutibilmente viene condannata. Qui discuterò di lingua. La prima scelta che colpisce è quella di chiamare le vittime "papà" anziché "uomini" o "persone". Non è una sciocchezza. "Papà" non descrive chi sono queste persone in quel momento, ma attiva un immaginario preciso: la famiglia, la protezione, il nucleo sociale da difendere. Il passante che interviene diventa automaticamente il padre di tutti noi. Questa è una scelta che si avvale della strategia dell'umanizzazione attraverso la selezione lessicale; è un tentativo di connotare la vittima...