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Il cimitero di Praga

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Che Umberto Eco sia uno dei rari maestri della nostra narrativa contemporanea, è cosa nota. Che i tempi di scrittura delle sue opere siano lunghi in maniera proporzionale alla cura con cui l'autore trasfonde le sue conoscenze parola per parola, è altrettanto noto. Ma basta questo a rendere le sue opere memorabili? Purtroppo no, o almeno, non sempre. Ad esempio, è quanto accadde con la sua ultima creazione, Il cimitero di Praga, opera d'ingegno indubbiamente di mirabile fattura, a cui eppure manca il lume del genio. È come avere fra le mani una scultura prodotta da un bravissimo artigiano a cui manchi però l'estro dell'artista. Con ordine. Il romanzo non è affatto un brutto scritto, anzi. Non appena si iniziano a legge le prime pagine si riconosce immediatamente l'Eco del Nome della rosa che gioca con la veridicità della storia e con la profondità delle parole. C'è nell'autore il tratto riconoscibilissimo del professore esperto del significato più profon...