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Medea, Pier Paolo Pasolini

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La Medea (1969) di Pasolini è una Medea pensosa, un personaggio innocente nella sua barbarie, umana nel suo essere maga, debole nel suo essere creatura sovrannaturale in un mondo stretto nel calcolo razionale. La rilettura dello scrittore e cinematografo italiano della vicenda di Medea, riprendendo l'omonima tragedia di Euripide più che la versione di Apollonio Rodio, è fortemente centrata sul contrasto tra dei mondi inconciliabili. D'un lato Medea e il mondo barbaro della Colchide, legato ai riti e ai cicli naturali, ancora immerso nella magia e in una religione ad un tempo primigenia e violenta, in cui il sangue è simbolo di vita e in cui la storia umana non è altro che uno dei tasselli di una storia ciclica e disumana. Dall'altro lato il mondo razionale di Giasone, uomo imbelle e calcolatore, che insieme alla sua compagnia scalcagnata di Argonauti giunge sino a Medea e senza merito alcuno la fa propria insieme all'agognato Vello D'oro. Eroi che non hanno nulla...