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Sebastiano Cuffari, L'ombra del caffè

L'ombra del caffè "Un cappuccino, grazie". Il tizio al bancone fece una faccia tra lo sconvolto e il terrorizzato mentre, candidamente, il commissario Bosé sollevava la sua pistola roteandola ora in un verso, ora nell'altro e, nel frattempo, con l'altra mano componeva quadri, radunava indizi, prove, persone. Lo stupore, forse paura, del banconista, tuttavia non lo distolse dal servire quel vecchio astante, fosse per timidezza o per la consegna ricevuta dal suo titolare; fece finta di non vedere quell'aggeggio infernale nella mano destra del commissario e gli preparò quanto ordinato. Ne venne fuori un buon cappuccino, gli riuscì pure di tracciare un disegno con la schiuma, cremosa e soffice: una specie di palloncino che si gonfiava al centro per poi protendersi. Avvicinò a Bosé qualche bustina di zucchero di canna, come ogni volta, e poi si allontanò, non prima in realtà di avergli indicato, con un rapido cenno degli occhi, di mettere via quella ...

In stazione, Sebastiano Valentino Cuffari

Il treno ha fischito, troppo presto, perché arrivo in stazione quando sento i suoi vagoni sferragliare un lontananza. Cazzo. È già sera quando  sono seduto in stazione. È sera, dicevo, e siamo in quattro, attendiamo il treno che ci porterà a casa dopo una giornata di lavoro o di studio o fate un po' voi, insomma, credo che il concetto sia chiaro. Fuori il buio della notte ha già coperto le montagne in lontananza e un leggero venticello raffredda la serata, annuncia una nottata di pioggia: non un temporale, ma una pioggia fitta che a breve, si spera, accompagnerà il nostro viaggio. Noi quattro sospiriamo, il treno viene annunciato in ritardo: la voce metallica agli altoparlanti si scusa dell'attesa mentre la signora di fronte a me scioglie una sciarpa troppo stretta, viola come il collo che libera. Si scusa con chi? Non si sa bene, così dobbiamo ascoltarla indifesi mentre scandisce le sillabe di un rosario laico uguale, sempre, in ogni stazi...

Distanze, Sebastiano Valentino Cuffari

Distanze A. conosce B. a lavoro, un piccolo ufficio della Motorizzazione. I due sono giovani, fra i pochi in quel posto di lavoro sperduto e poco gratificante. A. inizia a raccontare a B. la storia della sua vita, di come da piccolo avesse sempre trovato interessante studiare le stelle e i pianeti, prima appassionandosi ai miti su quei corpi celesti, poi all’astronomia come scienza. B. ascolta, tra un documento e l’altro, senza mai obiettare, senza mai dare la sensazione di annoiarsi o di volersi trovare altrove. A. e B. cominciano a frequentarsi: qualche birra, qualche aperitivo, una, due, tre cene assieme. Senza accorgersene i due si sono innamorati l’uno dell’altra. Senza volerlo, la loro vita si è incanalata nel rassicurante alveo del Fiume Delle Cose Così Come Dovrebbero Essere. A. e B. in fondo non si conoscono, ma non è questo ad essere importante. B. un giorno deve partire, va a trovare un amico che non vede da tempo, un compagno di studi dei tempi dell’u...

La seconda persona, Sebastiano Valentino Cuffari

LA SECONDA PERSONA Come ti sei sentita? È difficile descriverlo, ancor meno spiegarlo ad un estraneo. Mentre la sabbia crepitava sotto il fuoco e la notte bruciava degli ultimi scampoli d'estate, tu ti sei sentita un'estranea. Certo, erano tutte persone che conoscevi bene, con cui avevi trascorso la tua vita sin da quando andare a mare era un'avventura da vivere insieme ai tuoi genitori, quando i capelli sapevano di salsedine e i nodi la sera venivano sciolti dalle grandi mani di tuo padre. Eri piccola allora, ruotavi nel tuo piccolo mondo intorno ai tuoi genitori, a tua sorella. Poi sono passati gli inverni sulla tua pelle, si è fatta sempre più dura e, sebbene prima tu fossi fiera di come divenisse soda, ad un certo punto hai iniziato a rincorrerne l'elasticità d'un tempo, quando liscia scorreva sotto le carezze dei primi amori e le labbra si bagnavano nel tepore dei primi baci. Era il tempo in cui studiare era la tua guerra quotidiana, i libri un ...