Sebastiano Cuffari, L'ombra del caffè
L'ombra del caffè "Un cappuccino, grazie". Il tizio al bancone fece una faccia tra lo sconvolto e il terrorizzato mentre, candidamente, il commissario Bosé sollevava la sua pistola roteandola ora in un verso, ora nell'altro e, nel frattempo, con l'altra mano componeva quadri, radunava indizi, prove, persone. Lo stupore, forse paura, del banconista, tuttavia non lo distolse dal servire quel vecchio astante, fosse per timidezza o per la consegna ricevuta dal suo titolare; fece finta di non vedere quell'aggeggio infernale nella mano destra del commissario e gli preparò quanto ordinato. Ne venne fuori un buon cappuccino, gli riuscì pure di tracciare un disegno con la schiuma, cremosa e soffice: una specie di palloncino che si gonfiava al centro per poi protendersi. Avvicinò a Bosé qualche bustina di zucchero di canna, come ogni volta, e poi si allontanò, non prima in realtà di avergli indicato, con un rapido cenno degli occhi, di mettere via quella ...