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Criticare Israele non è per forza antisemitismo, come ci insegna Cecilia Sala

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Cecilia Sala, immagine: Di Fondazione Circolo dei lettori , CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=157273087 Un esempio tragico del peggior rapporto che abbiamo con la complessità è il modo in cui ci rapportiamo alla critica ad Israele e all' antisemitismo .  È di questi giorni la notizia che diversi paesi boicotteranno l' Eurovision del 2026 per protesta contro la presenza di Israele. Di fronte a questa posizione sono combattuto: da un lato attribuire ad un artista il peso delle decisioni politiche del proprio paese mi sembra un torto verso l'individualità del singolo; dall'altro è pur vero che chi canta all'Eurovision lo fa in rappresentanza del proprio paese. In ogni caso, chi si pone anche solo la questione della presenza di Israele alle manifestazioni internazionali a causa della sua condotta nel conflitto di Gaza verrà sempre e comunque tacciato di antisemitismo. E allora proviamo a vederla questa complessità. Per esempio ascoltando o gu...

Israele, Gaza, giustizia e utilità

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Dopo l'attentato del 7 ottobre ad Israele, attentato che ha lasciato sgomenti a causa della ferocia e della barbarie con cui è stato portato a termine, tutto il mondo a caldo ha immaginato un'immediata rappresaglia da parte dello stato ebraico. Tuttavia, a causa della diplomazia internazionale all'opera per evitare una lunga carneficina, nonché per la necessità di preparare la strategia militare, l'invasione di Gaza rallenta, lasciando il tempo per una riflessione a mente più lucida sull'opportunità e la necessità di un simile atto bellico da parte del governo di Tel Aviv. Con questo post provo a ragionare sulle ragioni di una rappresaglia israeliana, su quali criteri lo giustifichino e ne mostrino la necessità; se tali criteri reggano, e in che modo. Una premessa è d'obbligo: è molto semplice e comodo discutere delle ragioni israeliane e palestinesi seduti comodamente alla scrivania di uno stato lontano, che non vive i problemi e le tensioni costanti che vivono...

Le ipocrite e razziste posizioni de Ilfoglio su Israele

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A tutti coloro che difendono oggi le posizioni dello Stato di Israele (e ricordiamo che parlare di Israele è diverso dal parlare degli Ebrei come fedeli di una particolare religione), sostenendo che gli Arabi portano avanti posizioni indifendibili, si comportano da meri terroristi e in origine rifiutarono il piano del 1947 di partizione della Palestina in due stati, bene, a queste persone sarebbe il caso di ricordare quali furono i motivi per cui gli stati Arabi rifiutavano quel piano di spartizione (in un territorio in cui avevano visto una immigrazione forzata, da parte dei paesi occidentali, degli Ebrei). Per farlo mi avvalgo di una fonte in genere ritenuta neutra, Wikipedia . "La gran maggioranza degli arabi che vivevano in Palestina (vi sono delle eccezioni, quali il Partito comunista) e la totalità degli Stati arabi già indipendenti respinsero il Piano. Da principio essi rifiutarono qualsiasi divisione della Palestina mandataria, e reclamarono il paese intero. Sotto un p...