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Parlando di competenze: da Il nome della rosa al dibattito tra virologi durante la pandemia di Covid-19

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  Spesso nel dibattito pubblico sentiamo parlare di "competenti" e di "competenza"; quando, ogni anno, arrivano i risultati delle prove INVALSI, riparte sui media nostrani il ginepraio sulla perdita di competenze degli studenti, sulla scuola che non insegna, etc; ma anche in altro contesto si tira fuori il concetto di comeptenza, per esempio, chi è competente per parlare della pandemia? Chi per parlare della guerra in Ucraina? Forse quindi andrebbe meglio definito il concetto di competenza, allora, almeno agli occhi di chi, di questo concetto, ha un'idea tutto sommato vaga.  La competenza è il saper adoperare in contesti concreti abilità possedute e affinate e conoscenze acquisite. Proprio per questo la competenza è "plastica", mutevole, ed esiste solo in contesto. In realtà è sempre stato così, anche prima che venisse sviluppato il concetto di competenza: agli albori della scrittura il sapiente non era tale solo perché sapeva scrivere, ma perché con q...

Il problema della discussione sulla pandemia è in primo luogo un problema di metodo

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 Analizzando questi anni di narrazione e discorso sulla pandemia, mi sembra sempre più di poter trarre alcune conclusioni, spesso, lo ammetto, sconfortanti. La prima, la più importante, in prospettiva, è che la discussione sulla pandemia è in primo luogo caratterizzata da un problema di metodo. Difatti sui media, nell'azione politica, nelle discussioni da bar e da salotto televisivo la discussione sul Covid ha evidenziato la radicale tendenza della classe dirigente e della popolazione che l'ha espressa a ragionare in termini deduttivi o autoritari. Per accorgersi di questo dato occorre fare degli esempi e delle analisi.  Possiamo per esempio notare che più volte si è cercato di piegare la realtà a teorie prive di supporto nei dati o che limitavano la complessità della situazione. Diceva Paolini nel suo spettacolo ITIS Galileo, per descrivere l'atteggiamento dogmatico degli aristotelici del XVII secolo, "questa è la teoria, la realtà cortesemente si adegui". Per ca...

Due fallacie nella narrazione della pandemia

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Quello che segue è solo un esercizio di logica, non vuole essere né una presa di posizione politica, né il tentativo di sembrare un autorevole fonte sulla pandemia. Detto questo: A Trieste i contagi sono saliti a causa delle manifestazioni. Questa è una tipica fallacia, chiamata Cum hoc ergo propter hoc . In pratica si mettono in relazioni eventi che, sì, sono avvenuti in sequenza, ma non è detto che abbiano un nesso causale. Nello specifico, andiamo a spiegare dove sta la fallacia. Se la connessione fra i due fatti fosse quella che immediatamente appare, ciò porterebbe ad una contraddizione, ovvero, sarebbe l'assembrarsi in sé ad aver causato la crescita dei contagi. Questo però contraddice quanto osserviamo in altre circostanze: ad esempio ogni settimana gli stadi si riempiono di quantita simili di persone, senza che questo comporti picchi nel numero dei contagiati. Tanto per capirci, qui il problema è che la connessione tra i fatti è sicuramente più complessa e articolata, e, a ...

Dovevamo uscirne migliori, ne verremo fuori reazionari

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Foto: http://www.felicitapubblica.it/2020/09/14/ne-usciremo-migliori-dicevano/ Premssa, d'obbligo: questo post si fonda su percezioni, non su dati. Non ho dati sull'argomento; ho letto, sì,  qualche intervento di psicanalisti e psicologi, ma non ho nulla che confermi in maniera scientfica quanto affermerò nei prossimi paragrafi. Wittgenstein sosteneva fosse meglio non dire ciò di cui non si poteva parlare, ed è sicuramente vero; tuttavia mi permetto di esprimere qui un dubbio, che magari potrebbe alimentare future ricerche di persone ben più titolate di me. Nelle discussioni in classe, una cosa che mi pare emergere fra gli adolescenti e non solo, è il malessere. Non il malessere di cui tanto si sta parlando, la crisi degli adolescenti dovuta alla distanza e alla mancanza di relazioni sociali (malessere che non ho intenzione qui di sminuire, affatto). Mi  riferisco qui ad altro. Il malessere che sto osservando  è una sorta di fastidio strisciante. Fastidio verso cosa?...

La vergogna

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Francesco Cancellato su Facebook  Non si sconfigge una pandemia protestando perché non si vuole indossare una mascherina, e quella pantomima di libertà non è altro che il necrologio dell'intelligenza. Ma non si sconfigge una pandemia demandando semplicemente alla responsabilità dei cittadini. Non si sconfigge una pandemia senza programmazione. Invece la seconda ondata del Covid-19 pare coglierci di nuovo impreparati, evidenziando l'inettitudine di tutta la classe dirigente, quella che governa come quella che sta all'opposizione. Non si può arrivare a questo punto senza, per esempio, aver rafforzato l'organico del sistema sanitario nazionale, senza aver raddoppiato, come promesso, i posti nelle terapie intensive, senza aver realizzato nuovi reparti e finanziato l'acquisto dei macchinari. Non si può arrivare a questo punto senza aver potenziato il sistema di tracciamento dei positivi, e anzi, come fanno le regioni, chiedendo di dismetterlo di fatto, eseguendo i tampon...