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Per una nuova epistemologia della discussione

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Quando discuto con un novax o un riduzionista del Covid (ma anche fosse un fascista o un nazicomunista) capita sempre la stessa cosa: dimostrata con argomentazioni e profusione di fonti l'inadeguatezza o la falsità della altrui posizione, difficilmente l'interlocutore ammette il proprio errore. E questo capita anche se sono io a sbagliare, sia chiaro. Perché capita? Un po' è l'effetto di un bias cognitivo, il bias di conferma: di fronte a tante argomentazioni e ai dati vediamo e vogliamo vedere solo le informazioni che confermano la nostra opinione preconcetta. Un po' è poi l'effetto della sindrome di Dunning Kruger: se una persona è fin troppo incompetente su di un certo argomento semplicemente non può riconoscere quali informazioni sono vere e quali false fra quelle che gli sono proposte. Infine, però, credo ci sia anche un'altra cosa: la paura dello stigma, l'infamia dell'ammissione pubblica del proprio errore. Una società che ci vede ...

Ergo Proxy, Shukō Murase

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Ergo Proxy è un anime messo in onda in Giappone per la prima volta nel 2006. Regista e autore della serie è Shukō Murase. Questo anime si inserisce a pieno nel filone del cyberpunk orientale, intriso di una vena spirituale e con profondi legami con la filosofia occidentale. Protagonisti della vicenda sono Vincent Law e Re-Il Meyer, il primo immigrato in cerca di cittadinanza nella città-cupola di Romdo, l'altra nipote del reggente della città. Nella città-cupola un virus inizia a colpire gli autoReiv, gli androidi che vivono insieme agli uomini come loro servitori meccanici: gli androidi infetti scoprono la capacità di pensare autonomamente, mentre una serie di omicidi si sussegue. In città poi compare una figura dotata di poteri quasi divini, il Proxy. Re-Il e Vincent finiscono per dover fuggire dalla città, coinvolti nella serie di omicidi e di apparizioni del Proxy, fino alla scoperta che Vincent è proprio il Proxy, e che non è l'unico della specie. I proxy sono...

Sui social e la censura

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È di questi giorni la notizia che i principali social netork hanno inibito al presidente Trump l'uso dei propri profili, a seguito dei fatti di Capitol Hill. Subito, soprattutto la destra ha iniziato a parlare di censura, insinuando il complotto delle Big Tech che si arrogano il diritto di censurare le posizioni scomode o a loro non gradite. Ma le cose stanno davvero così? Per come la vedo io, il problema sta a monte e prima dei social network, ed è un problema in primis di analfabetismo digitale. Mi spiego: da anni ci si batte perché la rete internet sia considerata patrimonio universale e bene comune, in modo da garantirne un libero accesso a tutti. Di fatto la rete internet è una enorme (e fragile) infrastruttura che garantisce a pubblici (per esempio gli Stati con i loro siti e le loro app) e privati (per esempio Googlee, Facebook, Twitter) di offire all'utenza dei servizi. E qui casca l'asino, ovvero la confusione tra la libertà e pubblicità dell'infrastruttura e l...

La caduta di Gondolin, J. R. R. Tolkien

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La caduta di Gondolin di J. R. R. Tolkien, a cura del figlio Christopher Tolkien, è un racconto lungo, o meglio la storia delle diverse stesure di un racconto lungo, quello della caduta della città elfica di Gondolin per mano delle forze malvagie del valar Melkor; protagonista del racconto è Tuor, figlio di Huor, una delle figure cardine della mitologia tolkieniana, scelto dal valar Ulmo per preannunciare agli elfi l'imminente catastrofe o l'alternativa, il combattere contro il male che si è annidato nella Terra di mezzo. Tuor finisce così coinvolto in vicende che saranno al centro della storia della Prima era della Terra di mezzo, generando Earendel, colui che diverrà custode di uno dei Silmaril e che incarnerà la luce della Stella del mattino; a rimarcare la centralità della vicenda è anche il legame di parentela tra Tuor e Turin, colui che nel sistema mitico di Tolkien è destinato a sconfiggere definitivamente Melkor alla fine dei tempi, quando si compirà la volonntà di Iluv...

La voglia dei cazzi e altri fabliaux medievali, Alessandro Barbero

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La voglia dei cazzi e altri fabliaux medievali è un libro di Alessandro Barbero recentemente riedito da Edizioni Effedi. Si tratta di una raccolta di fabliaux medievali circolanti in area francofona e, parzialmente, nord italiana e germanica, accomunati dalla trattazione di un tema solo apparentemente scabroso per l'idea comune del Medioevo cristiano, ovvero il sesso vissuto come sessualità aperta e spontanea. La scelta dei fabliaux da parte dell'autore si pone quindi uno scopo: quello di ribaltare, o quantomeno correggere, uno dei luoghi comuni tramandati sull'epoca che convenzionalmente separa l'antichità classica dalla modernità, ovvero l'idea che la cultura cristiana impedisse di concepire la sessualità in maniera diversa dal puro peccato, da censurare e controllare in ogni circostanza e occasione. La larga circolazione di questi testi, a sfondo popolare e popolano, dimostrerebbe anzi come il tema del sesso, della burla, l'ostentazione dei genitali e dei do...

Le supplici, Eschilo

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J. W. Waterhouse, Le danaidi Come per i sette contro Tebe, anche la tragedia de Le supplici risulta al lettore moderno tra le opere minori di Eschilo. La tragedia raccontata della fuga ad Argo delle figlie di Danao, costrette supplici per evitare l'orrido matrimonio con i figli di Egitto. Sarà proprio Danao a perorare la causa delle figlie di fronte alla cittadinanza di Argo che, in nome della giustizia, prenderà sotto la propria custodia le donne. Ad abbassare il valore della tragedia è il suo appartenere ad un ciclo di cui non possediamo le rimanenti opere, e così il finale rimane ambiguo, con il sopraggiungere delle navi di Egitto a reclamare le spose per i propri figli. La tragedia è quindi solo denunciata ma non realizzata in quest'opera, questo comporta per noi lettori e spettatori moderni impossibilità di cogliere se non per cenni come si realizzerà la vicenda e quale ne sarà il significato ambiguo nella tragicità delle donne, giuste e al contempo ingiuste ne...

I sette a Tebe, Eschilo

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G. Silvagni, Eteocle e Polinice Rileggere l'opera Omnia di Eschilo dopo 2500 anni dalla sua stesura può risultare a tratti disarmante: è quello che succede per esempio leggendo tragedie come I sette contro Tebe o Le supplici, indubbiamente fra le opere di gusto e stile più arcaico fra quelle dell'autore. Nella prima di queste tragedie, opera legata al ciclo tebano (il cui eroe più conosciuto, per diversi motivi, è forse Edipo) assistiamo alla lotta tra i due fratelli, figli del personaggio che troverà grande successo nel ciclo sofocleo,cper il diritto al governo della città di Tebe, ereditato direttamente dal padre attraverso la sua maledizione. Difatti la tragedia di Edipo e prima ancora di suo padre si trasmette ai suoi figli che finiranno per uccidersi a vicenda in battaglia, lasciando solo alle sorelle il compito di piangerli mentre già si affaccia sul soglio del governo della città la figura di Creonte. In questa tragedia risulta chiaro come per Eschilo sia ind...