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La meritocrazia come cancro della società

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Di recente in Italia si è tornato a parlare tanto, e spesso a sproposito, di merito. Come ad alcuni è noto, il concetto di merito è effettivamente citato nella nostra Costituzione. Invece non compare la meritocrazia, che è a tutti gli effetti una distopia comparsa qualche tempo dopo la promulgazione della nostra legge fondamentale.  Riguardo alla meritocrazia, mi sento di affermare che essa è un cancro per la società moderna. Mi si obietterà che non si possono escludere la valutazione e la premialità del merito, perché il merito infatti consente di valorizzare le competenze alte in settori specialistici. Tuttavia criticare la meritocrazia non vuol dire negare il merito, infatti si può riconoscere il merito, specificando che l'aver acquisito merito in settori specialistici non vuol dire essere ontologicamente meritevoli, come persone, o l'esserlo in toto e per sempre. Uno dei rischi dela meritocrazia è infatti noto come sindrome Dunning-Kruger, ovvero la tendenza a sopravv...

Lezioni di propaganda, Edoardo Novelli

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  Lezioni di propaganda di Edoardo Novelli è un volume pubblicato nel 2010 per Le Monnier. Il titolo del volume può essere fuorviante: non si tratta di lezioni sulla propaganda, quanto di un'antologia di brani, tratti dalle opere di propagandisti, filosofi, pensatori e politici, che in qualche modo hanno a che fare al modo di fare e concepire propaganda da parte di questi autori. Il lettore che dovesse approcciarsi al libro come ad un manuale di propaganda, non troverebbe ciò che cerca fra queste pagine. Il lettore invece che volesse sapere cosa pensavano della propaganda, come andasse immaginata autori come Mazzini, Mussolini, Hitler e Malcom X, troverebbe in questo volume pagine scritti interessanti. Mancano però degli esempi di propaganda, ciò che più ci aspetterebbe: nessun discorso pubblico, nessun manifesto, nessun pamphlet. Solo riflessioni sparse. Preso per quel che è, quindi, si tratta di un libro interessante, ben scritto e documentato, con l'avvertenza di non farsi i...

Prima lezione di antropologia, Francesco Remotti

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 Prima lezione di antropologia, di Francesco Remotti, è un'opera pubblicata nel 2013 per l'editore Laterza.  In questo volume l'autore discute della definizione stessa, o meglio, delle definizioni di antropologia nel tempo e nello spazio. In seguito, dimostrati i diversi piani dello studio antropologico, Remotti esplica come il bisogno dello studio antropologico nascca dalla naturale incompletezza dell'uomo, e dal suo bisogno di rimediare alla sua incompletezza biologica attraverso lo sviluppo culturale. A questo punto vengono proposti una serie di esempi, quasi degli studi di caso, atti alla dimostrazione di merito e di metodo di quanto affermato precedentemente. In questo senso il volume, più che un'introduzione alla disciplina, è una dimostrazione di metodo.  Remotti ha l'abilità di introdurre alle questioni antropologiche ed etnografiche, in particolare, alla storia della disciplina e alle questioni tutt'ora aperte nel suo sviluppo. Alla lettura, la seco...

Epica e parodia: proemi a confronto da Omero ad Ariosto

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Mettere a paragone i  proemi di quattro grandi pomei epici può dirci tanto dell'evoluzione del genere, ma anche della temperie culturale che conduce alla stesura di quelle opere. Volendo tracciare un parallelo tra Omero, Virgilio e Ariosto, emergeranno differenze, similarità, echi, riprese e rovesciamenti che diranno tanto degli uomini e delle epoche. Partendo dall'Iliade, leggiamo:  Cantami, o Diva, del Pelíde Achille L’ira funesta che infiniti addusse Lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco Generose travolse alme d’eroi, E di cani e d’augelli orrido pasto Lor salme abbandonò (così di Giove L’alto consiglio s’adempía), da quando Primamente disgiunse aspra contesa Il re de’ prodi Atride e il divo Achille. Il proemio dell'Iliade nella celeberrima traduzione del Monti permette di osservare quello che a partire dal testo omerico diverrà il canone del proemio epico: l'invocazione alla musa ispiratrice e la rievocazione dei fatti salienti dell'opera (o, in questo cas...

Lettera ad una professoressa, Lorenzo Milani

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Lettera ad una professoressa (1967) di don Lorenzo Milani è un'opera di saggistica che colpisce gli insegnanti che la leggano, oggi come ieri. Colpisce dell'opera la lucida analisi che mette in relazione la dispersione scolastica e condizioni sociali di partenza degli studenti - aspetto tutt'oggi trascurato da molti critici del sistema scolastico  -, evidenziando come gli stessi risultati scolastici dipendano spesso dalle condizioni di nascita e dai risultati attesi dagli insegnanti: se oggi anche in Italia si parla largamente di distorsioni della valutazione, di effetto alone, di iperstereotipia e di effetto Pigmalione è anche per l'impatto che l'opera di Milani ha avuto. Ne viene fuori un mondo degli insegnanti che nel nostro paese, ieri, più che ambire a modificare la realtà che lo circondava, ne dava notarilmente conferma: il poverò è ignorante perché il povero è ignorante e non può essere altrimenti. Gianni è milioni La scuola ha un problema solo. I ragazzi che...

Epica e parodia: Orlando e Aiace

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Quando nel 1516 Ludovico Ariosto conclude la prima edizione dell'Orlando furioso, la crisi che caratterizzerà Italia ed Europa tra Cinquecento e Seicento è agli inizi. In Italia è già avvenuta la discesa dell'invasore francese; la scoperta delle Americhe sta iniziando a spostare il baricentro economico verso le coste oceaniche; di lì a breve a Wittenberg compariranno le 95 tesi di Lutero. In questo contesto, Ariosto riprende una tradizione, quella epico-cavalleresca, tornata alla luce in Italia nel secolo precedente. L'epica cavalleresca tentava di tenere assieme la tradizione cortese e lla riscoperta dell'epica classica; questo amalgama si inverava nell'ideale umanistico dell'uomo misura di tutte le cose perché immagine e somiglianza di Dio, rappresentato dagli eroi protagonisti dei canti. Orlando in primis. Quando però Ariosto mette mano al genere è ormai difficile credere ciecamente a questo ideale: troppi eventi hanno messo in discussione l'idea che inte...

Memorie di Adriano, Marguerite Yourcenar

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 Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar esce per la prima volta nel "lontano" 1951. Il romanzo riprende il filone del romanzo storico, figlio di profondo studio della letteratura storiografica a cui l'autrice può attingere.  Il romanzo, scritto in prima persona, assume la forma di una lunga lettera dell'imperatore morente al futuro imperatore Marco Aurelio. Attraverso questa scrittura all'apparenza intima e personale l'autrice traccia un quadro della Roma del II secolo d. C. all'apice della sua forza e della sua grandezza, sotto l'imperatore che più a lungo, dopo Ottaviano, ne aveva saputo fino a quel momento garantire la pace. Al contempo il romanzo disegna il profilo dell'imperatore e in questo maggiormente si osserva la distanza tra la cultura storiografica dell'autrice e gli studi più recenti su Adriano e sulla sua epoca. Ugualmente Yourcenar non può attingere a tante conoscenze sulla cultura materiale romana che affioreranno dagli stud...