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Fonte dell'immagine: https://www.campifascisti.it/mappe.php?all=on&17=on&1=on
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Faccio molta fatica ad accettare l'idea di una "memoria condivisa", perché la memoria, come ogni storico sa, è di per sé fragile e spesso fallace. A me non interessa la memoria, a me interessa la Storia. E la Storia ci ricorda che i crimini dei partigiani, che ci sono stati, non hanno avuto lo stesso peso e numero dei crimini fascisti. La Storia ci ricorda che l'Italia fascista ha dato il suo contributo alla discriminazione e alla segregazione razziale già a partire dal 1936, prima dell'alleanza con Hitler, e che ha edificato e mantenuto campi di concentramento in tutto il suo territorio, colonie comprese, e nei territori conquistati: eccoveli i 150 campi di concentramento fascisti. La Storia ci ricorda che l'orrore delle foibe e delle violenze sul confine orientale, terribile e incancellabile, comincia prima del 1943, comincia per esempio a Rad, comincia in luoghi in cui chiunque abbia voluto farsi impero ha sottomesso e discriminato le etnie sgradite e i gruppi politici ritenuti pericolosi, e questo l'hanno fatto gli austriaci prima, gli italiani poi, gli slavi infine. La Storia non è la memoria, perché la memoria è di parte, anche quando si spaccia per condivisa, perché non può essere altrimenti. La memoria ha molto più a che fare con ciò che vogliamo o non vogliamo ricordare, ma la ricerca storica è altra cosa.
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