le intermittenze della morte, José Saramago
Le intermittenze della notte è un romanzo pubblicato da José Saramago nel 2005, originariamente in portoghese con il titolo As Intermitências da Morte. Opera della piena maturità dell'autore — Saramago aveva già ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura nel 1998 — il romanzo si inserisce nel filone della narrativa filosofica e allegorica che caratterizza gran parte della sua produzione.
La prima parte del romanzo si apre con una premessa tanto semplice quanto destabilizzante: in un paese immaginario — ma con tratti geografici e culturali che rimandano inequivocabilmente alla penisola iberica — la morte smette improvvisamente di funzionare. Nessuno muore più. Saramago costruisce questa sezione con uno stile ironico e tagliente, quasi da cronaca grottesca: la reazione dello Stato di fronte all'imprevisto è spiazzata e spiazzante al tempo stesso. Le istituzioni si trovano a dover gestire una situazione per cui non esiste manuale: le pompe funebri vanno in crisi, le assicurazioni sulla vita diventano oggetto di contenziosi kafkiani, la Chiesa cattolica entra in panico teologico perché senza morte non c'è resurrezione, e quindi niente salvezza, niente senso. Nel frattempo gli ospedali si riempiono di malati che non guariscono ma non muoiono, le famiglie si trovano a dover accudire anziani in condizioni disperate senza alcuna prospettiva di fine, e ben presto emerge un mercato clandestino — la maphia, come la chiama Saramago con deliberata ironia ortografica — che si occupa di portare i morenti oltre il confine, dove la morte funziona ancora regolarmente. La satira istituzionale e sociale è feroce, ma mai pesante: Saramago la maneggia con la leggerezza di chi sa che il ridicolo dice spesso più del tragico.
La seconda parte del romanzo cambia registro in modo radicale. La morte entra in scena come personaggio — con la minuscola, scelta stilistica non casuale — e comincia a inviare lettere di preavviso alle proprie vittime, avvisandole con una settimana di anticipo della loro fine imminente. Ma una lettera torna indietro: il destinatario, un anonimo violoncellista, sembra sfuggire inspiegabilmente al suo potere. La morte lo segue, lo osserva, e inevitabilmente se ne innamora. La narrazione diventa via via più surreale, sospesa tra favola e allegoria, e Saramago conduce il lettore verso un finale che è insieme beffardo e malinconico, in cui la morte rinuncia al suo ruolo — almeno per una notte — per la prima e unica volta.
A tenere insieme queste due metà così diverse è lo stile inconfondibile di Saramago. La sua prosa procede normalmente con un ritmo spezzato e ironico, cadenzato da osservazioni laterali e digressioni sarcastiche che sembrano quasi a voce alta. Ma poi, senza preavviso, la punteggiatura scompare: le frasi si affastellano in lunghe sequenze di coordinate, i dialoghi si fondono nella narrazione senza virgolette né trattini, il testo scorre come un flusso di coscienza che travolge il lettore e lo costringe a rallentare, a rileggere, a stare dentro la lingua invece di usarla come trasparente veicolo di trama. È una scelta stilistica che in Saramago non è mai fine a se stessa: quella prosa che si fa densa e inestricabile è il correlativo formale di una realtà che perde i suoi contorni, in cui le certezze — anche quella fondamentale della morte — vacillano.
Le intermittenze della notte è un'opera matura, godibile e filosoficamente ricca. Eppure, nel confronto con altri romanzi di Saramago, mostra qualcosa di meno definitivo. Il Vangelo secondo Gesù Cristo aveva la forza di una riscrittura sacrilega e necessaria, capace di rimettere in discussione secoli di narrazione religiosa con un coraggio raramente visto in letteratura; Caino, romanzo tardo e per certi versi testamentario, spingeva quella stessa operazione fino all'estremo con una radicalità quasi brutale. Le intermittenze della notte è più leggero, più giocoso, e forse proprio per questo meno capace di lasciare il segno in profondità. Non è un difetto: è una scelta. Ma chi si avvicina a Saramago per la prima volta farebbe bene a cominciare altrove. Chi lo conosce già troverà in questo romanzo un autore che si diverte con le proprie ossessioni — la morte, il potere, la natura umana — con la grazia di chi non ha più nulla da dimostrare.
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