Ogni tanto senti parlare i potenti, e nel tuo piccolo, t'incazzi. Perché va bene tutto, è sacrosanto pensare che l'Italia vada riformata, profondamente. Ma poi, chi ha il culetto parato, dovrebbe smettere di pensare che la flessibilità del lavoro debba per forza coincidere con la perdita dei diritti sociali, che la flessibilità debba coincidere con una precarizzazione estrema del lavoro. Sfido Marchionne, i tanti rappresentanti del mondo industriale, a farsi un anno, un anno solo, da co co pro, da operai, da precari della scuola. Sfido i potenti italiani a confrontarsi sui problemi veri, invece di perdere tempo per trovare un modo per non fare processare Berlusconi. Perché quando si parla di flessibilità bisognerebbe tornare, forse, a ciò che Biagi intendeva per vera flessibilità, anziché cavalcare quella riforma del lavoro solo quando bisogna osteggiare la sinistra. Perché flessibilità vuol dire processo d'istruzione permanente, capacità di formare anche nella maturità nuo...