Ex cattedra, Domenico Starnone
Ex cattedra, di Domenico Starnone, è un reportage che nasce dalla raccolta degli scritti dell'autore pubblicati settimanalmente su Il Manifesto tra il 1985 e il 1986. L'autore, Domenico Starnone, all'epoca insegnante di lettere, tratteggia settimana per settimana lo svolgimento dell'anno scolastico in un istituto superiore di periferia, tra studenti disinteressati agli insegnamenti dei docenti, ma non stupidi, e professori alla ricerca di un senso nel nonsenso di quello che fanno. Il tutto avviene in un anno particolare, mentre i movimenti studenteschi sembrano riprendere forza, fino all'occupazione dell'istituto, e fuori, nel mondo reale, avvengono cose enormi, come la guerra tra USA e Libia e la tragedia di Chernobil, con i suoi strascichi radioattivi.
Il timbro del romanzo è quello del tragicomico: non c'è nulla di non serio nelle battaglie, nelle emozioni, nelle gioie e nei dolori che i diversi personaggi raccontati attraversano, ma ciascuno di loro attraversa questo mondo in maniera totalmente impotente e disincantata, al confine con il nonsense: il prof. Starnone e il prof. Vivaldi, sempre dalla parte degli studenti, certo, ma nel frattempo presi da un amore non finito, quello per la prof.ssa Taddeo, o dall'impossibilità di lasciare il segno nella vita degli studenti, una vita che in ogni caso scivolerà via e si realizzerà davvero solo lontano dagli insegnanti; i Menegozzi, i prof. di religione che riescono ad essere più importanti e indisponenti di qualsiasi altro loro collega; i precari eternamente precari; i docenti vecchio stampo, come Sparanise con il suo «C'è chi è nato per zappare e chi è nato per studiare»; il preside e la sua ignoranza che si esprime nel suo becero motto «Cari colleghi, non facciamo poesia»; poi ci sono proprio loro, gli studenti, i Di Marco, i Timballo, i più svegli, i più pronti alla vita reale e allo stesso tempo pluribocciati dalla scuola; le Martinelli, brave ragazze ma destinate all'abbandono e alla vita subordinata ad un maschio decerebrato che le ha ingravidate; i Segarelli, quelli che non hanno bisogno degli insegnanti perché al 9 ci arriverebbero comunque, ma che sviluppano un'idealizzazione dei propri professori, che segretamente li odiano perché in loro rivedono tutti i sogni che verranno infranti come sono stati infranti i loro; le Menegozzi, colte, consapevoli di loro stesse, refrattarie alla struttura vuota di una scuola che vuole incasellare tutti in giudizi asfittici.
La scuola raccontata da Starnone è allo stesso tempo lontana anni luce da quella attuale e incredibilmente identica: lontana anni luce perché, rispetto a quegli anni, nella scuola è entrata tanta tecnologia, così se nel racconto dell'autore si parla dei primi corsi sull'uso del computer a scuola, oggi discutiamo dell'uso delle intelligenze artificiali in classe; a scuola poi è entrato tanto linguaggio pedagogico e pseudopedagogico, sono comparse e spparite diverse mode didattiche; tuttavia la scuola di Starnone appare identica alla scuola attuale nei tipi umani che la frequentano: quegli studenti che non trovano un senso in quello che studiano, ma anche negli insegnanti che o trovano un senso in quello che insegnano a prescindere delle persone a cui rivolgono le proprie parole, tanto da chiedere sempre e comunque la bocciatura per tutti e da essere refrattari ad ogni cambiamento e alla pedagogia, o che al contrario non trovano più un senso in quello che la scuola fa perché il senso è fuori, in una realtà a cui la scuola sembra refrattaria e verso cui si vuole chiudere.
Dal romanzo di Starnone è stato tratto il film La scuola, con Silvio Orlando e Anna Galena (qui una scena), splendido, in particolare per l'intrpretazione di Orlando, che personalmente considero uno dei migliori attori italiani ancora in attività. Tuttavia tra libro e film, oltre agli adattamenti di sceneggiatura, c'è una profnda differenza: l'aspetto "politico" della vita scolastica non emerge nel film: i ragazzi che a modo loro si interessano o si preoccupano per quello che accade fuori, nel mondo, o i docenti che tengono seminari, che si organizzano nei sindacati, il ragionamento sui mali della scuola e del precairato spariscono o quasi nel film. Rimagono i tipi umani, è vero, così ben tratteggiati, ma, ed è importante, libro e film non si equivalgono, sono due sperienze sconnesse, non alternative, entrambe più che consigliate.
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