Insegnare a insegnare a scrivere prompt: una risposta ad un post di Matteo Zenoni




Giorno 16 gennaio Matteo Zenoni, uno dei migliori italianisti tra quelli che lavorano nella scuola pubblica italiana, ha postato sul suo blog un lungo e articolato post sui rischi e i limiti dell'applicazione dell'IA nella scuola secondaria1.
Ora, dato che nutro una grande stima per il collega, con cui mi sono confrontato più volte in privato su questo come su altri temi, mi sembra giusto qui porre le mie considerazioni su quanto ha egli scritto. Considerazioni che nascono da qualche anno di studi su questo argomento e sul digitale a scuola da un punto di vista tecnico e pedagogico, nonché dall'esperienza di formatore per docenti della scuola secondaria di secondo grado.
Zenoni, da buon critico qual è, adotta unno stile narrativo per introdurre il tema in discussione, per poi svilupparlo con argomentazioni sempre più serrate: l'esperienza del docente in questa fase dell’anno scolastico è l'improvvisa apparizione, quasi un'epifania, di decine di mail, provenienti dai più diversi editori, che propongono webinar e corsi di formazione sui temi più disparati con lo scopo di avvicinare gli insegnanti ai loro prodotti editoriali, libri di testo, portali didattici.
Nell'esperienza di Zenoni però mai come quest'anno queste mail hanno riguardato l'introduzione dell'IA nella scuola. Per l’autore, mi sembra di poter dire, si tratta di una proposta che soffoca la proposta di formazione disciplinare e che non nasce da una reale esigenza didattica, quanto semmai dalla moda del momento, una bolla che nasce forse fuori dai social ma che sui social si diffonde, sotto la spinta probabilmente dalle aziende produttrici. Mi permetto di dissentire: certamente non occorre tapparsi gli occhi con delle fette di prosciutto e nasconderci che dietro l’offerta di formazione c’è una esigenza aziendale, ma mai come in questo caso si tratta soprattutto della risposta ad un obbligo normativo (oltre che pratico): le linee guida ministeriali sull'introduzione dell'IA nella scuola, che fanno seguito alla copiosa documentazione prodotta dall'Unione Europea, sia in merito alle esigenze pedagogiche, sia riguardo ad aspetti più propriamente regolativi per quanto riguarda per esempio l'uso dei dati personali dei minori da parte delle scuole e delle aziende produttrici, le suddette linee guida, si diceva, riprendendo l'AI Act, obbligano il datore di lavoro a fornire la formazione necessaria all'alfabetizzazione diffusa sull'uso delle IA. Questo obbligo nasce peraltro proprio per evitare ed insegnare ad evitare l’uso inconsapevole, distorto e potenzialmente pericoloso di queste tecnologie, e quindi questa proposta risponde (o dovrebbe rispondere) all’esigenza di dare una formazione quanto più compatibile con le esigenze dell’agenzia educante per eccellenza, la scuola. Zenoni sostiene che questa formazione spinga in maniera acritica all’adozione dell’IA, in un contesto peraltro inadeguato da un punto di vista della disponibilità di device da parte degli studenti, con il conseguente rischio di acuire il già annoso problema del digital devide. Sono molto d’accordo con Zenoni quando afferma che le normative adottate in Italia sull’uso dei device elettronici sono contraddittorie, anche perché scarsamente fondate su quello che dicono i dati e formulate su visioni ideologiche che non valutano il loro reale impatto (ne ho parlato per esempio qui2 e qui3). Credo che invece il ragionamento sull’accettazione acritica dello strumento IA nasca da un fraintendimento: tale accettazione c’è già, è nei fatti, dato che ogni rilevazione disponibile ci dice che la quota di studenti nei paesi OCSE che usa l’IA non scende sotto l’80% e più realisticamente si aggira intorno o sopra il 90% del totale4 mentre in Italia la quota è sicuramente non inferiore all’80%5. Insomma, la formazione di cui si sta discutendo non è non vuole essere la causa di un problema, vuole semmai essere una risposta ad un cambiamento di stato che la scuola non può non osservare. Che lo faccia bene o male, questo è certamente un altro discorso.

Il vero nodo della questione per Zenoni, mi sembra, è che a suo parere l'integrazione acritica e pervasiva dell'Intelligenza Artificiale nella didattica scolastica rischia di sostituire l'insegnamento di competenze fondamentali (come argomentare, comprendere testi complessi, scrivere e riassumere) con il mero addestramento all'uso dell’IA, impoverendo di conseguenza il pensiero e l'apprendimento degli studenti. Come già detto, però, questa affermazione è già parzialmente smentita dalla realtà, visto che l’IA (forse sarebbe meglio chiamare più correttamente questi strumenti LLM, dato che le IA sono anche tanto altro, ma per comodità continuerò con la sigla più diffusa) già c’è ed è pervasiva a prescindere dalla scuola, e alla scuola semmai spetta spiegarne l’uso critico, cosa però impossibile da fare se sono i docenti stessi a non conoscere lo strumento e a rifiutarne non dico l’implementazione, ma quanto meno una conoscenza fondata; la visione proposta da Zenoni appare più spinta da una lettura ideologica della questione, che riguarda il rapporto che secondo l’autore la scuola deve tramandare tra individuo e testo, e che a suo parere l’implementazione delle IA non permetterebbe o ridurrebbe. Zenoni infatti sostiene sostanzialmente che la funzione principale di molte AI educative è evitare il contatto diretto con testi complessi, fornendo materiali già elaborati come riassunti, mappe e infografiche. Il riferimento più volte esplicitato è NotebookLM di Google, anche se, in realtà, di piattaforme IA dedicate alla scuola ce ne sono diverse e gli usi delle IA nella didattica sono molto più numerosi rispetto a quelli offerti da NotebookLM: per guardare solo ad esempi di implementazione praticati in Italia, di diversa qualità e natura, si leggano i numeri di BRICKS dedicati alla questione, come il numero 7 del 20256, o, andando indietro, il terzo numero del 20237, il quarto del 20248, o il quinto del 20259; ancora una valida lettura possono essere i contributi pubblicati su La Ricerca 2510; per applicazioni didattiche che riguardano il mondo dell’insegnamento classico, si guardi al recente volume Antico & IA. Intelligenze artificiali e didattica del mondo antico: Riflessioni e proposte, a cura di Gianfranco Mosconi11. Insomma, il tranello in cui cade qui Zenoni è quello di generalizzare l’uso che lui conosce delle IA con tutti gli usi possibili delle IA. Così da una parte lo stesso autore deve riconoscere che l'operazione di semplificazione o adattamento dei testi da parte dell’IA può essere proficua per gli studenti con Bisogni Educativi Speciali (BES) e Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA), favorendo l'inclusività, per tuttavia poi concludere che la pedagogia specializzata indica che strumenti come mappe e schemi sono più efficaci se creati dagli studenti stessi, in base al proprio stile di apprendimento, non se generati passivamente da un software. Sono affermazioni fondate, ma non centrano il punto su ciò che si può o non si può fare con l’IA a scuola, e non centrano neanche il punto su ciò che è proficuo che un insegnante chieda di fare e faccia con l’IA a scuola. Ha infatti perfettamente ragione Zenoni quando sostiene che l'abitudine generalizzata a studiare su materiali pre-digeriti dall'AI, anche se pensata per alcuni, finisce per allontanare tutti gli studenti dalle fonti dirette, ma spetta proprio all’insegnante guidare questo uso, che oggi è già invalso, e a cui semmai l’insegnante dovrà fornire un argine all’occorrenza, dei margini di manovra ragionevoli e pedagogicamente fondati dall’altro. Citando Serianni, Zenoni spiega che abdicare a compiti cognitivi fondamentali come riassumere, sintetizzare e schematizzare, delegandoli all'AI, depotenzia e atrofizza le competenze di comprensione e analisi degli studenti. Qui però bisogna di nuovo specificare: quell’abdicazione è già in atto, e semmai spetta alla scuola spiegare come e perché gli studenti possono e devono fare un uso consapevole dello strumento; non esistono inoltre ad oggi realmente dati forniti da un campione significativo di studenti che possano davvero dirci se questi presunti danni (o i benefici) forniti dall’introduzione dell’uso delle IA a scuola in maniera regolamentata abbiano un impatto significativo e duraturo di per sé, anche se le prime metaanalisi sono più che incoraggianti.
Zenoni poi adopera un argomento largamente diffuso nella critica all’introduzione delle tecnologie digitali a scuola e, ora delle IA: questo processo di allontanamento dal testo scritto, causato dalle tecnologie digitali e ora dalle IA, e dalla sua elaborazione attiva contribuisce a un progressivo e osservabile impoverimento lessicale degli studenti, che a sua volta impoverisce la loro capacità di pensiero. Anche su questa affermazione sarebbe il caso di andarci cauti: come detto è ancora troppo presto per osservare su un numero significativo di studenti il reale impatto delle IA, anche se alcuni pattern linguistici certamente iniziano ad essere riconoscibili (ne ho parlato qui12); alcuni studi interessanti in realtà mostrano un impatto positivo sulla competenza di lettura negli alunni con maggiori difficolta13; un volume molto interessante per conoscere la reale evoluzione della scrittura degli studenti nell'epoca del digitale è Come cambia la scrittura a scuola14, di IPRASE con i suoi successivi quaderni15; ancora più di recente abbiamo assistito alla pubblicazione degli esiti del progetto Come scrivevamo, dell’Università di Bologna, a cura del linguista Matteo Viale, che ha smentito molti dei luoghi comuni sul peggioramento della scrittura degli studenti italiani nel tempo. In ultimo, mi permetto di dire, anche a voler accettare l’osservabilità di un peggioramento delle conoscenze lessicali, vale sempre il principio che correlazione non vuol dire causazione: spetterebbe a chi sostiene che l’IA sia la causa di questo peggioramento la dimostrazione dell’affermazione.

Successivamente Zenoni afferma che l'uso comune dell'AI da parte degli studenti non è finalizzato allo sviluppo dello spirito critico, ma è un uso superficiale per ottenere risposte facili, che genera una 'impressione di conoscenza' (epistemia) invece di un sapere autentico (episteme). Qui viene toccato un punto fondamentale, che è giusto chiarire. Il concetto di epistemia è stato introdotto dal prof. Quattrociocchi e dal suo team di ricerca nel suo fondamentale contributo Epistemological Fault Lines Between Human and Artificial16. Epistemia: “ We define Epistemia as the structural condition in which linguistic plausibility substitutes for epistemic evaluation. It designates a regime in which systems produce answers that are syntactically well-formed, semantically fluent, and rhetorically convincing, without instantiating the processes by which beliefs are normally formed, tested, and revised. The user experiences the possession of an answer without having traversed the cognitive labor of judgment”. In pratica l’epistemia corrisponde alla condizione di chi ha la percezione di aver acquisito una conoscenza senza però avere attraversato le fasi di acquisizione di conoscenza che prevedono un giudizio di valore sulle fonti e le informazioni; l’acquisizione di conoscenza qui invece appare determinata dalla plausibilità di un testo fluente, coerente e coeso fornito da una LLM a cui viene delegato il giudizio di valore. Peraltro, per chi è del settore, il concetto di epistemia si può facilmente associare alla pareidolia semantica di cui parla Floridi17 ("our tendency to attribute consciousness, intelligence, and emotions to AI systems that lack these qualities") e apre spazi di riflessione sull’idea dell’atto cognitivo midtended proposto da Barandiaran e Perez-Verdugo. Anche qui però mi sembra che il post Zenoni pecchi di ipersemplificazione (forse a partire dalla sua fonte, un articolo di Wired18), dato che lo stesso Quattrociocchi in successivi e recenti interventi ha specificato che l’epistemia definisce una condizione, e che questa condizione è di per sé neutra; sta al decisore politico prima, all’utente finale poi decidere criticamente quando questa delega del giudizio definita dalla condizione dell’epistemia può essere utile o addirittura necessaria, quando preoccupante o addirittura dannosa. Del resto, la storia dell’uomo e del suo rapporto con la tecnologia è fatto di deleghe di atti cognitivi e performativi a strumenti esterni al suo corpo (di nuovo, si legga Generative midtended cognition and Artificial Intelligence19 per farsi un‘idea della questione) E quale agenzia educante, se non la scuola, può e deve dare una prima formazione su un tema così cruciale?

Una parte del post di Zenoni su cui invece mi trovo d’accordo è quella in cui l’autore afferma la sua opposizione ad una posizione abbastanza diffusa e per certi aspetti arrendevole: alcuni docenti suggeriscono di adattare la didattica, smettendo di valutare i contenuti (facilmente reperibili con l'AI) per concentrarsi su competenze di livello superiore come l'interpretazione e la problematizzazione. Qui ha ragione Zenoni: le competenze di alto livello come l'interpretazione non possono esistere senza un solido substrato di conoscenze e abilità di base; il rischio qui è di adottare un tipo di approccio didattico che avvantaggia solo una minoranza di studenti già dotati di spirito critico e autonomia, penalizzando la maggioranza che ha bisogno di costruire le basi e raggiunge livelli sufficienti o buoni. Però a questo ragionamento manca la domanda consequenziale: per evitare questa discriminazione di fatto, cosa deve fare l’agenzia educativa? La domanda reale da porsi non è se adottare o meno l’IA, che già è parte delle nostre vite, ma come adottarla e insegnarla.

Zenoni poi adopera un altro argomento a sostegno della propria tesi: esisterebbe un'ipocrisia di fondo nel promuovere un uso massiccio dell'AI, una tecnologia ad alto consumo energetico e idrico, mentre si insegnano i principi della sostenibilità ambientale. Tuttavia, dato il tema evidentemente scottante, andrebbero adoperati dati aggiornati. Per essere chiari, l’impatto sui consumi energetici dell’IA è indubbiamente significativo, ma quanto? Secondo Google20 per l’elaborazione di una risposta ad un prompt medio richiesto a Google Gemini l'IA utilizza 0,24 wattora (Wh) di energia, emette 0,03 grammi di anidride carbonica equivalente (Co2e) e consuma 0,26 millilitri d’acqua, un impatto energetico per prompt che equivale a guardare la tv per meno di nove secondi. Un consumo alto? Certo, ma per esempio il consumo energetico delle IA21 è oggi comparabile con il consumo del mercato dei videogiochi22 verso il quale non nutriamo lo stesso scandalo, parlando semmai, e giustamente, anche di una forma di espressione artistica o di intrattenimento.

Alla luce di quanto detto, mi pare di poter tornare a quanto espresso sopra: il post di Zenoni nasce da una comprensibile posizione ideologica (e uso qui il termine ideologica in maniera del tutto neutra): il rapporto personale e individuale, oltre che cognitivo, tra lettore e testo, tra scrittore e testo. Anche in Italia è in corso un sentito dibattito sulla questione dell’autorialità nell’uso dell’IA (ne ho già parlato qui23, qui24 e qui25) una forte spinta al dibattito l’ha data l’introduzione del concetto di distant writing con l’IA formulato da Floridi26. È chiaro che qui Zenoni sta innanzitutto difendendo una visione del rapporto con il testo, già dalle sue forme scolastiche, e con l‘IA che in realtà ci dice tanto di noi e della nostra cultura, una cultura che fonda una parte considerevole del suo sviluppo sul concetto di individuo. Francesco D’Isa ha di recente analizzato nei commenti su Facebook27 ad un suo articolo28 i reali sviluppi della corsa all’IA osservando che quella parte di mondo meno legata al concetto di individuo è quella che sta vincendo la corsa all’IA, e, al contrario della nostra percezione comune, non è l’Occidente. Tornando sul tema, è molto comprensibile perché per Zenoni ” Insegnare a scrivere prompt” sia quanto mai riduttivo: ai suoi occhi una macchina (antropomorfizzata?) si sostituisce all’individuo nell’atto cognitivo. Eppure per tutto quello che abbiamo detto sopra, questa visione è semplicistica: la macchina non fa nulla senza la richiesta dell’uomo, la macchina è di per sé uno strumento, adoperarla bene o male, in maniera accurata o sciatta, consapevole o inconsapevole, spetta all’individuo; individuo che deve essere consapevole che nel compiere un atto cognitivo con lo strumento delle IA (ma, di nuovo, per tutte le tecnologie citate sarebbe meglio parlare di LLM) sta adoperando uno strumento che non è semplicemente passivo, ma non è neanche attivo nella stessa forma con cui si realizza un atto cognitivo in un contesto di socialità umana (è, cioè, midtended); uno strumento che pare avere una coscienza della realtà, ma che è semplicemente programmato per simulare la conoscenza di contenuti (pareidolia semantica); uno strumento a cui deleghiamo qualcosa, come tutti gli strumenti che abbiamo adoperato da quando scheggiamo pietre o anche prima, ma che può indurre ad una conoscenza da problematizzare perché non fondata sul giudizio di valore legato al processo di acquisizione della conoscenza (epistemia). Ma se non è la scuola ad adoperarsi per fare acquisire questa conoscenza critica nell’uso delle IA, chi deve farlo? Se non è la scuola a mettere in discussione il come l’IA viene adoperata, fornendo strategie, come quella del man with the machine di Trinchero29 o quelle per l’acquisizione del pensiero critico proposte da Alotto30, chi deve farlo?

 


1  https://profmatteozenoni.com/2026/01/16/insegnare-a-scrivere-prompt-questo-il-futuro-della-scuola/

2  https://libramenteblog.blogspot.com/2025/06/il-divieto-degli-smartphone-nella.html

3  https://libramenteblog.blogspot.com/2025/09/una-riflessione-su-la-responsabilita.html

4  https://programs.com/resources/students-using-ai/#students-ai-usage

5  https://www.nucamp.co/blog/coding-bootcamp-italy-ita-education-the-complete-guide-to-using-ai-in-the-education-industry-in-italy-in-2025

6  https://www.rivistabricks.it/2025/12/22/07-2025-digitale-e-ia-per-lapprendimento-delle-lingue/

7  https://www.rivistabricks.it/2023/09/24/03-2023-intelligenza-artificiale-e-didattica/

8  https://www.rivistabricks.it/2024/06/21/03-2024-lintelligenza-artificiale-nella-scuola-al-servizio-della-creativita-della-personalizzazione-e-dellinclusione/

9  https://www.rivistabricks.it/2025/06/22/05-2025-lintelligenza-artificiale-come-tutor-a-disposizione-degli-studenti/

10  https://laricerca.loescher.it/la-ricerca-25/

11  http://www.fedoabooks.unina.it/index.php/fedoapress/catalog/book/718

12  https://libramenteblog.blogspot.com/2026/01/due-tracce-della-diffusione-della.html

13  https://jurnal.itscience.org/index.php/ijeal/article/view/6761

https://oiccpress.com/jntell/article/view/8353 

https://www.nature.com/articles/s41599-025-04787-y

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0360131524002380 

14  https://ojs.unito.it/index.php/ricognizioni/article/view/6794

15  https://www.iprase.tn.it/pubblicazioni/working-paper/come-cambia-la-scrittura-scuola-quaderno-n-2-prima-parte-aspetti

https://www.iprase.tn.it/pubblicazioni/working-paper/come-cambia-la-scrittura-scuola-quaderno-n-2-seconda-parte-aspetti

https://www.iprase.tn.it/pubblicazioni/working-paper/come-cambia-la-scrittura-scuola-quaderno-n-2-terza-parte-morfosintassi

https://www.iprase.tn.it/pubblicazioni/working-paper/come-cambia-la-scrittura-scuola-quaderno-n-2-quarta-parte

16  http://arxiv.org/abs/2512.19466

17  https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=5309682

18  https://www.wired.it/article/epistemia-illusione-conoscenza-chatbot/

19 https://xabier.barandiaran.net/wp-content/uploads/2024/11/barandiaran-and-perez-verdugo-2025-generative-midtended-cognition.pdf

20  https://cloud.google.com/blog/products/infrastructure/measuring-the-environmental-impact-of-ai-inference/

21  https://www.iea.org/reports/energy-and-ai/executive-summary

22  https://www.reddit.com/r/aiwars/comments/1pw19mf/the_environmental_impact_of_ai_has_been_compared/?tl=it

23  https://libramenteblog.blogspot.com/2026/01/provando-mappare-intelligenze.html

24  https://libramenteblog.blogspot.com/2026/01/provando-mappare-note-su-letteratura-e.html

25  https://libramenteblog.blogspot.com/2026/01/provando-mappare-allombra-degli.html

26  https://link.springer.com/article/10.1007/s11023-025-09732-1

27  https://www.facebook.com/photo/?fbid=10225187767079910&set=a.3714440798246

28  https://www.the-bunker.it/rubrica/il-mondo-e-diviso-a-meta-sulle-ia/

29  https://www.ledonline.it/index.php/ECPS-Journal/article/view/6572

30  https://medium.com/la-scuola-che-non-c%C3%A8

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