Roggero è la vittima di chi ha predicato l'equivalenza tra legittima difesa e vendetta

Immagine: Il Messaggero

Il gioielliere Roggero è stato condannato definitivamente a più di 14 anni di carcere per l'omicidio di due uomini, due dei tre rapinatori che avevano dato l'assalto al suo negozio. Non era la prima rapina, si dice fosse la settima, ma non sappiamo se i rapinatori fossero sempre gli stessi; solo che questa volta l'imprenditore, oggi settantaduenne, dopo essere stato minacciato con la famiglia con una pistola giocattolo e un coltello, quando ormai i rapinatori erano in fuga e fuori dal negozio, li ha inseguiti con la sua pistola, ha sparato loro ad altezza d'uomo dentro l'abitacolo dell'auto con cui volevano scappare, ne ha ferito uno e uccisi due, uno dei quali, finito per terra, l'ha preso a calci mentre era agonizzante, puntandogli poi ancora l'arma per dargli il colpo di grazia, atto non riuscito solo perché la pistola era ormai scarica; l'uomo comunque morirà per le ferite riportate.
Negli anni successivi Roggero ha sempre invocato la legittima difesa, ma l'applicazione della legge l'ha portato alla condanna, dato che, per le leggi vigenti, compresa quella approvata nel 2019 sotto spinta del ministro Salvini, perché si possa parlare di legittima difesa occorre essere di fronte ad un pericolo attuale, cioè nel suo svolgimento, non concluso: in questo caso, con i rapinatori in fuga, Roggero e la sua famiglia non erano più in pericolo; quello che è avvenuto quindi va chiamato con il suo nome, non legittima difesa, ma un tentativo di farsi giustizia da sé alla stregua dei vigilantes o del Far West, una vera e propria esecuzione.
Una cosa impressionante di tutte le dichiarazioni di Roggero e di chi ne chiedeva l'assoluzione prima, la grazia ora, è la totale sparizione nei loro discorsi delle vittime degli omicidi. Perché il punto è che il gioielliere non si è semplicemente difeso, si è vendicato, che è una cosa diversa. E dopo tutto il processo e la revisione del processo non ha mai ragionato sul fatto che c'è una differenza profonda tra legittima difesa e vendetta. Non l'ha fatto perché c'è un intero orientamento politico e culturale italiano che lo accompagna e lo sollecita nel pensare che tra le due fattispecie non ci sia differenza. Ora Roggero pretende di essere giustificato adducendo le ragioni sociali, economiche ed emotive (le già citate sette rapine) che lo hanno portato a sparare e a prendere a calci le vittime e che lo portano ora a ritenersi vittima di una ingiustizia e a chiedere la grazia (14 anni di carcere a 72 anni a suo dire equivalgono ad un ergastolo, non è vero, perché anzi con questa pena molto piu facilmente otterrà l'accorciamento; la famiglia sarà costretta a non portare avanti l'attività, probabilmente per pagare i risarcimenti), ma lo stesso potrebbe essere fatto allora verso i rapinatori: chissà - qualcuno se lo è chiesto? - quali erano le ragioni sociali ed emotive che li hanno portati a quei gesti? Non lo sappiamo e non ce lo chiediamo perché nella visione in bianco e nero che abbiamo del mondo, loro sono i cattivi, il villaindi un film d'azione americano di serie b, e il gioielliere è il buono vittima di un sistema corrotto e crudele, e chi se ne frega se nel frattempo per strada stanno due cadaveri. Se lo meritavano, si dirà. E allora, per assurdo, perché non chiedersi se Roggero simmeritasse di essere rapinato? Ovviamente non è così, ma il fatto che queste domande non vengano mai poste è l'indice dello schema semplificatorio con cui vediamo il mondo: c'è sempre un buono, che è sempre quello più simile a noi per lingua, colore della pelle, modo di ragionare, e c'è sempre un cattivo, che è sempre l'altro, quello che non è come noi; così evitiamo di chiederci perché l'altro non sia come noi, quali siano le sue ragioni e, addirittura, se le sue ragioni non siano più "ragionevoli" delle nostre. Roggero chiede oggi pietà verso la sua condizione di anziano e vittima prima che carnefice, e la chiede perché si sente vittima di un'ingiustizia: però la pietà non può essere selettiva, o si applica per istituto o non si applica per istituto, e del resto lui non ha mostrato alcuna pieta verso coloro che hanno subito l'ingiustizia di cui lui è stato artefice; il diritto non può essere applicato sulla base dell'empatia che possiamo provare nei confronti dell'artefice di un delitto, per cui, come dicevamo, se il colpevole ci fa simpatia allora lo assolviamo, se ci fa antipatia lo condanniamo. Il diritto guarda alle azioni, e in questo caso le azioni hanno lasciato due cadaveri in terra fuori da una gioielleria quando ormai la rapina era conclusa e non c'era più la condizione per la legittima difesa.
Ma chi sono i mandanti virtuali di questo delitto? Sono tutti quelli che per anni hanno parlato dello stato di diritto come nemico del bene comune e della popolazione, che hanno instigato alla giustizia fai da te, che hanno insegnato la sfiducia nelle istituzioni, che hanno violato, che hanno istigato una guerra tra poveri. Quelli che per anni hanno organizzato le ronde, quelli che hanno creato e poi criminalizzato la categoria dei maranza, quelli che oggi si fanno giustizia da sé atterrando per strada chi protesta per qualcosa a prescindere dalla legittimità di quella protesta, e pretenderebbero addirittura una medaglia per questo. Se si vuole guardare ai mandanti di questi omicidi si guardi a quella destra che per anni ha predicato la necessità di leggi che colpevolizzino gli altri, anche prima ancora e a prescindere dall'aver commesso o meno delitti; quella destra che di fronte all'applicazione della legge, anche le leggi scritte male dalla destra stessa, parla sempre e comunque di toghe rosse; quelli che chiedevano di parlare di Bibbiano, ma non hanno poi mai chiesto scusa a tutti gli assolti per reati che non erano mai stati commessi; quelli che oggi reintegrano medici e infermieri novax, colpevoli di aver spacciato cure antiscientifiche, e non hanno una parola di cordoglio o pietà o persino vergogna verso tutti i medici che sono stati davvero in prima linea durante la pandemia, finendo anche per perdere la vita; quella destra che poi però condona quando a violare la legge sono i suoi, che chiede ordine e disciplina, ma solo dagli altri, perché i propri delitti valgono sempre di meno. Si cerchino lì i reali carnefici di Roggero, quelli che hanno convinto un uomo già impulsivo, che già aveva puntato la pistola contro il fidanzato della figlia, che fosse giusto e legittimo uccidere i propri aggressori, sempre e comunque, con violenza, e poi non interrogarsi neanche sulla legittimità delle proprie azioni. Roggero non è un eroe e non è, ad oggi, neanche degno di alcuna grazia. In futuro, se mai avrà capito qualcosa della propria storia, chissà. 

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