Armi che decidono da sole chi uccidere, la fantascienza che anticipa la realtà e Gundam Wing
Spesso la fantascienza anticipa la realtà perché può permettersi di chiedersi cosa succederebbe se qualcosa in particolare davvero si realizzasse. Così, quando oggi si discute di sistemi d'arma autonomi, come i droni che selezionano e colpiscono bersagli senza intervento umano diretto, ci si trova a osservare un dibattito che la narrativa fantascientifica conduce da decenni.Proprio leggendo e guardando la fantascienza, ci si accorge che la questione non è tecnica, o meglio, lo è solo in maniera secondaria. Semmai stiamo parlando di responsabilità. Un'arma che uccide in modo automatico produce una cosa che fino ad ora è stata data per scontata (si pensi, per esempio, ai processi per crimini di guerra e contro l'umanità condotti nel XX secolo): dissolve la catena di imputabilità; chi risponde della morte? Il progettista? Il comandante che ha ordinato o il soldato che hanno attivato il sistema? La risposta pratica tende a essere che è difficile dirlo con chiarezza, e quindi, eticamente e giuridicamente, nessuno. Il comandante che attiva il sistema e il tecnico che lo ha programmato non hanno premuto quel grilletto. E ciò che nessuno ha materialmente fatto non può essere facilmente imputato a qualcuno. La guerra diventa più facile da condurre non perché sia meno letale, ma perché è meno costosa politicamente per chi la ordina. La deresponsabilizzazione non è un effetto collaterale dell'automazione bellica, è una delle sue funzioni più convenienti dell'uso di simili tecnologie per chi comanda.
Il franchise di Gundam ha affrontato questi temi con una sistematicità che pochi generi narrativi possono vantare. Tratto peculiare della saga è il rifiuto quasi programmatico di distribuire torti e ragioni in modo inequivocabile tra le fazioni in campo. In Mobile Suit Gundam la Federazione Terrestre e il Principato di Zeon si combattono con atrocità comparabili tra di loro. In Gundam 00 l'organizzazione protagonista combatte le guerre altrui per eliminarle, e l'assurdità di questa posizione è esplicitamente tematizzata. La saga insiste sull'idea che la guerra non produca eroi ma superstiti, e che le ragioni di chi combatte siano quasi sempre meno limpide di quanto sembrino. Altre volte i protagonisti, piloti di enormi mecha chiamati Gundam, si pongono come forze paramilitari, dissidenti, anche di fronte ad evidenti questioni di discriminazione etnica o razziale, ma in questo ponendosi al di sopra delle autorità statali: l'ambiguità etica è strutturale, non ornamentale.
Così Gundam Wing, trasmesso nel 1995, ragiona con più insistenza sul problema specifico delle armi automatizzate. Nel corso della serie, la Fondazione Romefeller sviluppa i cosiddetti Mobile Dolls, unità da combattimento pilotate da computer anziché da esseri umani. L'argomento a favore è quello classico: le armi automatizzate garantiscono la riduzione delle perdite umane nel proprio esercito, quindi una guerra più pulita dal proprio punto di vista. Il risultato narrativo è l'opposto: il sistema automatizzato non rende la guerra meno devastante, la rende più facile da scatenare e giustificare. E la facilità di fare la guerra, nella logica della serie come in quella della realtà, non produce pace ma la sua simulazione.
La crisi che ne deriva apre la strada a un tentativo di presa del potere da parte di forze conservatrici e autoritarie, interessate a un ritorno a un ordine mondiale gerarchizzato. Non è una coincidenza narrativa: è la tesi politica implicita della serie. Chi controlla le armi pretende di controllare la società, e chi controlla armi che non muoiono non teme le conseguenze della guerra; chi non teme le conseguenze della guerra è più disposto a usarla per consolidare il proprio dominio.
Nella serie la posizione più scomoda è quella di Treize Khushrenada, che, pur nella complessità etica della serie riveste il ruolo di antagonista; Treize Khushrenada, pur venendo dalla fazione che ha scatenato una guerra per la presa del potere, tanto da scontrarsi da principio con i piloti dei Gundam a capo della resistenza delle colonie spaziali, si oppone ai Mobile Dolls non per ragioni umanitarie ma per una concezione quasi rituale del conflitto: ogni morte deve avere un nome e un volto, deve poter essere ricordata, eventualmente caricata di responsabilità; ogni morte in guerra deve pesare su qualcuno. La posizione è eticamente ambivalente: è una posizione difficile da accettare senza riserve, Treize ha pur sempre orchestrato conflitti, ma la serie si rifiuta di liquidarla come retorica. Funziona come controcanto all'automazione: se non c'è nessuno che rischia, non c'è nessuno che risponde.
Trent'anni dopo, la discussione non è più fantascientifica. I sistemi d'arma autonomi esistono, vengono sviluppati e dispiegati. Il diritto internazionale stenta a trovare categorie adeguate. La domanda che Gundam Wing poneva nel 1995 — chi è responsabile quando a uccidere è una macchina? — rimane senza risposta convincente. La fantascienza aveva già capito che il problema non era tecnologico.

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