Il commento alle tracce della prima prova, Esame di maturità 2026


Anche quest'anno è arrivato il momento di commentare le tracce della prima prova, questa volta dell'Esame di maturità: il ministro Valditara ce l'ha fatta a ripristinare la denominazione storica, e i maturandi possono finalmente sentirsi più maturi di prima (come se la maturazione di qualcuno si possa quantificare con un esame).

Cominciamo, come da tradizione, dalla tipologia A.

La proposta A1 propone la lirica Passerò per Piazza di Spagna di Cesare Pavese, scritta per Constance Dowling, l'attrice americana di cui si innamorò senza essere ricambiato. La traccia è tra le migliori dell'anno: la poesia è accessibile, le domande di comprensione e analisi sono pertinenti, e la richiesta interpretativa finale, che chiede di riflettere su come scrittori e artisti proiettino i propri sentimenti sull'ambiente circostante, avrebbe potuto davvero portare gli studenti ad esprimere confronti e connessioni con altri testi del canone letterario affrontato nel corso del percorso di studi. Il futuro speranzoso declinato al futuro indicativo, il modo della certezza; la città che si anima e risponde all'attesa amorosa del poeta; il finale straniato con quell'incontro immaginato: c'è materiale più che sufficiente per uno studente con competenze anche solo discrete. Questa, va detto, è una traccia ben costruita.

La proposta A2, con il brano tratto da I piaceri di Vitaliano Brancati, è altrettanto valida sul piano dell'analisi testuale. Il testo è denso, le metafore (il fuoco da non lasciar spegnere, il vecchio custode della luce solare) si prestano a un commento ricco. Anche qui la traccia funziona, e anche qui sono possibili confronti a commento del brano.

Detto questo, è il momento di sollevare una questione che si trascina da anni e che nei post precedenti di questo blog è già stata nominata, ma che merita di essere precisata con qualche dato. Dal 1997 non esce in tipologia A una traccia tratta da un'opera di un'autrice. Ventisette anni. Non è una dimenticanza, lo sarebbe se questa circostanza si fosse ripetuta per qualche anno. Ventisette anni sono per gli antichi tre anni in meno rispetto al passaggio da una generazione ad un'altra. Insomma, questa dimenticanza è una scelta. Non esiste una ragione letteraria per cui tutte le tracce di analisi testuale debbano provenire da autori maschi: Elsa Morante, Natalia Ginzburg, Anna Maria Ortese, Goliarda Sapienza, più di recente Elena Ferrante; il canone della letteratura italiana non manca di nomi femminili da proporre e analizzare. Che il Ministero non riesca a trovarne uno in quasi tre decenni dice qualcosa sulla visione culturale che informa le scelte.

Aggiungo un'altra questione, che torna ogni anno puntualmente. C'è chi sostiene che la traccia di analisi del testo dovrebbe vertere su autori studiati durante l'anno, e le polemiche sulla tipologia A, anno per anno, si concentrano su quest'aspetto: dai primi commenti degli studenti usciti dalle aule agli insegnanti sui social, si torna sempre su questo punto. È una posizione apparentemente ragionevole, elegante, coerente con quanto si dice sui programmi scolastici, e sbagliata. L'analisi del testo non è un test di memoria: è una prova di competenza. Un maturando che sa analizzare un testo letterario dovrebbe saperlo fare su un testo noto e su uno mai visto, perché la competenza non dipende dal riconoscimento dell'autore. Anzi, la traccia che presenta un autore o un testo sconosciuto è quella che distingue davvero chi ha imparato a leggere da chi ha imparato a ripassare. Di più: se l'esame dovesse certificare solamente l'essere capaci di muoversi su testi e contesti noti starebbe semplicemente certificando l'analfabetismo funzionale. Pavese difficilmente viene svolto al professionale o al tecnico, eppure la poesia proposta era alla portata di chi abbia ricevuto un minimo di educazione letteraria. Questo è il punto.

Passiamo alla tipologia B.

La proposta B1 presenta il discorso inaugurale di Giuseppe Saragat all'Assemblea Costituente del 26 giugno 1946. Il problema è tecnico prima ancora che contenutistico: il testo fornito non è un testo argomentativo, almeno non nel senso in cui Jakobson userebbe questo termine. È un testo in cui la funzione conativa, quella che punta a orientare il comportamento dell'interlocutore, prevale nettamente su quella argomentativa. Saragat, essenzialmente, non cerca di convincere con prove: rivolge un appello, dà istruzioni, mobilita la volontà. Chiedere agli studenti di analizzare questo discorso come una forma del testo argomentativo e poi produrre un testo sullo stesso tema è una richiesta costruita su premesse classificatorie discutibili. Lo si può fare, ma la traccia porta con sé una confusione di fondo che è didatticamente un difetto, non un pregio.

La proposta B2 è, al contrario, la traccia migliore dell'anno. Il brano di Piero Bianucci sulla creatività scientifica è un testo argomentativo vero: ha una tesi, la sostiene con esempi concreti e verificabili, usa un registro divulgativo accessibile agli studenti di qualsiasi indirizzo. La richiesta di produzione, confrontarsi criticamente con le tesi di Bianucci, è ragionevole e aperta. Il testo è dibattibile, e questo lo rende una buona scelta. L'unico rischio è che il titolo dell'opera (Te lo dico con parole tue) e la titolazione della traccia, Storie di creatività scientifica, potrebbero avere indotto qualcuno a fraintendere tema del brano e merito delle argomentazioni. Chi ha letto le indicazioni con attenzione non dovrebbe avere questo problema, ma la gabbia redazionale del Ministero anche quest'anno non aiuta la chiarezza.

La proposta B3 è la più marcatamente politica, il che non è una novità nel panorama delle tracce di questi ultimi anni (ancora ricordiamo la pubblicazione della lettera di critica al ministro precedente come proposta di traccia). Il brano di Frank Furedi sugli "adultescenti" viene dall'opera I confini contano. Perché l'umanità deve riscoprire l'arte di tracciare frontiere: titolo e autore dicono già molto su quale sia la cornice ideologica di partenza. Furedi è esplicitamente un pensatore sovranista e populista, e il brano proposto incarna fedelmente la sua visione, anche se il tema affrontato è lontano da quello che potrebbe sembrare dal titolo dell'opera: l'adulto un tempo responsabile ma oggi svilito contrapposto al giovane che rifiuta di crescere, la cultura contemporanea accusata di idealizzare la puerilità. È lecito che queste posizioni entrino in una prova d'esame, ma sarebbe onesto nominarle per quello che sono, invece di presentarle come riflessioni neutrali sul confine generazionale. Si tratta di stereotipi che potremmo riuscire a riconoscere persino nelle tavolette d'argilla sumere. La continuità con la retorica del Ministero in questi anni è difficile da ignorare: esame di "maturità", rigore, responsabilità, frontiere. Il lessico è coerente. Rimanendo sul piano più puramente argomentativo il punto vero, però, è un altro: la traccia non fa alcun riferimento alla dimensione biologica e neurologica dello sviluppo adolescenziale, e un tema del genere non può non essere trattato tenendo conto anche di questi aspetti. Le neuroscienze degli ultimi vent'anni hanno chiarito abbastanza bene che la maturazione del lobo prefrontale, la parte del cervello che gestisce controllo degli impulsi, pianificazione e valutazione del rischio, si completa intorno ai 25 anni, e che questa non è una scelta culturale ma un dato fisiologico. Ridurre il prolungamento dell'adolescenza a una questione di pigrizia o di degenerazione valoriale è semplicisticamente sbagliato. Speriamo che qualche studente, specialmente negli indirizzi tecnico-scientifici, lo abbia fatto notare.

Chiudiamo con la tipologia C.

La proposta C1 è costruita attorno a un brano di Wenke Husmann sulla meraviglia, sul senso di stupore che l'infanzia possiede e l'età adulta tende a perdere. È una traccia dignitosa, che apre spazi di riflessione genuini sul rapporto tra spiegazione razionale e incanto, sulla possibilità o meno di un'esperienza estetica adulta che non sia nostalgia travestita. Il rischio, non trascurabile, è che la struttura del ragionamento proposta dalla Husmann favorisca derive antiscientifiche: se la spiegazione razionale dell'aurora boreale "uccide la magia", il passo verso il vituperio del pensiero critico è breve (e anche in questo caso notiamo una certa continuità con alcuni ambienti che esprimono questa maggioranza di governo). Uno studente con una buona formazione scientifica lo evita; uno studente che non ce l'ha potrebbe finire a fare l'elogio dell'irrazionale e ricevere comunque un buon voto perché "ha scritto bene la sua opinione", soprattutto se a correggere ci saranno docenti non adeguatamente preparati nel distinguere tra argomentazioni bene o male supportate.

La proposta C2, infine, parte da un brano di Mario Calabresi sulla fatica intesa come dedizione, costanza, impegno, e sul suo progressivo screditamento culturale. Calabresi non è di destra, e il brano è meno ideologicamente compatto di quello di Furedi, ma la parte selezionata è quella più retorica e meno originale del suo pensiero. Detto questo, la traccia poteva essere peggiore: se sfruttata bene, può avere aperto ragionamenti seri sulla delega alla tecnologia delle attività ripetitive, sul significato del lavoro nell'epoca dell'automazione, fino alla questione di cosa significhi "fare fatica" quando una parte crescente delle attività cognitive viene delegata all'intelligenza artificiale. Sono domande genuine. Il rischio però è che la maggior parte degli elaborati si limiti a una variazione sul tema "bisogna impegnarsi", e allo sviluppo di ragionamenti tautologici sul tipo "l'impegno richiede fatica" perché "la fatica è parte dell'impegno".

Nel complesso, questo esame si salva grazie alla qualità delle tracce di tipo A, che sono sicuramente le più solide, ma altrettanto sicuramente saranno le meno scelte. Le B e le C confermano i limiti strutturali che da anni si ripetono: la difficoltà del Ministero a definire con precisione cosa intende per testo argomentativo, la tendenza a lasciare gli studenti senza accesso a fonti e dati proprio nella prova che dovrebbe misurare la loro capacità di ragionare su prove, e la scelta di tracce che in più di un caso veicolano una visione del mondo precisa spacciandola per apertura al confronto.

Post scritto con l'ausilio di Claude

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