Una questione privata, Beppe Fenoglio
Una questione privata è un romanzo breve pubblicato postumo nel 1963, pochi mesi dopo la morte di Beppe Fenoglio, avvenuta nel febbraio di quell'anno a soli quarant'anni. Il libro entrò nella cinquina dello Strega, vinto da Natalia Ginzburg con Lessico famigliare. Della partecipazione allo Strega Fenoglio non seppe nulla.
Per capire Una questione privata bisogna capire il percorso che ha portato l'autore fin lì, e quel percorso è lungo e accidentato quanto pochi altri nella letteratura italiana del Novecento.
Fenoglio aveva trascorso gran parte degli anni Cinquanta a inseguire quello che chiamava il «libro grosso»: un romanzo unico capace di dire la parola definitiva sulla Resistenza, che abbracciasse il quinquennio 1940-1945, che chiudesse i conti con la materia partigiana una volta per tutte. Il progetto continuava però ad apparire irraggiungibile. Le pressioni editoriali e le dimensioni crescevano oltre il previsto, inoltre la riscrittura dall'inglese si rivelava più difficile del previsto: il "libro grosso" si spezzò in due tronconi, Primavera di bellezza e l'incompiuto Il partigiano Johnny. Il primo uscì nel 1959. Il secondo rimase nel cassetto, inedito, fino alla pubblicazione postuma del 1968.
A condurre verso questo esito era una crisi di poetica. Fenoglio aveva capito che il modello narrativo su cui aveva lavorato era strutturalmente più vicino alla memorialistica che al romanzo. Una questione privata nasce dall'esigenza di un romanzo che non sia "solo" la trasposizione della memoria della vicenda di un personaggio, ma in qualche modo finisca per essere un romanzo corale sull'esperienza della Resistenza.
Milton è un partigiano che opera sulle Langhe nell'estate del 1944. Passando davanti alla villa dove aveva trascorso del tempo con Fulvia, una ragazza torinese sfollata ad Alba, poi tornata in città all'inizio della guerra partigiana, si ferma. Dalla custode scopre qualcosa che non riesce a togliersi dalla testa: che Fulvia, durante quei mesi, potrebbe aver avuto una relazione con Giorgio, il suo migliore amico, ora prigioniero dei fascisti. Da quel momento Milton inizia a muoversi freneticamente sulle colline delle Langhe cercando un prigioniero fascista con cui fare uno scambio per liberare Giorgio e ottenere da lui la verità su Fulvia.
Il romanzo si chiude con Milton che cade a terra dopo aver attraversato un bosco sotto il fuoco: «Poi gli si parò davanti un bosco e Milton vi puntò dritto. Come entrò sotto gli alberi, questi parvero serrare e far muro e a un metro da quel muro crollò».
La critica ha a lungo discusso se il libro sia incompiuto o meno. Maria Corti, studiando i materiali preparatori, sostenne che attendesse una continuazione con la liberazione di Giorgio. La posizione oggi quasi unanime degli studiosi è opposta: il romanzo è concluso così com'è. Dante Isella ha messo bene a fuoco il punto: la ricerca ossessiva di Milton non può ottenere risposta perché è strutturalmente irrisolvibile, non per mancanza di pagine. La questione privata resta privata.
La novità più radicale di Una questione privata rispetto alla narrativa resistenziale precedente sta proprio nel modo in cui la storia collettiva entra nel racconto. La Resistenza è lo sfondo necessario e onnipresente, ma ciò che muove il racconto è un'ossessione privata. Non c'è nessuna scena d'assalto, nessun affresco collettivo, nessuna tentazione di "rievocazione storica" fine a se stessa. I partigiani compaiono, le operazioni ci sono, le fucilazioni ci sono, ma tutto passa attraverso il filtro di ciò che interessa a Milton, e a Milton, da un certo momento in poi, interessa quasi solo sapere se Fulvia amava Giorgio.
Questo sembrava a Calvino, nella prefazione alla nuova edizione de Il sentiero dei nidi di ragno del 1964, la realizzazione di ciò che la letteratura resistenziale aveva cercato per quindici anni senza trovarla: la Resistenza come metafora dell'intera condizione umana, non come documento storico.
Resta da discutere se quella visione fosse del tutto giusta. La concentrazione di Fenoglio sul "privato" di Milton rischiava di svuotare la dimensione politica della Resistenza. Fenoglio si premunì da questo rischio con il dodicesimo capitolo, quello su Riccio e Bellini, due staffette partigiane fucilate come rappresaglia indiretta delle azioni di Milton. L'episodio rompe il punto di vista del protagonista e allarga il quadro, mostrando che nessuna "questione privata" esiste davvero senza ricadute collettive. Questo innesto può apparire spurio, eppure, se ricondotto al ragionamento generale sulla Resistenza come epica collettiva, allora finisce per trovare un logico posizionamento nel contesto dell'opera.
Il pregio più vistoso della prosa di Fenoglio in questo romanzo è l'apparente contraddizione: è una scrittura che si legge con facilità eppure usa un lessico spesso ricercato, talvolta insolito.
Fenoglio ripete intenzionalmente alcune parole-chiave per creare effetti di insistenza: non si tratta di povertà lessicale ma di concentrazione tematica: le parole tornano perché i luoghi tornano, perché l'ossessione di Milton torna.La sintassi non è mai piatta: le subordinate si moltiplicano nei momenti di tensione e nelle sequenze d'azione, mentre le scene di memoria, come i ritorni mentali alla villa, tendono a periodi più corti, quasi per riflettere il carattere frammentato del ricordo. Si tratta di una prosa sintatticamente complessa ma non oscura.
Il lessico appare infine ricercato, si pensi agli anglicismi nelle canzoni tradotte da Milton, ma frammisto a costrutti colloquiali e che donano al periodare un ritmo rapido. Fenoglio scrive in modo da essere letto senza sforzo eccessivo, anche quando la frase si allunga. È una qualità rara e non semplice da ottenere.
Una questione privata è una lettura obbligata per chiunque voglia capire come funziona un romanzo ben costruito. È anche, nel panorama della narrativa resistenziale italiana, l'opera che ha fatto il lavoro più importante: non raccontare la Resistenza dall'esterno o dall'alto, ma abitarla fino in fondo, anche a costo di metterci dentro un'ossessione amorosa che agli occhi dei contemporanei sembrava quasi un tradimento. Probabilmente è proprio per questo che si tratta di un romanzo capace di parlarci ancora.
Recensione scritta con la collaborazione di Claude.
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