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Q di Luther Blisset

Foto: IBS

Quando nel 1999 Luther Blisset, poi membro del collettivo Wu Ming, pubblica il romanzo Q, si tratta della prima opera narrativa del membro di un gruppo di provocatori culturali. Così fu interpretato il libro, ma si trattava in realtà anche di altro, ovvero il primo tentativo di riportare in vita un genere dato per morente, il romanzo storico, primo passo verso la nuova epica su cui si concentrerà la produzione del collettivo negli anni successivi, un'epica fondata sul dato storico e su personaggi provenienti dalle classi sociali più disagiate o sconfitte, ma non per questo incapaci di un agire fiero, razionale, coerente, coraggioso.
Nello specifico Q racconta le vicissitudini quasi trentennali di un tedesco dai molti nomi, l'ultimo sarà Gert dal pozzo, studioso di teologia, riformatore, avverso alla chiesa cattolica come a Lutero, e della spia papale Q, agente segreto del Sacro Uffizio guidato dal cardinal Carafa, inviato in Germania prima e poi a Venezia per combattere l'eresia e più volte trovatosi sulla strada di Gert.
Ogni sconfitta di Gert sarà causata da Q, e quando questi finalmente se ne accorgerà, in lui non nascerà solo l'odio nei confronti di colui che si è portato con sé tante vite di tanti amici, ma anche una sorta di rispetto per il genio dell'intrigo. Allo stesso tempo Q, pur nella profondità della sua astuzia, non potrà infine non ammirare in Gert l'unico giusto sopravvissuto alle sue macchinazioni, e proprio per questo l'unico degno di ucciderlo, non prima di aver tentato di sventare le mire papali di Carafa.
Eppure Gert e Q sono piccole pedine in un gioco più grande di loro: Lutero e la riforma trionferanno, Carafa diverrà papa, Pole diverrà arcivescovo di Caterbury, i Giudei, ultimi alleati dei due cospiratori, alla fine subiranno la più atroce delle persecuzioni. Gert e Q, pur con destini diversi, sono degli sconfitti, e tuttavia la loro battaglia, diversa anch'essa, è stata a suo modo epica.
La lettura del romanzo, ricca di riferimenti storici e teologici, può a volte risultare molto pesante, eppure, soprattutto nella terza sezione, ambientata in Italia, il ritmo diventa incalzante e l'approfondimento psicologico della figura di Q donano leggerezza e piacevolezza al romanzo.
Q è poi un libro sui libri, sull'eterno bisogno, da parte dell'autorità, di colpire o mistificare la cultura, su come la stessa cultura divenga strumento di battaglie che non le appartengono. Ne emerge un quadro fosco della cristianità, a metà tra il folklore popolare quasi pagano e le dispute teologiche di intellettuali chiusi in torri d'avorio. Nel mezzo, i combattenti, la gran parte in cerca della ribalta e del potere, altri, come Gert, in cerca semplicemente di giustizia.

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