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Murakami, o della leggerezza

Come definire la leggerezza in un'opera letteraria? Calvino ci aveva provato nelle sue Lezioni americane, ma se posso dire la mia, in un romanzo la leggerezza è quella capacità che ha il buon autore di toccare temi e ragionamenti alti o complicati senza indurre un complesso di inferiorità nel lettore, con uno stile piano, medio; l'abilità di volare sulle cose sfiorandole e lasciandole dischiuse al gusto di chi si sta gustando l'opera. Un esempio di leggerezza, per me, sono queste pagine di Haruki Murakami tratte da Kafka sulla spiaggia: qui il giovane professionista e il suo apparente aiutante Oshima si confrontano, una delle tante volte, su argomenti di critica d'arte, in questo caso musicale, ma il tutto avviene nel mezzo do un viaggio verso una meta ignota, viaggio condito di dettagli che ne smorzano pesantezza e pressione, come quelli sul colore delle auto sportive.
Eseguire perfettamente le sonate per piano di Schubert è una delle imprese più difficili che esistano. Ciò vale in particolare per questa Sonata in re maggiore. È veramente di una difficoltà estrema. Ci sono alcuni pianisti che possono eseguirne quasi perfettamente un paio di movimenti. Ma se si ascoltano i quattro movimenti di seguito, per quanto ne so io, non esiste un’esecuzione del tutto soddisfacente, che riesca a mantenere sempre lo stesso livello. Molti pianisti famosi si sono misurati con questa sonata, ma tutti hanno mostrato delle pecche evidenti. L’esecuzione perfetta non è ancora stata realizzata. Perché secondo te? — Non lo so, — rispondo. — Perché è la sonata in sé che è imperfetta. Schumann, che pure apprezzava profondamente l’opera di Schubert, la definì “di una noia celestiale”. — Se come composizione è imperfetta, perché tanti pianisti famosi hanno voluto eseguirla? — Buona domanda, — dice Ōshima. Fa una breve pausa, durante la quale la musica riempie il silenzio. Quindi: — Neanch’io posso dare una risposta precisa. Ma una cosa la posso dire. Le opere che possiedono un certo tipo di imperfezione, possono attrarre proprio a causa della loro imperfezione... o quantomeno possono attrarre un certo tipo di persone. Ad esempio tu sei attratto dal Minatore, perché quel romanzo ha per te un fascino che non trovi in romanzi più perfetti come Il cuore delle cose e Sanshirō. Tu hai incontrato quel romanzo. O meglio, quel romanzo ha incontrato te. Lo stesso vale per la Sonata in re maggiore. Quest’opera ha una capacità di attrarre che altre non hanno. — Allora, — dico io, — tornando alla domanda di prima, perché lei ascolta le sonate di Schubert? E proprio quando guida? — Le sonate di Schubert, e in particolare la Sonata in re maggiore, se vengono eseguite senza uno sforzo interpretativo, limitandosi a seguire la partitura, non arrivano a essere opere d’arte. Come ha fatto notare Schumann, questa sonata è troppo idilliaca, lunga, e troppo semplice dal punto di vista tecnico. Se viene eseguita senza estro, diventa qualcosa di insipido e sciatto, un pezzo da antiquariato. Quindi ogni pianista si ingegna per trovare una propria chiave interpretativa. Ad esempio come qui — ascolta — , enfatizzando un passaggio. Introducendo un rubato. Lavorando sui tempi, sulla modulazione. Se non si fa questo, subentra la noia. Però, se non si presta una grande attenzione questi stratagemmi possono distruggere la qualità dell’opera, che non sembrerebbe più una composizione di Schubert. Tutti i pianisti che eseguono la Sonata in re maggiore lottano con questa contraddizione. Ōshima ascolta la musica, accompagnando la melodia a bocca chiusa. Poi riprende: — È per questo che ascolto spesso Schubert quando guido. Come ti ho già detto, si tratta nella maggior parte dei casi di esecuzioni imperfette da vari punti di vista. Un’imperfezione di qualità, intensa, può stimolare la coscienza e destare l’attenzione. Se uno mentre guida ascolta musiche di ineguagliabile perfezione eseguite con altrettanta perfezione, è probabile che gli venga voglia di addormentarsi e morire così. Io invece, ascoltando la Sonata in re maggiore, riesco a cogliervi i limiti dell’attività umana. E imparo che un certo tipo di perfezione è raggiungibile solo attraverso un’infinita accumulazione di imperfezioni. Io lo trovo incoraggiante. Capisci cosa voglio dire? — Più o meno. — Scusami, — dice Ōshima. — Quando faccio questi discorsi, mi lascio sempre trasportare. — Ma anche nell’imperfezione, si possono distinguere diversi tipi e diversi livelli, no? — dico io. — Naturalmente. — Finora, fra tutte le esecuzioni della Sonata in re maggiore che ha sentito, quale le è sembrata la migliore? Relativamente, si intende. — È una domanda difficile, — dice. Ci pensa un po’ su. Scala di marcia, passa sulla corsia di sorpasso, supera rapidamente un grosso camion frigorifero, poi sale di nuovo di marcia e ritorna sulla corsia lenta. — Non voglio spaventarti, ma la roadster verde è una delle macchine più difficili da distinguere in autostrada di notte. È bassa, il colore si confonde con l’oscurità. Soprattutto non si vede bene dal posto di guida sui grossi camion. Se uno non sta attento, può essere molto pericoloso. In particolare nei tunnel. Per la verità le automobili sportive dovrebbero essere tutte rosse. Questo le fa spiccare molto di più. Ed è proprio per questo che la maggior parte delle Ferrari sono rosse. Ma a me piace il verde. Anche se è più pericoloso. Il verde è il colore delle foreste. Mentre il rosso è il colore del sangue. Dà un’occhiata all’orologio. Poi di nuovo canticchia a bocca chiusa insieme alla musica. — In generale, le esecuzioni migliori credo siano quelle di Brendel e Ashkenazy. Anche se sinceramente a me non dicono molto. Cioè, non arrivano a catturarmi. Per me quella di Schubert è una musica che mette in discussione e sovverte l’ordine delle cose. Questa era l’essenza del romanticismo, e in tal senso Schubert ne è l’anima. Ascolto con attenzione la sonata. — Di’, la trovi noiosa, vero? — chiede. — Sì, — ammetto francamente. — La musica di Schubert richiede allenamento, per essere apprezzata. Anch’io quando l’ascoltavo le prime volte la trovavo noiosa. Alla tua età è naturale. Ma vedrai che un giorno l’apprezzerai. Le cose che non annoiano, stancano presto, mentre quelle apparentemente noiose non stancano mai. Credimi, è così. Nella mia vita io do tutto il tempo necessario alle cose ritenute noiose, ma non ne do nessuno a quelle effimere, che prima o poi ti stancano. La maggior parte delle persone non sa distinguere tra questi due aspetti.
Calvino, Italo. Lezioni Americane: Sei Proposte per Il Prossimo Millennio. Milano: Oscar Mondadori, 2006.

Murakami, Haruki. Kafka Sulla Spiaggia. Torino: Einaudi, 2016.

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