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Antifonte (V sec. a. C.), Sulla verità, Fr. 44 B, col. 2, Diels-Kranz

<τοὺς ἐκ καλῶν πατέ->ρων ἐπ̣<αιδούμεθά τε κ<αὶ σεβόμεθα, τοὺς δὲ <ἐκ μὴ καλοῦ οἴκ<ου ὄντας οὔτε ἐπ<αιδούμεθα οὔτε σεβόμ<εθα. ἐν τούτω<ι δὲ πρὸς ἀλλή<λους βεβαρβαρώ<μεα, ἐπεὶ φύσει πάντα πάντ<ες ὁμοίως πεφύκ<αμεν καὶ βάρβαροι καὶ Ἕλλην<ες εἶναι. σκοπεῖν δὲ παρέχει τὰ τῶν φύσει <ὄντων ἀναγκαί<ων πᾶσιν ἀν<θρώποις· π<ορίσαι τε κατ<ὰ ταὐτὰ δυνα<τὰ πᾶσι, καὶ ἐν <πᾶσι τούτοις οὔτε β<άρβαρος ἀφώρις<ται [δ̇] ἡμῶν ο̣<ὐδεὶς οὔτε Ἕλλην<·> ἀναπνέομεν τε γὰρ εἰς τὸν ἀέρ<α> ἅπαντες κατὰ τὸ στόμ<α κ>αὶ κατ<α> τὰς ῥῖνας κ<αὶ ἐσθίομε>ν χ<ερσὶν ἅ<παντες? ....>

"Noi rispettiamo e veneriamo chi è di nobile origine, ma chi è di natali oscuri, né lo rispettiamo, né l'onoriamo. In questo, ci comportiamo gli uni verso gli altri da barbari, poiché di natura tutti siamo assolutamente uguali, sia Greci che barbari. Basta osservare le necessità naturali proprie di tutti gli uomini (...) nessuno di noi può esser definito né come barbaro, né come greco. Tutti infatti respiriamo l'aria con la bocca e con le narici e mangiamo con le mani".
Antifonte, Sulla verità, Fr. 44 B, col. 2, Diels-Kranz

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