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Guerra giusta e guerra sacra

Per come la vedo io, da insegnante e da divulgatore, oltre che da educatore, certe volte, nell'insegnare storia, soprattutto storia antica, ci troviamo a banalizzare e ad appiattire alcuni temi che, invece, si presterebbero bene all'attualizzazione. Ci sono alcuni concetti che, inconsapevolmente, ci troviamo ad applicare tutt'oggi nell'analisi politica e che trovano origine in epoca antica.
Due concetti molto interessanti, oltre che molto utili, sono quelli di Guerra giusta e di Guerra sacra.
In  storiografia, così come nell'analisi politologica, si parla di guerra sacra e di guerra giusta per intendere due modi diversi di sentire e di propagandare una guerra. Entrambe le categorie non fanno però riferimento a categorie morali che, in questa trattazione, saranno quindi tenute da parte.
Per intenderci, in soldoni, parliamo di guerra giusta per intendere una guerra giustificata da principi di diritto; al contrario parliamo di guerra sacra quando il conflitto è giustificato o causato da ragioni ideologiche o religiose.
Date queste premesse, è facile notare come, consapevolmente o no, nello studio della storia possiamo discriminare fra questi tipi di conflitti.

E' per esempio interessante notare come alcuni fra i più noti conflitti dell'antichità sono guerre sacre perché le parti coinvolte nello scontro non sono pronte a riconoscere ragioni al campo avverso o, addirittura, si autocaratterizzano per una presunta superiorità morale, culturale, solo raramente etnica. Pensiamo alle Guerre persiane: vero è che Erodoto cerca di trovare, fino addirittura a cercarle nel mito, delle ragioni di diritto in questo conflitto, ma esso viene sentito in realtà come uno scontro tra cultura, la libera e indipendente Grecia contro la ricca, corrotta e serva Persia. Dimostrazione di questo assunto è poi la volontà di vendetta capeggiata da Filippo II e da suo figlio Alessandro nell'organizzare la spedizione che porterà alla nascita dell'impero del macedone e all'Ellenismo. Ancor più interessante è notare come Alessandro modifichi, nel corso della sua spedizione, la concezione della guerra e di conseguenza la propaganda volta a giustificarla, fino a propugnare la mistione dei popoli, dei Greci vincitori e degli Orientali sconfitti, in un unico grande popolo di cultura greca ma pronto a sottomettersi al nuovo Grande Re.
Guerre sacre si sono succedute nel corso dei secoli: pensiamo alle cosiddette Crociate, guerre religiose per eccellenza, alla Jihad islamica. Ma guerra sacra fu la Seconda Guerra Mondiale, con il suo confrontarsi fra due fronti ben distinti, assolutamente convinti di rappresentare le forze del bene contro le forze del male, da sconfiggere fino all'annullamento. Guerra sacra fu la Guerra fredda per gli stessi motivi.
Ma questo concetto giunge fino a noi: guerra sacra fu la guerra al terrorismo di Bush, dato ben chiaro se pensiamo alle parole con cui questo scontro è stato dichiarato, scontro di civiltà, nuova crociata, guerra al male. Guerra sacra è poi la lotta del fronte islamico capeggiato dall'Iran contro l'esistenza di Israele, e guerra sacra è quella propugnata da larga parte della comunità ebraica contro la nascita di uno stato palestinese.

Diverso il caso della guerra giusta, ovvero di quella legittimata dal diritto. Guerre giuste sono quelle mosse da Roma nell'arco della sua vita repubblicana e che determineranno la sua espansione: le Guerre sannitiche che vengono giustificate dall'intervento in guerra in difesa delle città alleate Capua e Teano, le Guerre puniche con l'intervento in favore degli alleati Mamertini o di Sagunto. Roma è tanto attenta nel giustificare le sue guerre tramite il diritto (un diritto, certo, usato a suo uso e consumo) da scatenare le sue stesse Guerre civili su questa base. Osserviamo così il Senato romano dichiarare guerra a Cesare a causa del suo attraversare armato il Rubicone, o il nipote e figlio adottivo del Dittatore, Ottaviano, scatenare la furia di Roma contro Marco Antonio dichiarando ufficialmente guerra non al suo rivale, bensì alla regina d'Egitto, Cleopatra, rea d'essersi appropriata di terre appartenenti all'Urbe.
Inutile dire come anche il concetto di guerra giusta giunga praticamente immutato fino a noi. Pensiamo solamente alla Prima Guerra Mondiale, in cui le diverse potenze entrano nella mischia non per altre ragioni se non per le politiche di alleanza. Una guerra di posizione che trova una sua soluzione quando, molto di più rispetto al secondo conflitto mondiale, nei diversi fronti serpeggerà il malcontento contro una guerra fratricida e per i più incomprensibile. Non per niente durante la Seconda Guerra Mondiale vedremo azioni, come quelle dei kamikaze giapponesi, soldati che giungono al loro sacrificio perché assolutamente convinti di essere l'incarnazione della giustizia, del tutto inimmagginabili nel primo conflitto mondiale.
Ovviamente incontriamo guerre cosiddette giuste anche nella storia contemporanea: per rimanere alla famiglia Bush, come non citare il caso del primo intervento in Iraq, lì dove il conflitto venne scatenato in ragione della giustezza dell'intervento militare congiunto di più paesi in favore di uno stato sovrano arbitrariamente conquistato da un altro stato. Ovviamente sono guerre sacre anche i vari interventi delle forze congiunte ONU o NATO definite di Peace keeping.

Come si diceva all'inizio dobbiamo avere chiaro che queste definizioni servono spesso più in funzione della propaganda antecedente alla guerra o della sua giustificazione postuma. Sia chiaro che ad un'analisi attenta sarà realmente difficile stabilire di chi siano realmente le ragioni, se le azioni di una o più delle forze in campo siano o no giustificate dalla giustizia o dalla morale. Spesso la guerra nasconde ragioni di natura economica o politica, finanche la semplice politica di potenza. Due casi celebri: la distruzione di Melo da parte degli Ateniesi e la guerra del Vietnam. In entrambi casi ci si potrebbe chiedere perché, in un conflitto di scala ben più larga, si debba giungere allo scontro proprio lì e proprio in quel momento. E la ragione, a duemilacinquecento anni di distanza, sarà purtroppo sempre la stessa. Perché quando un imperialismo vede sgretolarsi il suo potere è costretto a rimarcarlo con la forza. Perché l'indipendenza dei Meli, così come quella del Vietnam, avrebbe rappresentato un precedente. Ecco che se qualcuno potrà decidere da solo il suo destino, allora tutti potranno pretendere di farlo. Qualcosa di inconcepibile per un'esperienza imperialistica tinta di democrazia, sia che sia la democrazia diretta ateniese o la progredita democrazia novecentesca degli USA di Kennedy.

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