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Cambiare per partorire o partorire per cambiare

La Paleoantropologia è una scienza dall'interesse unico, sia per il suo argomento di studio, l'origine dell'uomo, sia per l'evoluzione, è il caso di adoperare questo termine, della disciplina stessa. Ci sono alcune teorie sull'evoluzione della nostra specie che sono in continuo mutamento, soprattutto grazie alle nuove e sempre più sensazionali scoperte archeologiche e all'uso delle nuove tecnologie nell'interpretazione dei fossili umani.

Un punto da sempre molto controverso è il ruolo e l'evoluzione del parto nello sviluppo della nostra specie. Per lungo tempo la teoria comune è stata che, insieme al processo che ha reso l'uomo bipede, l'accrescersi delle dimensioni del cranio umano abbiano portato al modificarsi della regione pelvica dell'Homo rispetto agli animali più vicini o ai nostri stessi antenati. Quindi, stando a questa teoria, il partorire bimbi dai cervelli sempre più grandi avrebbe modificato il corpo dell'uomo.
Oggi questa teoria scricchiola a causa delle più recenti scoperte fra i fossili dei nostri antenati. Si è infatti notato come il modificarsi della forma e della posizione delle ossa pelviche dell'uomo preceda lo sviluppo del cranio. Questo modificarsi delle ossa pelviche, come detto in precedenza, appare collegabile alla necessità di assumere una postura bipede. A questa postura si associa un maggior sviluppo, per esempio, dei glutei anziché dei muscoli dell'interno coscia, con il relativo modificarsi della posizione delle ossa per permettere un posizionamento più funzionale della muscolatura.
Secondo questa teoria quindi solo successivamente il cranio umano avrebbe iniziato a crescere di dimensione, anche grazie al riposizionarsi delle ossa pelviche.
Ma c'è di più. Si è notato come l'uomo sia l'unico o comunque uno dei pochi animali a correre una certa quota di rischio nell'atto del partorire. Se guardiamo ad esempio agli scimpanzè, notiamo come le dimensioni del feto non dovrebbero mettere a rishcio la vita della partoriente, tranne che nel caso di malformazioni, e questo dato è riscontrabile comunemente in natura. A riprova di quanto detto, comunemente in natura la femmina partoriente si allontana dal branco o dagli esemplari della sua specie per partorire da sola, in modo tale da poterli difendere sin da subito da altri predatori o da suoi simili. Questo mostra come sin da subito l'animale possa riprendere le sue normali attività. Non così nell'uomo, dove invece l'atto del partorire può arrivare ad essere molto pericoloso per la partoriente in caso di posizionamento differente dalla normalità da parte del feto. Inoltre l'uomo è forse l'unico caso conosciuto in natura di animale che vive il parto come un momento sociale: la femmina umana ha statisticamente più possibilità di un esito favorevole del parto se è accompagnata in questo momento da altri esemplari della sua specie che la aiutino e la incoraggino. Si è del resto notato come l'uomo partorisca in posizioni che non hanno in genere nulla a che fare con quella che dovrebbe essere la posizione biologicamente più indicata per questo atto, posizioni che permettono invece il rapporto sociale e la comunicazione con altri esemplari della specie. Insomma, il divenire bipedi avrebbe modificato il nostro modo di partorire, permettendo anche la nascita di individui dal cranio più sviluppato, e rendendo questo momento un momento di condivisione sociale.
Assistiamo quindi forse a qualcosa di straordinario: un cambiamento che ha essenzialmente natura biologica che accompagna anche l'evoluzione culturale della specie Homo, una specie in cui ad un certo momento evoluzione culturale e biologica vanno di pari passo e iniziano a sovrapporsi, in cui la stessa capacità di produrre oggetti, non solamente di adoperarli, cambia il rapporto con la natura circostante che, da elemento che causa l'evoluzione biologica, diviene strumento dell'evoluzione culturale della specie.

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