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Saggio breve: D'Annunzio, una vita per la bellezza

D’Annunzio, la vita per la bellezza



Sin dalla pubblicazione delle sue prime opere, Gabriele D’Annunzio è sempre stato capace di destare meraviglia, stupore e scandalo, tanto da crearsi addosso una patina di invidia e di rancori dura a sparire. Questi sentimenti di malcelato disprezzo nei confronti di questo autore trovano spesso una ragione ancora più forte di esistere nella scelta di aderire alle idee del Fascismo. Nondimeno Gabriele D’Annunzio è uomo del suo tempo: vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, l’autore è attore e artefice di quelle che sono le idee diffuse tra gli intellettuali del suo tempo, quel variegato sistema di idee e paure che viene chiamato Decadentismo.


Per i motivi sopra elencati, riguardo all'opera di Gabriele Rapagnetta, in arte D'Annunzio, è da tempo aperto un controverso dibattito. In sostanza, la questione che si pone è la seguente: quello dannunziano è reale Estetismo?

Al riguardo, con questo saggio verrà sostenunta una tesi ben precisa, ovvero che in D’Annunzio la scelta vitalistica o superomistica, finanche quella divistica, sono forme di espressione di un bisogno: la difesa della bellezza nella sua purezza, messa in pericolo dalla moderna società di massa.


Una prima chiara dimostrazione di questa tesi viene fornita da D’Annunzio in un suo romanzo, Il piacere, pubblicato nel 1889 e sin da subito considerato uno dei manifesti dell’Estetismo europeo. Protagonista del romanzo è Andrea Sperelli, un dandy che rinfranca il proprio spirito nella ricerca della bellezza della forma, applicata ad ogni campo della vita sociale. Per Sperelli forma più alta della bellezza è quella della parola, tanto che per il personaggio (come per l’autore) “Un pensiero esattamente espresso in un verso perfetto è un pensiero che già esisteva preformato nella oscura profondità della lingua. Estratto dal poeta, séguita ad esistere nella conscienza degli uomini. [...] Quando il poeta è prossimo alla scoperta d'uno di tali versi eterni, è avvertito da un divino torrente di gioia che gli invade d'improvviso tutto l'essere.” Insomma la bellezza è piacere, non solo nell’atto del suo conseguimento, ma nella pratica stessa della sua ricerca.


L’azione politica di D’Annunzio va quindi vista in questa prospettiva: non un qualcosa che abbia senso di per sé, ma come l’atto di ricerca di una forma di azione che sia ad un tempo bellezza, o che ne sia difesa, e che in questo modo si giustifichi. Al riguardo possiamo quindi affermare che l’impegno di Gabriele Rapagnetta (il vero cognome del nostro autore) prima con la destra, poi con la sinistra, e infine vicino al Fascismo, sia il tentativo estremo (e mal riuscito) di difesa di una bellezza avvertita come ormai divorata dal mercato, dalla società di massa e dalle loro esigenze, una bellezza elitaria certo e anacronistica, ormai al suo tramonto (Barbéri Squarotti 1982).


Nondimeno occorre riconoscere come il continuo tentativo del nostro autore di porsi al centro dell’attenzione dei media e del pubblico metta in dubbio la sua reale vocazione estetizzante, lasciando piuttosto immaginare il prevalere dello smisurato io del poeta nei confronti di ogni altra istanza (Gioanola 1997)


Ma sia l’esito delle vicende di D’Annunzio, sia i risultati delle sue opere migliori smentiscono questa tesi. Partendo da queste ultime, la ricerca della perfezione formale in opere dai tratti più intimi come i migliori componimenti di Alcyone o le pagine più ispirate di Nottuno mostrano come, pur nelle alterne fortune e ispirazioni, la ricerca della bellezza formale sia il tratto costante dell’opera dannunziana. Tratto tipico dell’intera vita dell’autore, che anche quando si ritirerà dalle vicende politiche e pubbliche, si rinchiuderà nella sua splendida e variegata villa presso Gardone Riviera, monumento al suo estro e al suo gusto.


In conclusione possiamo affermare come sia il personaggio di Andrea Sperelli ne Il piacere o le pagine migliori di Alcyone e di Notturno, dimostrino quanto il tratto tipico dell’opera letteraria di D’Annunzio sia la ricerca estetica e formale. Tratto che contraddistingue la vita stessa del poeta, nella sua vita pubblica come in quella privata, fino alla morte.




AAVV., Enciclopedia italiana, Treccani 2015

G. Barbéri Squarotti, Invito alla lettura di Gabriele D'Annunzio, Mursia, Milano 1982

G. D'Annunzio, Il piacere, 1889

G. D'Annunzio, Alcyone, 1903

G. D’Annunzio, Notturno, 1921

E. Gioanola, Introduzione al Novecento, Colonna, Milano 1997



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