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Saggio breve: il falso mito dell'estetismo di D'Annunzio

Il falso mito dell'Estetismo dannunziano



Chi è l'esteta? Oggi questo termine ha assunto un accezione diffusa, spesso spregiativa, come di persona i cui gusti, i modi e il linguaggio siano eccessivamente raffinati. Tuttavia, storicamente, l'Estetismo è "Propriamente, atteggiamento del gusto e del pensiero che, in quanto pone i valori estetici al vertice della vita spirituale, considera la vita stessa come ricerca e culto del bello, come creazione artistica dell’individuo." (Treccani 2015). In questo senso l'Estetismo è un movimento culturale e artistico che si diffonde in Occidente tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, nell'ambito del Decadentismo. Tra i suoi iniziatori troviamo grandi della letteratura europea quali Oscar Wilde, Joris Kars Huysmans o il nostrano D'Annunzio.

Tuttavia, riguardo all'opera di Gabriele Rapagnetta, in arte D'Annunzio, è da tempo aperto un controverso dibattito. In sostanza, la questione che si pone è la seguente: quello dannunziano è reale Estetismo?

Al riguardo, con questo saggio verrà sostenuta una tesi ben precisa, ovvero che in D'Annunzio, più che prevalere un reale e puro interesse per la bellezza, ciò che possiamo osservare è il tentativo di adoperare un sentimento diffuso fra gli intellettuali europei contemporanei per il proprio tornaconto.

Infatti, leggendo lo stesso autore nel romanzo in cui più innalza i valori dell'Estetismo, ci appare chiaro come la ricerca della bellezza sia per D'Annunzio, più che un fine, un mezzo. Ben lontano dalla ricerca della bellezza per la bellezza, Andrea Sperelli, il protagonista del romanzo, dedica tanta cura al suo corpo, alle sue maniere, al suo abbigliamento, per un obiettivo: l'affermazione di se stesso (e la sopraffazione degli altri). Inevitabilmente questa tendenza, già chiara nel Piacere diventerà quella prevalente dopo la conoscenza di (Nietzsche) (Gioanola 1997).

Non va dimenticato poi come D'Annunzio abbia ben chiara la situazione del mercato intellettuale italiano coevo. La sua vita, come quella di Sperelli, deve essere "inimitabile". Questa inimitabilità ha però un obiettivo: creare l'immagine di un uomo superiore, da prendere come vertice irraggiungibile, un divo. Un divo che, in quanto tale, accrescerà le sue vendite (e quelle del suo editore) (Berardinelli 1982).

Proprio quest'ultimo tratto, il dato che la biografia di D'Annunzio è inscindibile dalla sua opera letteraria, diventa strumento per affermare che l'autore si muove "nello sforzo disperato di salvare la bellezza dalla definitiva rovina nell'economicità [...] sempre più spinta [...] verso la morte, il silenzio" (Barberi Squarotti 1982)

Anche leggendo le opere in cui però apparentemente prevale il tratto estetizzante, come le Laudi e, soprattutto, Alcyone, la ricerca della bellezza, della musicalità, quel verso tanto cantato dall'autore come strumento di reale conoscenza, è sempre strumento di affermazione della superiore sensibilità del poeta. Leggendo La pioggia nel pineto possiamo osservare come sia sempre l'autore a condurre, attraverso la sua superiorità iniziatica, l'interlocutore, Ermione, verso la fusione con la natura. Così il vitalismo del componimento è contemporaneamente affermazione del superomismo dannunziano e momento di ristoro, quasi l'attesa del momento in cui l'io del poeta potrà trovare l'agognata e sicura affermazione.

In conclusione possiamo affermare come sia il personaggio di Andrea Sperelli ne Il piacere che la biografia stessa di D'Annunzio confermino come per l'autore l'Estetismo, più che un fine, sia un mezzo di affermazione e che, anche dove la vena estetizzante sembra essere più forte, la bellezza appare come momento di riposo e di ristoro nell'attesa del nuovo assalto e del sicuro successo del superuomo.



AAVV., La cultura del 900, a cura di A Berardinelli, Mondadori, Milano 1982

AAVV., Enciclopedia italiana, Treccani 2015

G. Barberi Squarotti, Invito alla lettura di Gabriele D'Annunzio, Mursia, Milano 1982

G. D'Annunzio, Il piacere, Treves 1889

G. D'Annunzio, Laudi del cielo, del mare, della terra, degli eroi, 1903

G. D'Annunzio, Alcyone, 1903

E. Gioanola, Introduzione al Novecento, Colonna, Milano 1997







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