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Un romanzetto canaglia, Roberto Bolano

Un romanzetto canaglia è un romanzo di Roberto Bolano, pubblicato in Italia da Sellerio. Si tratta di un'opera delicatissima, malgrado le apparenze. In una Roma che è tale solo di nome, una coppia di fratelli orfani scopre l'enormità della solitudine e della difficoltà di vivere da esclusi all'interno della società. Ai due fratelli si unisce ben presto un'altra coppia di senza patria, un bolognese e un libico, educatissimi quanto delinquenti, che insieme ai due fratelli iniziano a progettare la rapina dei beni di un anziano attore, gloria del cinema romano del passato, Maciste. La protagonista, nel macchinare la truffa, ben presto si affeziona all'attore: ma tutti i personaggi si muovono in una sfera di rapporti tanto formalmente corretti, malgrado le libertà sessuali che si concedono, quanto sentimentalmente vacui. Non esiste un vero rapporto, nessuna comunanza dei sensi, se non, e solo entro certi limiti, tra i due fratelli. Ed è per questo che il romanzo raggiunge la sua conclusione in un sostanziale nulla di fatto. Dicevamo che la Roma di Bolano è tale solo di nome: fra le sue strade, la sua metrò, i suoi negozi, le sue case, qualsiasi lettore può ritrovare qualsiasi città. Anche il contesto temporale è vago: intuiamo che si tratti degli anni 90 da qualche accenno, ma la vicenda potrebbe svolgersi in qualsiasi anno dal dopoguerra in poi, e per lungo tempo rimaniamo in dubbio sul reale contesto storico. Anche questa volta Bolano si mostra maestro nel rappresentare il mondo degli esclusi, non per forza e solamente il mondo dei poveri in canna, bensì il mondo di chi non ha, almeno in apparenza, nulla a che spartire con l'universo che lo circonda, sempre in cerca di qualcosa che dia un senso alle sue lacrime, immerso in una notte in cui di da solo riesce a vedere come alla luce del giorno.

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Sulla violenza a scuola, sul classismo e sulle retrotopie

Sulla questione bullismo e insegnanti: fino a questa mattina lamentavo che tutti, ma proprio tutti, hanno parlato della questione senza mai interpellare la categoria (per dire, ecco una carrellata incompleta di articoli e opinioni di giornalisti vari ed eventuali: AGI, Amabile su La Stampa, Imarisio sul Corriere, Polito, ancora sul Corriere, Di Stefano, sempre sul Corriere, persino gente senza arte né parte come Lambrenedetto su Youtube si sono sentiti di dover dire la loro, infine Serra sul Corriere)




Poi sui forum e tra i gruppi della categoria ha iniziato a circolare una vignetta, che non riporterò, raffigurante un presunto insegnante d'altri tempi che rifila uno scappellotto ad un alunno, infallibile metodo educativo, e ho iniziato a pensare che forse hanno ragione i bulli, siccome so che la violenza di un bullo colpisce a scuola specialmente chi è ritenuto inadeguato al contesto, ecco, certi docenti non sono adeguati al contesto (tra l'altro stanno in compagnia di Sallusti…

Saggio breve: D'Annunzio, una vita per la bellezza

D’Annunzio, la vita per la bellezza



Sin dalla pubblicazione delle sue prime opere, Gabriele D’Annunzio è sempre stato capace di destare meraviglia, stupore e scandalo, tanto da crearsi addosso una patina di invidia e di rancori dura a sparire. Questi sentimenti di malcelato disprezzo nei confronti di questo autore trovano spesso una ragione ancora più forte di esistere nella scelta di aderire alle idee del Fascismo. Nondimeno Gabriele D’Annunzio è uomo del suo tempo: vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, l’autore è attore e artefice di quelle che sono le idee diffuse tra gli intellettuali del suo tempo, quel variegato sistema di idee e paure che viene chiamato Decadentismo.


Per i motivi sopra elencati, riguardo all'opera di Gabriele Rapagnetta, in arte D'Annunzio, è da tempo aperto un controverso dibattito. In sostanza, la questione che si pone è la seguente: quello dannunziano è reale Estetismo?

Al riguardo, con questo saggio verrà sostenunta una tesi ben precisa, ovv…