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Su Mariastella Gelmini, di nuovo, ministro dell'istruzione


Dopo lo psicodramma del PD, come sappiamo, si sono aperte le porte per un governo del presidente con una maggioranza agghiacciante, composta nuovamente dalle aree "moderate" di PD, PDL e Scelta Civica. Come se moderato fosse un termine di connotazione neutra, quasi un complimento. Siamo nella seconda repubblica, forse, ma non ce ne accorgiamo, dato che stiamo per morire democristiani. E a dimostrarcelo stanno i nomi che vengono fatti per il dicastero dell'istruzione, ovvero tutti uomini in quota CL, Mario Mauro o Lupi, oltre alla rientrante Mariastella Gelmini.
Proprio su questa donna, l'ex ministro, vorrei spendere due parole.
Da un punto di vista tecnico questo ministro, Gelmini, è stato il peggior ministro della storia della repubblica, con una lunghissima legislatura connotata da gaffe e scivoloni legislativi, causa di rimborsi milionari a spese dello stato.
Se guardiamo l'azione della Gelmini andiamo a scoprire che, innanzi tutto, durante il suo dicastero sono stati tagliati circa dieci miliardi di fondi per la scuola pubblica, rendendo lo stato italiano quello che spende di meno in Europa per l'istruzione, mentre sono cresciuti i fondi per le scuole paritarie e private. È stata attuata una riforma dei cicli d'istruzione confusionaria e che, mascherando il tutto con uno spirito pseudo riformista, è servita a coprire il taglio delle ore di lettere, musica e diritto dalle scuole. Senza per altro aumentare le ore delle materie scientifiche o delle lingue straniere, come più volte sbandierato in campagna elettorale. Dal punto di vista didattico quindi, le tre "I" sbandierate dal PDL, informatica, inglese, impresa, sono state un fallimento su tutta la linea, mentre nel frattempo anche le regioni culturalmente più avanzate hanno perso punti sulle competenze in italiano.
Il ministro Gelmini, insieme alla sua collaboratrice, l'ex sottosegretario Aprea, sono state le più ferme nemiche dell'attuale organizzazione del reclutamento scolastico, che ad oggi avviene tramite graduatorie. Sistema certamente farraginoso ma che ha dalla sua il merito di garantire parità di diritto al lavoro a tutti i docenti in tutta Italia. Questo sistema è stato combattuto dal ministro, dal sottosegretario e dalla Lega nord che, durante tutto l'arco legislativo, hanno cercato d'imporre norme che impedissero il trasferimento di docenti, ovviamente per impedire che i docenti meridionali si spostassero nelle graduatorie del nord Italia. Sono state così avallate prima le graduatorie di coda, con cui chi si trasferiva, pur a parità di punteggi di servizio, andava comunque in coda a chi era già presente in graduatoria, e poi, in Lombardia, la chiamata diretta dei presidi, gioco clientelare molto in auge in quota CL. tutte queste norme sono risultate INCOSTITUZIONALI e il ministro è stato condannato a risarcimenti milionari verso i ricorrenti che si sono visti negare la possibilità di lavorare lontano dalla città di nascita o di residenza, come se la necessita di spostarsi per lavorare fosse un ridicolo capriccio, quando invece di ridicolo c'è solamente l'incompetenza di chi ha legiferato.
Non per niente il ministro Gelmini era anche a favore della chiamata in graduatoria solo in base alla residenza e all'innalzamento delle ore lavorative dei docenti a 24 ore, fermo restando il mancato riconoscimento nel compenso di tutte le ore di lavoro che i docenti italiani svolgono fuori dall'aula, preparando lezioni e correggendo verifiche (si calcola, fonti europee, che i docenti di scuola secondaria superiore lavorino circa 32 ore settimanali, dato nella media europea, a fronte di un riconoscimento in busta paga di un massimo di 18 ore settimanali, uno degli stipendi più bassi nell'UE). Insomma, il ministero, seguendo una tradizione decennale, ha proseguito nello svalutare la figura dell'insegnante in Italia.
Non c'è da dimenticare che se oggi non esiste più il tempo pieno nelle scuole elementari, se i vostri bambini hanno nuovamente un solo maestro, se alle medie sono spariti i rientri pomeridiani, è tutto merito di questo ministro. E se in Italia ogni anno ci sono 50.000 iscritti all'università in meno, se poche fra le facoltà italiane stanno nei ranking internazionali delle migliori università, se la competenza sulle lingue straniere e le competenze digitali sono praticamente assenti dalla nostra scuola, se le scuole stesse caschino a pezzi, tutto ciò va ascritto in primis alla gestione Gelmini, non certo a Profumo, rimasto ministro per meno di due anni.
I dati sull'edilizia scolastica sono allarmanti: una scuola su tre andrebbe chiusa e rimessa in piedi. In questo contesto la riduzione degli insegnanti della Gelmini ha portato alla formazione delle famose classi pollaio da 35 alunni, in barba alla normativa sulla sicurezza che impone un tetto di 25 alunni, 20 se presenti disabili. Durante il prossimo incendio, quando qualcuno ci lascerà le penne, prima di incolpare insegnanti e presidi, ricordati di chi li ha messi nella condizione peggiore possibile.
Tutto ciò ovviamente tralasciando l'inconsistenza culturale di una donna che, dirigendo il dicastero dell'istruzione, è ben lontana dal mondo della ricerca, tanto da giungere alla ben nota gaffe del tunnel del Gran Sasso, ma tanto, soprattutto, da avallare ad esempio ogni anno testi per gli esami di maturità ricchissimi di errori, fino alla catastrofe invalsi di due anni fa, quando le griglie di valutazione per gli esami di terza media furono annullate perché completamente sbagliate e i docenti, a tarda notte, dovettero rivedere tutto ciò che avevano corretto, facendo da sé.
Concludiamo con gli ultimi sandali della gestione Gelmini, ovvero il concorso per dirigenti scolastici, annullato in molte regioni per la sua pessima organizzazione, dopo che centinaia di aspiranti presidi avevano già sostenuto le prove, e lo scandalo dell'assegnazione dei posti a tempo indeterminato, dei posti in ruolo, per intenderci, quando un avvocato catanese ottenne il commissariamento del ministero, già commissariato per la questione delle code, a causa dell'impossibilità da parte del ministro di giustificare il perché nella città di Brescia ci fossero state più assegnazioni di cattedre a tempo indeterminato che a Catania, pur avendo la metà del bacino d'utenza. Maliziosi voi che rispondete Brescia è la città natale del ministro

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