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Lo stato di chi ripudia diritti e doveri

Il governo PD PDL ormai esiste, è cosa fatta, con tutto quello che ne consegue. E già arrivano le prime tirate, le prime proposte discutibili imposte come ricatti. Già il PDL parla di abolizione dell'IMU e dell'ingiustizia della tassa sulla casa. Intanto la società si spacca sul ministro di origine congolese Kyenge e guarda allibito al matrimonio e all'adozione per le coppie gay in Francia.
Vedete, questo è uno stato che non lavora per l'inclusione e la parità dei diritti. Gli Italiani non sono abituati ad essere trattati da pari. Sono forti con i deboli e deboli con i forti. Sono sopravvissuti così dall'epoca dei Greci e dei Cartaginesi, non sanno fare altro.
Così vediamo la proposta dell'abolizione della tassa sulla proprietà della casa. C'è da dire che abolendo una norma simile, l'Italia torna di fatto ad una condizione medievale, pre rivoluzione francese. È infatti con l'Illuminismo e la Rivoluzione che si inizia a pensare che la tassazione non debba essere solo indiretta, ovvero su quanto si produce, ma anche diretta, ovvero su quanto si possiede. Facciamo un esempio: mettiamo di avere di fronte i classici Tizio e Caio. Tizio dichiara un reddito mensile di 1500 euro grazie alle entrate delle case in affitto che possiede, mentre Caio dichiara anch'egli 1500 euro mensili, provenienti dal suo stipendio come dipendente. Tassando indirettamente il reddito senza considerare la proprietà Tizio e Caio sono uguali. Ovvero quanto avveniva nel Medioevo, in cui le poche tasse che i feudatari pagavano venivano dalla poca produzione che dichiaravano. Peccato non venissero considerati i redditi indiretti provenienti dai vantaggi recati dai vassalli e la disponibilità di capitale dovuto all'eventuale vendita delle terre e delle proprietà. Infatti se Tizio volesse vendere le sue proprietà, scopriremmo che avrebbe a disposizione ben più capitale di quanto appare dal solo reddito, essendo di fatto più ricco di Caio. Ma senza una tassazione sulla proprietà lo stato dovrà chiedere parimenti ad entrambi, di fatto chiedendo a Caio di pagare delle tasse inique rispetto alla ricchezza di Tizio.
Ecco, senza l'IMU, l'ICI o una qualsiasi tassa sulla proprietà, la situazione sarebbe questa.
Nulla di strano in un paese in cui anziché estendere i diritti, si lavora per ridurli. Anche con scuse meschine.
Per esempio sull'adozione per le coppie gay si sostiene che il bambino potrebbe poi essere soggetto a discriminazioni. Quindi, seguendo questo ragionamento, si preferisce negare il diritto alla paternità/maternità e il diritto a vivere in una famiglia piuttosto che colpire chi infama e discrimina. Normale, ovvio, no? Uno stato che abdica alla sua funzione di garante e arbitro dei diritti, per lasciare la vita sociale all'arbitrio della violenza e del pregiudizio.
Del resto uno stato che tollera che una forza politica del suo parlamento critichi un ministro perché di colore, che stato è? Anzi, uno stato in cui esiste ancora questa forza politica, in cui non vengono applicate le leggi che tutelano i diritti dei cittadini da ogni discriminazione, che valorizza le competenze,che non delega ad istituzioni esterne prive di controllo da parte dello stato le sue funzioni, che voglia privatizzare la sua istruzione, che non acceleri la strada per le riforme e non si impegni per una più equa distribuzione del reddito; uno stato che non sappia distinguere fra valorizzazione del merito e precariato spacciato per lavoro flessibile, e che anzi non premi maggiormente che dimostra più flessibilità, uno stato che non tuteli e amplii i diritti civili e dei lavoratori, uno stato che non valorizzi la famiglia in tutte le sue forme e che rispetti realmente la laicità di una società che nell'essere multietnica deve trovare uno stimolo al progresso e non una spinta verso il razzismo e la chiusura, ecco uno stato del genere, che stato è?
E che partiti sono quelli che spingono per uno stato simile?

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