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Se a New York c'è il sole, a Roma non possono essere le nove del mattino, ovvero, a me un insegnante che sa ragionare, non dispiace

Passata la sbornia della prima prova del famigerato concorsone per gli insegnanti, cosa rimane? Come lecito attendersi, rimane una spaccatura netta, fra coloro che hanno passato la prova, circa il trenta per cento dei candidati, e tutti gli altri. E fra questi, come prevedibile, già in molti s gridare allo scandalo.
Per la verità il gioco al massacro sui quiz della prima prova era cominciato un po' di tempo fa, quando già i precari della scuola s'erano risvegliati per protestare contro un concorso ritenuto iniquo e inutile (salvo poi protestare, quando fa comodo, contro le illegalità commesse dal MIUR).
Si è detto tanto, anche su questo blog. Ora francamente si sfiora il ridicolo. Da più parti ci si lamenta perché gli argomenti del quiz, logica, interpretazione del testo, informatica e lingua straniera non sarebbero attinenti alle discipline. A no?
A me, personalmente, sembra paradossale che si possa pensare di insegnare senza conoscere almeno le basi della logica, dell'informatica, di una lingua straniera. Magari sarò sfortunato io, ma a me in classe capita anche di dover discutere e ragionare con gli alunni, e per farlo credo che essere capace di formulare e trasmettere un pensiero fondato logicamente sia fondamentale. A me poi capita di dover utilizzare strumenti informatici, anche per aiutare quei colleghi che li ritengono inutili salvo poi doverli usare e non sapere a che santo votarsi. Ecco, sarà che a me non capita di avere alunni simili a sacchi vuoti da riempire di contenuti, ma di avere davanti persone con cui avere interazioni che richiedono competenze trasversali, quelle che dovremmo trasmettere ma che molto spesso ignoriamo bellamente. Tutto ciò al di là di luoghi comuni, delle boiate lette in giro sulle presunte difficoltà degli insegnanti delle materie umanistiche con questi argomenti: con buona pace, se non sappiamo formulare un sillogismo, non siamo buoni insegnanti. E se non sappiamo arrivare logicamente a concludere che se a New York è mezzogiorno, a Roma non possono essere le nove, forse non siamo neanche i bravi insegnanti che pensiamo essere.
Quando un alunno prende un'insufficienza in una verifica, si chiede dove ha sbagliato per studiare meglio la prossima volta, se è coscienzioso. Quando un docente non supera un test, sostiene che il test era iniquo, inutile o non attinente. Egocentrismo?
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