Passa ai contenuti principali

J. R. R. Tolkien e il mio mondo

Sembrerà incredibile, per chi mi conosce, osservare quanto poco spazio abbia Tolkien su questo blog. Riflettendoci anche io faccio fatica a trovare una ragione del perché così poco abbia parlato dei due libri che, probabilmente, più mi hanno aiutato a superare i periodi più bui della mia vita.
Infatti prima Il signore degli anelli e poi il Silmarillion sono state le letture che mi hanno maggiormente formato, probabilmente in maniera del tutto inconsapevole, ed instradato verso alcuni dei valori in cui credo.
E allora perché l'assenza di Tolkien da questo blog?
Pensandoci su, forse per pudore. Perché il mondo di Tolkien, così fiabesco ed epico ad un tempo, così profondamente impregnato di etica e religione, oggi non è più il mio mondo, o per lo meno non il solo. È un mondo a cui di tanto in tanto torno volentieri, come la casa natia a cui si torna per trovare conforto durante i lunghi ed estenuanti viaggi che ci portano chissà dove, ma che non è più ugualmente la nostra casa.
Oggi le granitiche certezze di Tolkien non sono più le mie: non riesco a vedere così netta la distinzione tra bene e male e Dio, se esiste, è lontano dalla mia strada. Di Tolkien però sento ancora mia la granitica certezza nella ricerca morale, nel bisogno di essere uomini fra uomini, ed il ricorso al simbolismo, sia che si tratti di simboli religiosi che di altri simboli, se possibile ancor più ancestrali. E se la ricerca di una profonda verità, prima ancora della verità stessa, debba passare attraverso l'intreccio della fiaba o di un romanzo epico, ben venga, poco importa se il nostro protagonista sarà un alcolista anonimo dei sobborghi di New York o un piccolo Hobbit che vede partire gli ultimi grandi portatori degli anelli, per varcare una porta e dire alla moglie, sono a casa

Post popolari in questo blog

Sulla violenza a scuola, sul classismo e sulle retrotopie

Sulla questione bullismo e insegnanti: fino a questa mattina lamentavo che tutti, ma proprio tutti, hanno parlato della questione senza mai interpellare la categoria (per dire, ecco una carrellata incompleta di articoli e opinioni di giornalisti vari ed eventuali: AGI, Amabile su La Stampa, Imarisio sul Corriere, Polito, ancora sul Corriere, Di Stefano, sempre sul Corriere, persino gente senza arte né parte come Lambrenedetto su Youtube si sono sentiti di dover dire la loro, infine Serra sul Corriere)




Poi sui forum e tra i gruppi della categoria ha iniziato a circolare una vignetta, che non riporterò, raffigurante un presunto insegnante d'altri tempi che rifila uno scappellotto ad un alunno, infallibile metodo educativo, e ho iniziato a pensare che forse hanno ragione i bulli, siccome so che la violenza di un bullo colpisce a scuola specialmente chi è ritenuto inadeguato al contesto, ecco, certi docenti non sono adeguati al contesto (tra l'altro stanno in compagnia di Sallusti…

Saggio breve: D'Annunzio, una vita per la bellezza

D’Annunzio, la vita per la bellezza



Sin dalla pubblicazione delle sue prime opere, Gabriele D’Annunzio è sempre stato capace di destare meraviglia, stupore e scandalo, tanto da crearsi addosso una patina di invidia e di rancori dura a sparire. Questi sentimenti di malcelato disprezzo nei confronti di questo autore trovano spesso una ragione ancora più forte di esistere nella scelta di aderire alle idee del Fascismo. Nondimeno Gabriele D’Annunzio è uomo del suo tempo: vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, l’autore è attore e artefice di quelle che sono le idee diffuse tra gli intellettuali del suo tempo, quel variegato sistema di idee e paure che viene chiamato Decadentismo.


Per i motivi sopra elencati, riguardo all'opera di Gabriele Rapagnetta, in arte D'Annunzio, è da tempo aperto un controverso dibattito. In sostanza, la questione che si pone è la seguente: quello dannunziano è reale Estetismo?

Al riguardo, con questo saggio verrà sostenunta una tesi ben precisa, ovv…