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Sebastiano Valentino Cuffari, I frammenti dello specchio

I frammenti dello specchio



Quando entro a scuola il freddo del primo mattino intirizzisce la mia carne, scende giù dalle labbra secche fino alle punte dei piedi, avvolte come fagotti negli scarponi neri e pesanti. Fuori il vento spazza le case, solleva foglie morte e trascina nubi, sono scure, cariche di pioggia. È mattino ma ancora fa buio.

La collaboratrice scolastica mi saluta con un cenno, sta smettendo la giacca e ripiegando una sciarpa bianca sbiadita. Nel volto della signora il peso del sonno e dell'età, le sue rughe squadrano gli zigomi, li contornano di stanchezza.


Metto piede nella sala insegnanti ed un timido raggio di sole esplode dalle fessure delle tapparelle, traccia un solco lungo il tavolo ricoperto di circolari non lette al centro della sala, i computer spenti sono voci mute e senza un perché, agli angoli gli armadi custodiscono libri ingialliti e ricoperti di polvere: è la memoria, mi dico, ma di cosa, questo non lo so più.


Suona la campana, rincorro qualche ragazzo che tenta di nascondersi alla mia vista, altri ne spingo affabilmente in classe. Immagini si susseguono di altre giornate, altri luoghi, altri ragazzi, chissà che fine hanno fatto ora? Quel delinquente sarà in carcere o ce l'avrà fatta a mettersi in riga? E quella che era rimasta incinta, chissà dove sta ora e come sta il suo bimbo. Nel sedermi alla cattedra scrollo di dosso i nomi che non ricordo più, inizio a biascicarne di nuovi, scritti su un registro di carta che, fra poco tempo, non sarà che fiamma, un lume forse, l'ultimo che la nostra scuola è capace di produrre


Parlano, in continuazione, li vedi e sorridi, annuisci, li sgridi e te ne penti. Sono altro da te ormai, sono qualcosa che non sei mai stato, o forse no, non sai dirlo, mentre le ore passano nella routine.


Cambi classe ed inizi a spiegare, rapidamente, senza fretta, perché il tempo passi senza accelerare la tua rincorsa. Vaghi per la classe ed il trasporto dell'immedesimazione ti acceca, sei Enea e Venere assieme, sei ogni personaggio della mitologia, ogni creazione letteraria.


Il brusio mi risveglia, languido si insinua nella corrente dei miei pensieri, scava dentro il rumore di fondo del mio silenzio. Cosa c'è. Sa prof. Ci ricordava tanto un'altra persona. Chi. Il prof dell'anno scorso, quello che lei sostituisce, si comportava come lei ora.


Ti avvicini alla finestra e ti accorgi che fuori ha iniziato a piovere. Nel buio delle nuvole cariche di pioggia si riflette un'immagine. È la tua, ma non sei tu. In quello specchio di pioggia vedi qualcosa che non riconosci, vedi la persona che sei diventato senza volerlo. E d'improvviso, sei e non sei.



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