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L'Europa del #14n

In principio è stata la Primavera Araba, e tutto il mondo si è stupito per come una generazione che, agli occhi degli occidentali, sembrava spenta e assopita, ha rialzato la testa, si è organizzata e ha rivoltato il mondo arabo dalla testa ai piedi. Ma la Primavera Araba è stata una rivoluzione mancata per tanti versi, si è fatta trascinare via dall'onda lunga degli estremismi religiosi, dei giochi di potere e della conservazione militare. Lì dove non ha potuto godere dell'appoggio occidentale, come in Siria e nello Yemen, la rivolta giovanile araba si è tradotta semplicemente in un bagno di sangue.

Ma la Primavera Araba ha insegnato qualcosa ai giorni occidentali, ovvero che i nuovi media non erano semplicemente strumento di controllo in mano alle potenze egemoni e ai poteri forti, ma profondo e radicale metodo di condivisione di idee, informazione, e democratizzante sistema di decisione politica. Forse con eccessi di entusiasmo e inesperienza giovanile, nel mondo occidentale più movimenti hanno tentato di muoversi sulla scia dei coetanei arabi. Il movimento degli Indignados nel mondo mediterraneo, Occupy Wallstreet negli USA. Persino la Russia di Putin e la Cina della grande rincorsa al predominio economico hanno visto dei bagliori di coscienza sociale da parte della nuova generazione.

Tuttavia è mancata ancora qualcosa, una chiara identificazione in un comune pensare, l'idea di qualcosa da costruire, qualcosa che rimescoli le carte in tavola. Abbiamo lasciato il gioco sul tavolo in mano alla finanza, scalpitando, lamentandoci se vogliamo, ma senza proporre un mondo concretamente diverso. Non lo fanno in maniera tanto radicale da poter coinvolgere una larga sacca della popolazione né il Movimento Cinque Stelle in Italia né il Partito dei Pirati in Germania.

È stata questa mancanza forse a permettere che gli Indignados e Occupy Wallstreet svanissero nel nulla, dando ragione a coloro che, alla luce dei fatti giustamente, avevano pronosticato la povertà politica di questi movimenti rispetto al '68.

La stagione della rivolta sociale ricomincia il 14 Novembre 2012, e dal successo o fallimento di questa manifestazione e dipenderà gran parte del futuro dei movimenti giovanili in Europa. Si tratta innanzitutto di un movimento Europeo, la presa di coscienza della gioventù dei paesi più colpiti dalla crisi. Portogallo, Spagna, Italia e Grecia, tutti insieme i giovani si coalizzano in un'unica grande rivolta, e per la prima volta, sembra chiaro cosa vogliono. Non si stata più solamente del no alla politica di Austerity, ma i giovani oggi, finalmente, propongono.

Chomsky, Bauman e Keynes, idee anche in profondo contrasto tra di loro oggi sembrano trovare un comune accordo nella richiesta di salvare lo stato sociale, di bloccare il Warfare per conservare il Welfare, nella richiesta di più settore pubblico perché è lo stato che deve garantire i suoi cittadini e far ripartire l'economia, non massacrarli in una continua rincorsa alla paura del tracollo.

I giovani oggi sono consapevoli che non è la globalizzazione il male, perché da essa nasce la loro comune consapevolezza, ma che il male sta nel capitalismo globale, sovranazionale, che ha bypassato le scelte democratiche dei cittadini in nome del diritto al profitto di pochi. A scapito della stessa democrazia delle singole nazioni. Considerazione sempre più stringente, nel giorno in cui un presidente non eletto ma scelto dalle banche si dice pronto a continuare il suo lavoro anche dopo il probabile fallimento delle prossime elezioni.





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