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Quando mi confrontavo con il pastiche e il Postmodernismo - Come una storia, Capitolo XIII

Capitolo XIII
This world is spinning around me
This world is spinning without me
Every day sends future to past
Every breath leaves one less to my last
(Questo mondo gira intorno a me
Questo mondo gira senza di me
Ogni giorno spinge il futuro nel passato
Ogni respiro ne lascia uno in meno prima dell'ultimo)
Dream Theater, Pull me under

Non sapeva bene cosa fare e come comportarsi gli ultimi avvenimenti gli erano decisamente sfuggiti di mano e forse ora aveva bisogno più che mai di essere in se stesso in tutto e per tutto ma come fare ora che non era più se stesso o era solo una parte di sé o il vero sé questo non lo sapeva non lo capiva e forse c'era poco da capire e nessuna possibilità di capire perché nulla si capisce davvero e tutto scorre fra le mani e sotto i piedi nel tempo e i dedali di strade ed i crocicchi si facevano vortici turbinanti mimetici turbamenti di musiche tintinnanti tra portici e scale e porte scalcinate e fari del porto che giungeva infine come muta visione nel frastuono delle urla un gorgoglio di genti fra le luci delle onde riflesse sugli scafi e la varia umanità tutta nelle sue mille faccende affaccendata. Correva quell'anno e correvano le persone e le urla dalle finestre sulle strade e due amanti immersi nel loro orgasmo e lei presa dal piacere chi minchia si finisci subitu sussurrava alacremente stonando le povere tempie dell'uomo supino che supinamente subiva i suoi conati di piacere e dal pulpito innanzi l'amorevole nonnina invitava il recondito pargolo chiuri ca trasi u 'mpilenu e la corsa dei veicoli fra le vecchie straduzze scolpite di pietra e variopinte casse di mutevoli frutti ed odorosi colori ed il sordo vociare di sonnolenti banditori di pira puma pessica da chiana bambini che corrono all'impazzata inseguendo lo sferico sogno ricucito di pelle tira tira chi spacchiu sii tira non vali nenti. Tutto ruotava intorno a lui ed il suo pensiero se mai c'era stato sfuggiva fra le traverse seguendo i rigagnoli delle acque stagnanti delle condutture diroccate e comu veni si cunta diceva il vecchio investito dalle gocce di tempo schizzate dall'auto di corsa e ca si iungi facissi l'infennu pensava il bagghiolo osservando con l'occhio a pampinedda del filosofo appena sorto dalle nuvole. Unni sta jennu con fare premuroso il passante mostrando il pugno socchiuso chiedeva con grazia al povero perso e poi il volto deciso ed il sorriso dischiuso ed il dente davanti dorato donava d'un fare distinto e la donna che torna dalla nobile impresa del piacere notturno ed il principale che salìa la sua paga stuiti u mussu chissa è a to pava e si non ti va beni ti pigghiu a cauci 'nto culu ma tutto si perde nel torpore dei gusti e la donna che vocia al bimbetto tornante dalle fatiche mattutine annachiti ca ci staiu calannu a pasta e nel nebuloso volteggiare delle mille faccende intanto giungevano i noti muri della confortevole casa e la padrona muta osservava silente Juan imboccare rapido la porta.

Sebastiano Valentino Cuffari, Come una storia, 2011 
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