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L'America di Mr. Obama e quella del Dr. Robinson

Certo, ora ci sembra tutto facile: ora che Obama è al suo secondo mandato, ora che l'assuefazione ci fa quasi dimenticare la strabordante novità della sua elezione, tutto ci sembra quasi scontato. Eppure non è così, non lo è affatto.

È vero, l'America di Obama, l'America di Sara Palin, l'America dei Bush, dei Clinton, dei Nixon e dei Kennedy ha sempre avuto una capacità di narrare se stessa che noi Europei non riusciamo neanche a sognarci. La narrativa americana dal dopoguerra ad oggi ha semplicemente continuato quanto già prima della follia di Hitler si era andato delineando, ovvero una vivacità, una capacità di penetrazione del reale e della società nella sua rapida e caotica evoluzione che ha avuto pochi rivali nella storia. In un certo senso è come se l'America lungo tutto il Novecento si è narrata, per conquistare il mondo, certo, ma nondimeno per esplorare se stessa. Scomparsa la frontiera lontana dai confini, la frontiera è divenuta l'America stessa nella sua realtà multietnica e frammentata.

Sia chiaro, questa narrazione non è stata tipica solamente della grande narrativa o della poesia: è stata una costante del sistema dei media americano. La narrazione si è velata d'ironia o di moralismo, è stata retorica o minimalista, cinica o buonista, ma è stata narrazione di se stessa.

Ed è così che solo l'America ha potuto intraprendere un percorso a ritroso rispetto a quanto comunemente avremmo visto nel Vecchio Continente: ha prima narrato l'equiparazione fra le diverse etnie, la perfetta integrazione fra le parti che ne compongono l'insieme, per poi infine realizzarlo concretamente nell'elezione del presidente Obama. In questo senso il filo conduttore che in tv parte dai Jefferson, famiglia un po' raffazzonata, passa dal dottor Robinson per arrivare agli Obama: la narrazione di come i neri d'America si affermavano nella società, da piccoli borghesi, poi famiglia agiata, fino al presidente degli USA.

E poco importa se quella rappresentazione era almeno in parte menzognera: aver rappresentato un'America possibile ha permesso di renderla via via sempre più reale.

Pensiamo al nostro paese: quanta fatica si fa nel rappresentare la diversità nella nostra narrazione e, peggio ancora, essa è sempre diversità, mai integrazione. Nella nostra rappresentazione non sembra esserci spazio per un nuovo mondo possibile, ma solo per recriminazioni di diversi schieramenti, sempre in lotta ed aperto contrasto tra di loro.

 

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