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Quer pasticciaccio brutto de le prove INVALSI

Oggi, giorno 18 Giugno 2012, come previsto, i miei alunni si sono ritrovati ad affrontare l'ultima prova dell'esame di terza media, la tanto temuta prova nazionale INVALSI. Temuta sia da loro che da me e dai miei colleghi, per tutta una serie di motivi: ansia da prestazione, paura di compromettere l'esame, la preoccupazione per la comparsa di parti del programma che, per motivi dei più diversi, non si son potuti affrontare.

La prova INVALSI è, agli occhi dei docenti, la prova d'esame che serve a segare le gambe degli alunni e a costringere poi ad improbabili aartifici durante l'orale per salvare il salvabile. Perché, è inutile chhe si ci giri intorno, tutti sappiamo che i docenti, complici delle circolari quanto meno ambigue e le pressioni che provengono dall'esterno, sono costretti ai salti mortali per fare uscire dalle scuole quanti più promossi posssibili, come se scuola dell'obbligo sia sinonimo di obbligo d'avere un titolo di studi, meritato oppure no.

Proprio ieri Lettera43 pubblicava un bellissimo articolo sul merito nella scuola e sulla necessità di rippristinare il rigore e il valore della bocciatura come metodo per permettere ai ragazzi di maturare. Sarebbe un tema complesso e lungo da trattare, ma basti pensare che, come tutti sanno e fan finta di non sapere, dato che le circolari ministeriali parlano di ammissione agli esami con tutte sufficienze, i docenti sono costretti ad alzare i propri voti da insufficienze anche gravi al sei se il voto del consiglio di classe è a maggioranza per l'ammissione agli esami, con buona pace di un sacrosanto quattro preso per il totale rifiuto di una materia da parte di uno studente. Inoltre la politica della promozione a tutti i costi (o della scuola bella da vivere e con mille progetti dei presidi/manager) non ha fatto altro che svilire il ruolo dei docenti, sempre più persi nell'essere un surrogato deei genitori/assistenti sociali/educatori/amici/fratelli maggiori e sempre meno coloro che dovrebbero trasmettere delle conoscenze e delle competenze.

Tornando alla prova INVALSI, si può senza esitazione definirla una prova stupida: lo è perché non è sensato proporrre una prova in cui la fortuna possa avere un ruolo così alto come in un test in cui nella grande maggioranza delle risposte il candidato ha almeno il 25% se non il 50% delle possibilità di rispondere correttamente senza neanche avere letto la domanda; è una prova stupida perché non potrebbe essere altrimenti una prova che non sia tarata sulle competenze del SINGOLO, dopo che per un intero ciclo di studi l'alunno viene educato a sviluppare le SUE competenze, a valorizzare le SUE conoscenze e le SUE abilità. La prova INVALSI avrebbe senso in una scuola che dovesse abolire le prove e le programmazioni differenziate, sin dall'inizio del ciclo d'istruzione richiedere delle conoscenze e competenze perennemente standard e avere il coraggio di bocciare, al di là degli svantaggi economici, chi non dovesse raggiungere tali standard. Si parla di scuola del merito, ma nella pratica è proprio chi dirige la scuola che non vuole questi standard perché, oltre a creare potenzialmente un elettorato forte e consapevole, ovviamente verrebbero meno i fondi, il vil denaro, provenienti da quelle famiglie che fanno proseguire il ciclo di studi dei propri figli fino al tantoo agognato titolo confidando nella clemenza dei professori.

Ultimo dato, non meno importante per valutare la stupidità di una prova simile: ad oggi, l'esame di terza media è l'esame più complesso che i nostri studenti si trovano ad affrontare, ben più complesso della prova di maturità, della laurea o anche solo di un concorso pubblico. Una prova scritta di italiano, una di matematica, una prova di tecnologia, una di inglese e una di un'altra lingua, la prova nazionale INVALSI e infine il colloquio orale pluridisciplinare su tutto il programma dell'ultimo anno di studi. A tredici/quattordici anni, spesso, nel caso degli stranieri, con un'alfabetizzazione ancora scadente. Se per voi un esame del genere è normale, soprattutto nel caso di ragazzi che non hanno mai affrontato altri esami dato che quello della quinta elementare non esiste più...

Io oggi, guardando i miei alunni, le loro facce e i loro risultati, non riesco a dire di aver trovato dei ragazzi competenti o incompetenti, anche perché le risposte fornite dal ministero sono spesso alquanto contestabili. Invece ho visto dei ragazzi stanchi, dopo una settimana di prove scritte, di ripasso in vista del colloquio orale e sotto il sole che batteva a trentacinque gradi.

Questo per dire, se non s'era capito, che a me questa prova fa ampiamente schifo.

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