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Conversazioni sull'educazione (parlando di tutto, tranne che di essa)

Queste conversazioni sull'educazione di Bauman e Mazzeo sono interessanti per svariati motivi. Innanzi tutto perché trattano di educazione in senso lato, senza sterilizzarsi in argomentazioni scolastiche su competenze, conoscenze e abilità e la loro declinazione in voti. Sia chiaro che questi concetti vengono esposti eccome, ma nel loro senso più naturale, ovvero indicando cosa vogliano dire davvero, nel mondo reale, e non quale sia la loro rappresentazione numerica su di ma pagella.

Ma soprattutto queste conversazioni ci descrivono la funzione dell'educazione, della paideia, nel mondo della società liquida e del pensiero debole, lì dove la protesta non nasce più fra i giovani per la mancanza di diritti ma perché, consumatori imperfetti, difettosi, i giovani non sembrano al momento capaci di costituire un ordine nuovo e una nuova società, ma solamente di reclamare i diritti acquisiti dai padri.

Del resto viene ben messo in luce da Bauman come la società postmoderna sia una società risucchiata da valori voleri transnazionali, impersonali, che trascendono i diritti dei singoli e delle comunità in funzione del puro profitto e della società dei consumi. In questa società l'educazione, sempre più tecnica, ammaestramento anziché formazione di uomini, non ha la funzione di scardinare gli orizzonti, ma anzi di appiattire gli animi sulla visione consumistica occidentale.

Tutto ciò mentre la crisi informa, tragicamente, di quanto sia stato ingannevole il nostro modello di sviluppo, di quanto il capitalismo si serva delle crisi per poter sopravvivere e rinnovarsi, passando sul cadavere di un'intera generazione che vede oggi tutte le proprie aspettative tradite, consapevole di essere la prima generazione da secoli ad esser costretta ad un livello sociale inferiore a quello dei genitori, relegata in posti di second'ordine nella vita sociale e lavorativa, con la sensazione di aver sprecato soldi e tempo negli studi mentre la società non sembra pronta ad accoglierla.

Quello che Bauman descrive è un quadro impietoso, in cui gli spiragli di luce sono davvero pochi e in cui soltanto la speranza, che balena di tanto in tanto, di un movimento profondo che prima o poi dovrà comparire per scardinare l'ordine attuale, porta un po' di fiducia per il futuro.

Sempre buttando un occhio ai tagli alla scuola, alle tasse universitarie che si raddoppiano in tutto l'occidente che oggi come non mai sembra proporsi di allontanare i giovani dall'istruzione, malgrado la retorica di regime dica esattamente il contrario. Visioni del mondo, ambienti culturali, modelli educativi si confrontano e, sullo sfondo, la diffusione della rete, vista con consapevolezza, con lo sguardo benevolo di chi, agli entusiasmi dei rivoluzionari sulla rete, fa notare che nessuna rivoluzione è mai nata per gli interessi dei singoli, ma sempre quando questi sono diventati gli interessi diffusi e condivisi delle comunità.

 

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