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Sulla questione del governo dei tecnici

Giusto un appunto: da qualche parte si è detto, giustamente, che si è fatta confusione sulla definizione di governo tecnico. Un governo tecnico, in senso lato, è quello che non comprende politici. Benissimo, fin qui la definizione calza a pennello con il governo presieduto da Monti. Ma poi, andando nello specifico, chi è un tecnico? Sicuramente un tecnico è una persona che dovrebbe avere delle competenze specifiche su un determinato argomento: bene, se questa definizione può essere calzante per alcuni ministri, come il ministro Severino o il ministro Profumo, non per forza invece corrisponde ad altri membri del governo come Passera o lo stesso Monti. Non perché si tratta di persone in mala fede, sia chiaro, non stiamo discutendo di questo: ma perché, oltre che economisti, queste persone sono ANCHE banchieri, ovvero allo stesso tempo giudici e giocatori nel gioco della finanza pubblica. Il principale difetto di questo governo Monti è di essere squilibrato verso gli interessi delle grandi banche e della finanza: se all'interno della compagine governativa, assieme agli emeriti economisti si avesse avuto il coraggio di coinvolgere uomini provenienti dalle parti sociali, dai sindacati, dal volontariato, dalle Onlus, forse si avrebbe avuto un governo più ballerino e litigioso, ma sicuramente le leggi che ne sarebbero uscite sarebbero state più attente non soltanto a risanare i debiti creati dal malgoverno e dalla finanza, ma anche a non massacrare stato sociale e diritti che, dal Settecento ad oggi, sono sempre più parsi inalienabili nell'Occidente.
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