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Se i bavagli all'informazione vengono messi anche fuori dall'Italia - sulla legge bavaglio in Sud Africa

Con colpevole ritardo scrivo di uno dei fatti più sconcertanti della scorsa settimana: ne hanno parlato tutti i giornali e i siti di informazione più avveduti, mi limito qui a citare l'articolo di Il Post. Per farla breve, con un blitz di certo non bene augurante, la camera del Sud Africa ha approvato una legge che lita fortemente, per non dire annulla, la possibilità di pubblicare e diffondere documenti ritenuti, genericamente, importanti per la sicurezza nazionale e pertanto secretati.mnulla di nuovo rispetto a quanto si pensa e si dice anche in Italia, insomma. Se non fosse che una legge del genere in Sud Africa rimanda a tempi davvero bui, quelli dell'apartheid, quando con simili norme si nascondevano davanti sll'opinione pubblica i misfatti delle discriminazioni bianche nei confronti della popolazione nera. Tempi bui insomma. Tempi, in tutto il mondo, a quanto pare, in cui oligarchie si dannano l'anima per allungare il sonno della ragione. Sembra evidente come dalle nuove tecnologie e dalla diffusione di massa delle informazioni coloro che sono più colpiti paiono proprio i ceti forti,mille oligarchie che più temono scolarizzazione e informazione di massa. E questo mi sembra decisamente un buon segno. Ora sta a noi non arrenderci, non consentire che questi moti reazionari abbiano il sopravvento di fronte ad un nuovo umanesimo, un nuovo illuminismo. Il nostro compito non è più solo quello di protestare, la protesta si è già scatenata, in tutto il mondo, anche in regioni dove non avremmo mai pensato potesse accadere. Ora agli intellettuali, a coloro che fanno informazione, agli operatori dell'istruzione, a tutti coloro che possono e vogliono spetta un altro compito: il ruolo della testimonianza, dobbiamo alimentare la protesta, alimentare la sete di riforma sociale, alimentare quei movimenti come Occupy Wall Street che non nascono dal nulla. L'indignazione di massa va sostenuta per non renderla una mera parentesi, per andare oltre una generazione, quella dei nostri padri, che tanto ha fatto e pertanto dovremo riconoscerne i meriti per non cadere negli stessi errori. Ma che allo stesso tempo su tanti, troppi punti, è ancora molto indietro rispetto a quanto la nostra generazione esige e riconosce di esigere giustamente.
Il Sud Africa non può tornare indietro di vent'anni, non possiamo consentirlo. Tutti dobbiamo essere vicini alle proteste legittime scoppiate in quel paese, perché nessun segreto di stato vale la libertà di stampa e di essere informati.
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