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Riflessioni sparse su c'è Libertà solo nei romanzi

"Un individuo che vive in mezzo ai dubbi dell’esistenza può prendere in mano il proprio destino? E si possono fare previsioni circa il destino o il futuro? Queste antiche domande possono avere nuove risposte? Ogni scrittore può rispondere a modo suo e nessuno riuscirà a trovare l’unica risposta giusta. Da parte mia penso che nessuno abbia la possibilità di trasformare questomondo e la natura umana, in compenso può provare a conoscerli, ed è proprio la funzione della letteratura.

L’individuo si trova di fronte a un vento di follia che spazza via ogni cosa sul suo passaggio, sia esso la rivoluzione violenta comunista o le guerre scatenate dal fascismo, e l’unica scappatoia sembra essere la fuga, ma - come se ciò non bastasse – è necessario rendersene conto in modo lucido prima che tali catastrofi arrivino. Fuggire è salvare se stessi. Tuttavia, probabilmente, la cosa più difficile è fuggire le ombre che abbiamo dentro di noi. Se non si ha una conoscenza chiara di se stessi, si rischia di perdersi dentro il proprio inferno.

Quanto alla letteratura, è una sorta di sprone, che risveglia la coscienza degli uomini, li spinge a riflettere in profondità e li incita a esaminare l’oscurità che hanno in fondo a se stessi. Sebbene la letteratura sia basata sull’esperienza acquisita dagli uomini, la forza di discernimento che essa raggiunge supera ogni aspettativa.

(traduzione di Simona Polvani)

Gao Xingjian"

Il passo che leggete qui sopra è tratto da uno splendido articolo pubblicato domenica 27 Novembre 2011 su La Lettura, allegato domenicale del Corriere della sera. È presto detto il perché mi sia sembrato giusto pubblicare questo passo: per quanto Gao Xingjian dia qui una sua interpretazione di cosa sia la letteratura, è chiaro dove il nostro autore voglia arrivare. Non esiste letteratura che si perda nell'ovvietà, nella banalità del reale. La letteratura è per sua natura problematica, nel suo redimersi estetico nasconde o al contrario amplifica le mille sfaccettature e contraddizioni del suo essere crisi perenne.

La letteeratura, sì, non è soluzione. Né scientifica né filosofica. La letteratura si nutre del dubbio, non di risoluzioni dei problemi. La letteratura si cosparge delle ceneri del peccato e del pentimento, non si guadagna la pace rassicurante dell'assoluzione.

La letteratura lascia alle altre scienze umane la gioia della scoperta, dello scandaglio, dello scavo nella mente umana e nella sua anima per portarne allo scoperto i frutti. La letteratura, mentre queste scienze si accingono a giungere alla loro meta, è già intenta a procurarne loro di nuove immersa com'è nel suo dubbio metodico.

Non esiste letteratura della libertà, non esiste letteratura dell'ideologia. Queste sono finzioni del perbenismo stesso e della politica. L'unica cosa che la letteratura può fare è smascherare le ideologie e sviscerare la natura illiberale di ogni libertà imposta.

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