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La potenza della parola è tutta qui



Ok, apparentemente è una boiata, eppure questa scritta su di un muro (e non mi chiedete dove sia stata fotografata né se si tratti di un fake, perché non lo so) è una delle cose più potenti che ho letto ultimamente.
Certo, forse dipende anche dal fatto che in questo periodo, complice il marmocchio in casa e il lavoro triplicato a scuola, le letture "per puro svago" si sono ridotte al minimo. Tuttavia in queste due frasi avviene qualcosa di grandioso, qualcosa che solo l'uso della parola, benché casuale o dilettantesco, riesce a creare.
Di per sé si tratta di un gioco retorico abbastanza semplice. Attraverso l'inversione sintattica di due elementi della frase, ovvero l'attributo bella e il complemento di specificazione di merda, si crea un costrutto fortemente ironico, in cui sono le espansioni ad arricchire e completare in maniera paradossale gli argomenti dei verbi, ovvero ciò che realmente è portatore del significato centrale delle frasi. Infatti il nucleo del ragionamento, costruito attraverso i predicati (non) lasciare e rovini, il secondo dei quali regge gli argomenti giornata e vita, porta ad un confronto tra un singolo e minimo giorno e un'intera esistenza. Questo confronto potrebbe essere drammatico, epico, analitico; invece diviene paradossale, e lo diviene grazie, a punto, all'inversione dell'attributo bella, che andrebbe logicamente associato a vita, e del complemento di specificazione di merda, che ci aspetteremmo accanto a giornata.
Insomma, lo spostamento di due espansioni, nello specifico una singola parola e un sintagma, rivoluziona un ragionamento, portando alla risata e al paradosso.
Ma c'è ancora di più. Per usare delle categorie, volendo, pirandelliane, se passiamo dal comico all'umoristico, possiamo notare come nel periodo non lasciare che una bella giornata rovini la tua vita di merda, facilmente passeremo dall'aspetto denotativo all'aspetto connotativo: cosa ci fa venire in mente il sintagma bella giornata? E cosa il sintagma vita di merda? Insomma, ogni lettore inizierà a viaggiare, superando l'aspetto più assurdo di questa frase complessa, per tentare di immaginare cosa possa stare dietro quelle parole. E nell'atto stesso dell'immaginare quelle belle giornate e quelle vite di merda, esse prenderanno vita, forma, anche se momentanea e immaginaria. 
In questo prendere vita e forma delle parole, con una potenza ben superiore rispetto a quanto siamo disposti a riconoscere, il graffitaro o chi per lui avrà vinto sulla nostra razionalità, avrà causato in noi la sospensione di incredulità. Avrà, è bene dirlo, fatto letteratura.

Edit: il buon prof. Morandin osserva che il di merda non è tanto da considerare un complemento di specificazione, quanto un complemento di materia o, forse meglio, di qualità. Personalmente propendo per la seconda ipotesi, ma, sottigliezze logiche a parte, questa precisazione nulla toglie al ragionamento sopra esposto riguardo allo slittamento sintattico e semantico che realizza il paradosso letterario di questa frase complessa.
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