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Mobilità, deportazioni e altre cose che avrei preferito non vedere

Scriverò solo questo post sulla mobilità e su quello che sta accadendo nel mondo della scuola anche in questa estate. Le modalità scelte per questa procedura di mobilità straordinaria sono indegne di un paese civile: non è possibile pensare che il trasferimento di migliaia di persone (a occhio alla fine della fiera più di cinquantamila famiglie sarà sballottata per l'Italia) venga gestito in maniera così poco trasparente e, soprattutto, improvvisata. Detto questo, cari colleghi, come al solito state facendo tutto, ma proprio tutto, per sembrare degli stupidi. Leggo e ascolto accorate proteste scritte o pronunciate in un italiano stentato, tra errori grammaticali e dialettalismi; avete rispolverato il paragone con le deportazioni, facendo sembrare persino Rondolino uno storico di razza; parlate di trasferimenti del tutto inaspettati quando era ben chiaro nel testo della legge che all'adesione al piano d'assunzione straordinario corrispondeva la presa in carico di questo rischio, facendo in questo modo il gioco di chi vi dice e vi dirà che, se non volete trasferirvi, non dovevate aderire al piano oppure ora vi dovete dimettere. Sono cose che dico da un anno e più, ma sigle e siglette, associazioncine e gruppetti Facebook autoreferenziali si ostinano a praticare queste tattiche suicide, leccando il culo del Movimento Cinque Stelle, pensando a chissà quali stravolgimenti della scuola dopo le elezioni. Intanto il MIUR e il corpo docenti, tutti, fanno una pessima figura, mostrando un mondo in cui incompetenza, irresponsabilità, regressione infantile e approssimazione la fanno da padroni e in cui i vertici ignoranti sono lo specchio di lavoratori rinchiusi in una guerra tra bande. Se questa è la scuola pubblica, se questi sono i suoi dipendenti, per favore licenziateci tutti, dal ministro all'ultimo degli insegnanti, e ripartite da zero.

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