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Per una didattica modulare delle lettere nella Scuola Secondaria di II Grado



Da anni ormai mi batto per una didattica modulare per quanto riguarda l'insegnamento delle lettere e di storia nella Scuola Secondaria di II Grado. Penso che, se ben pensata, una struttura a classi aperte possa essere il modo migliore per sfruttare il recente Organico del potenziamento, senza creare docenti di serie A e serie B all'interno dell'organico delle scuole. Sono assolutamente contrario alle fasce di livello, comode solamente per una didattica per le competenze espressione della sua interpretazione più gretta (ovvero quella per cui le competenze servano solo per competere, meglio, nel mondo del lavoro). Non così le classi aperte: ad esempio io le assocerei ad una didattica modulare, cosa che, tra l'altro, consentirebbe con una turnazione continua di far girare i docenti fra biennio e triennio nel corso degli anni in maniera meno traumatica, più organica ed eviterebbe di sprecare competenze dei docenti assunti sull'organico di potenziamento. Faccio un esempio: nell'anno 20** ho 15 docenti di lettere da distribuire tra triennio e biennio. Di questi 5 potrebbero occuparsi di moduli disciplinari di grammatica per il biennio, 10 di moduli disciplinari di narratologia-testo narrativo, teatro, testo poetico-lirica, testo poetico-epica tra biennio e triennio (è un esempio eh, uno dei tanti fattibili). I gruppi classe si muoverebbero a seconda dei moduli da svolgere nella singola annata, quindi non saremmo più strettamente legati al singolo gruppo classe, ma agli argomenti da svolgere e alle competenze da raggiungere, cosa che permetterebbe anche di modulare in maniera più flessibile il monte ore. L'anno dopo, per turnazione, chi si è occupato di grammatica, per esempio, va ad occuparsi di testo narrativo; chi ha fatto testo narrativo, va sul testo poetico (come per le posizioni sul campo a pallavolo).
Alcuni moduli (grammatica; narratologia-testo narrativo; teatro; testo poetico-lirica; testo poetico-epica) sarebbero obbligatori nel corso dei cinque anni - non è immaginabile che italiano divenga un insegnamento opzionale - mentre altri moduli potrebbero essere opzionali, fermo restando che ogni alunno dovrebbe comunque svolgere, tra biennio e triennio, dei moduli opzionali per completare il suo percorso. Con questi moduli opzionali ma obbligatori nel complesso si potrebbero valorizzare le specificità degli insegnanti: se ho nel corpo docenti uno storico questo potrebbe costruire un modulo opzionale sul metodo storico, o un corso monografico; se ho un giornalista potrebbe venire fuori un modulo sull'editoria; se ho uno scrittore un modulo sulla scrittura creativa. Le opzioni potrebbero essere tantissime, moduli di letteratura comparata, moduli paralleli letteratura-linguaggio audiovisivo, moduli con approfondimenti sulla storia dell'arte piuttosto che sulla filosofia. In tutto ciò almeno eviteremmo che i docenti di potenziamento finissero per fare i tappabuchi o progetti fumosi fatti tanto per non fare stare i colleghi in sala insegnanti in attesa del Messia.
Ulteriormente: un sistema modulare, al triennio, mi permetterebbe di scandire nuovamente l'insegnamento della letteratura, partendo non dal mero ordine cronologico, ma dalle reali capacità di interpretazione degli studenti. Oggi come oggi al terzo anno delle superiori iniziamo lo studio della letteratura italiana con argomenti del tutto incomprensibili per gli studenti, come la poesia del '200. Il risultato è che, per amor di programma, svolgiamo l'argomento, ma male. Con una didattica modulare potremmo invece partire da argomenti più fruibili, come il testo narrativo, per passare via via a testi più tecnici per esempio il testo teatrale, il testo epico fino alla lirica; il tutto andrebbe raccordato con moduli a carattere comparativo e cronologico, per non perdere la visione storica che accompagna lo studio della letteratura. Un modo insomma per coniugare capacità degli studenti, disponibilità degli organici e necessità dei programmi.
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