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Diverso è bello

Malgrado ciò che ne dicono coloro che sbandierano la natura in ogni dove, ma che poi della natura sanno poco, la diversità è  cio che garantisce la vita. Se pensiamo all'evoluzione della specie Homo, senza la biodiversità, senza le variazioni genetiche che ci contraddistinguono, noi oggi non saremmo qui. Nella storia della nostra specie la sopravvivenza ad alcune malattie è dovuta proprio al mantenimento di diverse varietà dei nostri geni, diversità che ha consentito di resistere anche alle mutazioni di virus e batteri. Un caso celebre nella letteratura antropologica è quello dei diversi geni adattatisi a resistere alla malaria e che, in circostanze ben precise, sono anche causa dell'anemia e della talassemia. Del resto con i progressi della genetica stiamo anche apprendendo come funzioni l'invecchiamento, e ciò che ne viene fuori è come certi geni, che in gioventù sono assolutamente vantaggiosi per l'uomo, siamo poi causa nella maturità delle malattie neurologiche.
Le variazioni genetiche e il mantenimento di questa biodiversità sono stati talmente importanti da sopravvivere per milioni di anni: pochi sanno che fra le etnie dell'Africa spesso ci sono differenze nel patrimonio genetico comparabili a quelle che ci dividono dall'Homo Erectus.

La domanda da porsi, a questo punto, è, se questa diversità è stata ed è la nostra salvezza nella mostra evoluzione biologica, perché non dovrebbe essere così anche per la nostra evoluzione culturale? Perché non dovrebbe essere vantaggioso mantenere e proteggere la diversità culturale, una riserva di risorse da adoperare nelle diverse circostanze della nostra storia?
Basta passeggiare per le nostre strade per notare il fastidio nei confronti delle diversità, che si tratti di diversità sessuale, di ceto sociale, di etnia o di religione. Sotto la maschera dell'integrazione si nasconde la sottomissione: il migrante in casa nostra deve accettare i nostri usi e costumi, la nostra religione, le nostre leggi. Deve essere noi, senza diversità. I gay sono malati, ma si possono curare, e comunque farebbero bene a non mostrarsi. I poveri vestiti da poveri fanno un po' schifo, magari si vestano un po' meglio. Nel frattempo rinunciamo, inconsapevolmente, a delle risorse da giocarci nell'evoluzione della nostra cultura, della nostra società, al patrimonio e all'apporto di idee di queste diversità. Rinunciamo a ringiovanire la nostra cultura, pensiamo che la chiusura autistica possa risolvere i nostri problemi. Quando un giorno la diversità non busserà semplicemente alla nostra porta, ma, trasportata dalla fiumana della storia, ci piomberà addosso, saremo un po'più disarmati, più inconsapevoli, più incapaci di dialogare.
Per carità, sono scelte.

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