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Un professore errante per l'Italia

 Si è concluso il primo quadrimestre: mentre i consigli di classe svolgono alacremente i loro adempimenti riunendosi in folli maratone pomeridiane per tradurre in numeri e valutazioni quanto hanno fatto per quattro mesi, come ogni docente vengo colto da dubbi e rimorsi. Avrò fatto bene? Quell'alunno sarà rimasto sotto la sufficienza per demeriti suoi o miei? E nel secondo quadrimestre come ho intenzione di correggere il tiro?

Per mia fortuna insegno in alcune classi in cui, malgrado il loro insegnante di lettere, gli alunni studiano con volontà e ottengono discreti risultati, fino ad avere un numero di eccellenze francamente insperato. Ovviamente il valore di un insegnante non si misura sugli alunni più dotati, quelli che, in un modo o nell'altro, ce la farebbero anche senza il docente. E allora gli altri? Quelli che vanno aiutati, guidati? Quelli hanno già la sfortuna di vivere in un paese bigotto e che non ha ben chiaro come vadano trattati, men che meno lo abbiamo noi docenti, impelagati in una terminologia falsamente tecnica, la dicotomia conoscenze-competenze, tesa a nascondere la burocratizzazione di un mestiere che si pretende funga come una scienza esatta e non si ponga domande, né metodologiche né di merito.

Poco importa se la distinzione fra competenze e conoscenze è realmente solo una questione di forma, perché non esiste sapere senza capacità di concretizzazione, così come non esistono vere competenze senza capacità di concettualizzare (concettualizzare, quanto fa paura questo termine nella nostra scuola?)

E si può poi pensare di lavorare nella nostra scuola per protocolli esatti? E la definizione stessa di scienze umane non viene così abolita? È l'insegnamento una scienza esatta o una di quelle scienze che per le loro stesse caratteristiche ontologiche non si possono fondare sull'esperimento ed in cui all'insegnante, nel rispetto della professionalità e dell'impegno che la nostra utenza merita, vengono richieste soprattutto empatia, creatività, buon senso?

Quanti insegnanti si chiedono cosa stanno facendo a scuola e quanti ormai sono semplicemente indottrinati dalle disposizioni che vengono dalle riviste di didattica più alla moda o dalle disposizioni ministeriali?

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