Passa ai contenuti principali

Ubuntu: la comunity ha sempre ragione?



Che per Ubuntu ed in generale Linux la comunity degli utenti sia qualcosa di fondamentale, è cosa nota. Tuttavia il rapporto con la comunity può a volte divenire maniacale, di eccessiva dipendenza. Soprattutto se questa comunità ha la tendenza a chiudersi in se stessa, a divenire una comunità "ideologica", slegata dalla realtà dell'evoluzione del settore. Al riguardo, pubblico un mio recente intervento su un noto blog.



dico la mia: innanzitutto trovo abbastanza stucchevole la polemica continua su Ubuntu. il mondo Linux è vario, aperto e gratuito, non vi piace più Ubuntu? lecito, comprensibile, legittimo, passate ad altro anziché continuare comunque a criticarla a prescindere se le scelte siano coerenti. Ora, mi sembra un dato di fatto che dalla netbook edition Ubuntu, seguendo il mercato e non più o non solo la comunità, si stia muovendo su più fronti. Che il mondo mobile, con smartphone e tablet stia prendendo piede non lo dice Canonical, lo dicono i dati, e, inciso, se succede non è certo merito della comunità dei linuxiani, in questo fermi e con i paraocchi persino spesso davanti ad Android, che in fin dei conti nasce da linux stesso.Si va verso un'epoca touch screen, non per scelta di canonical ma per scelta dell'azienda trainante il mercato, la Apple. O ci si adegua o si sfonda con idee totalmente nuove, oppure si vivacchia come ha sempre fatto la comunità linuxiana. Che Canonical, mettendoci soldi e faccia, voglia anche provare ad espandersi e a guadagnarci un minimo è legittimo e comprensibile, che il lavoro su Unity sia molto meno peggio di quanto si dice in giro, pure. La dash, tanto criticata, è molto più funzionale di quanto si vuol far credere, idem per il launcher che, se lo spostate in basso, è una comunissima dockbar. Poi se vogliamo fare sempre gli esperti criticoni, installiamo tutti slackware e andiamo solo da linea di comando, così faremo vedere agli amici quanto siamo fighi usando un sistema che solo pochi adepti riescono a maneggiare.
A distanza di qualche giorno mi sento di poter ribadire quanto detto. A differenza del mondo del software commerciale e/o chiuso, Ubuntu e Linux in genere sono un mondo aperto, in cui chi non vuole condivide delle scelte può prendere vie diverse. In fondo è il bello ed il limite di questa comunità, divisa in mille rivoli, talvolta innovativi, il più delle volte conservativi e retrogradi.
Se il lavoro di Canonical non piace più (cosa che è tra l'altro smentita dai dati di diffusione di Ubuntu) ciascuno è libero di passare ad altro. L'unico errore che invece non va fatto è la critica immotivata e illogica, per il gusto di sentirsi "diversi" o "superiori".
Posta un commento

Post popolari in questo blog

La comunicazione linguistica