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Il precariato nella scuola pubblica italiana


E anche quest'anno mi ritrovo a piedi, almeno per il momento. Vuoi per un sistema che non favorisce il lavoro e le competenze giovanili, vuoi per indubbi miei errori nella scelta delle graduatorie e delle città in cui lavorare.
Però il momento peggiore non è il famoso "C - day" le comunemente dette convocazioni (a cui non presenzierò per preservare la mia salute mentale). Il momento peggiore giunge in realtà quando si ascoltano e leggono le parole di una Ministra(nte) che ormai ha preso l'abitudine di mescolare ovvietà e becere falsità. Urge così, per le mie misere possibilità, fare chiarezza. Innanzitutto la Ministra dice giustamente che il problema del precariato non l'ha creato lei, bensì anni di malcostume e di abuso della scuola come ammortizzatore sociale. La Ministra in questo dice il vero; a premesse giuste segue quindi un pensiero illogico: non ho creato io il problema, quindi lo ignoro. E così la ministra non si degna di spiegare cosa ha intenzione di fare di 200000 precari che vivacchiano di spezzoni e supplenze brevi e a cui, dopo aver tagliato un posto di lavoro (produttivo), garantisce un sussidio mantenendoli improduttivi. La Ministra dovrebbe anche spiegare perché continua ad opporsi alle proposte di prepensionamento degli insegnanti più anziani, essendo la scuola italiana quella con la più alta età media in Europa; prepensionamento che permetterebbe di inserire in ruolo i docenti, opportunamente formati negli ultimi dieci anni, tramite corsi di formazione studiati ad hoc per garantire la maggior professionalità possibile per il corpo docenti. E perché la Ministra non inserisce in ruolo quei colleghi che da anni lavorano sulla stessa cattedra per essere licenziati ogni Agosto riassunti ad ogni Settembre, malgrado condanne del parlamento europeo e dei tribunali? Perché la Ministra, fautrice di ordine e morale, non ottempera alle sentenze che la vedono condannata all'inserimento a pettine, secondo le basilari regole del diritto al lavoro, di tutti quegli insegnanti che ha condannato a masticare amaro mentre colleghi con meno titoli ma con il patentino di una, spesso, non sempre, non è il caso di generalizzare, nordica nascita, prendono supplenze al posto loro?
La Ministra sostiene che il corpo docenti italiano è il più numeroso in Europa: omette però di dire che in Europa non sono previsti insegnanti di religione (anomalia tutta Italiana, casta di intoccabili lontana dai tagli e addirittura gratificata da un aumento salariale); omette pure di dire, la Ministra, che nel resto d'Europa gli insegnanti di sostegno non vengono computati fra gli insegnanti. Dovrebbe anche spiegare perché la Ministra taglia i fondi per la scuola pubblica lasciando invariati i finanziamenti alla scuola privata, definita anzi meritoria perché portatrice di risparmi allo stato (ma lo stato non dovrebbe garantire l'istruzione a tutti? Forse mi sbaglio, del resto la cancellazione dell'ora di Educazione Civica non mi permette più di rivedere frequentemente la Costituzione - un dubbio, si voglia magari dimenticare che la costituzione esiste?
Perché in classe il crocifisso non deve mancare la ma costituzione può sparire? Bah...)
La Ministra, dopo aver definito incompetenti (e abbiamo già visto come non sia vero, o meglio, come sia la Ministra a non permettere l'immissione in ruolo dei docenti dotati di specifiche competenze) ed eccessivamente numerosi (anche questo dato falso, prova ne sono le classi eccessivamente numerose e in violazione di ogni norma di sicurezza, comparse già l'anno scorso) gli insegnanti italiani, li definisce pure fannulloni e poco dediti al lavoro. Il confronto viene ad esempio fatto con gli insegnanti tedeschi, dediti a ben 22 ore di lavoro settimanali a fronte delle italiche 18. Peccato che le teutoniche 22 ore di lavoro siano ore lavorative di 45 minuti, a fronte delle canoniche ore da 60 minuti per gli italiani. Risultato? 18 a 17 per gli italiani, a fronte di circa 1000 euro in più di stipendio per i colleghi tedeschi.
La Ministra infine, in nome della Santa alleanza con la Lega Nord, non perde occasione per dichiarare l'innata superiorità degli insegnanti nordici nei confronti dei colleghi meridionali, rei pure di farsi pagare gli spostamenti dal sud al nord (come letto in dichiarazioni e manifesti dell'attuale partito di governo guidato dal Ministro della Repubblica Italiana Umberto Bossi). Tolto il fatto che nessun professore meridionale si è mai visto rimborsare un centesimo dalla scuola per i suoi spostamenti (figuriamoci, già va bene quando la scuola paga regolarmente gli stipendi), gradirei sapere come farebbero le scuole delle città del nord a sopravvivere senza gli insegnanti meridionali che, armati esclusivamente di passione e di tanta pazienza nei confronti dell'incompetenza di chi li amministra, reggono le sorti di molte classi?
In balia di interessi di partito, di preconcetti anti meridionalisti e spesso xenofobi (vogliamo ricordare la proposta delle classi ghetto?) e di una personalissima incompetenza nel settore da parte di chi l'amministra, condita pure dalle più squallide connivenze con gli interessi di una becera cultura pseudo cattolica terrorizzata dal confronto con le nuove realtà, la scuola pubblica brancola nel buio, priva di prospettive e fondi, dedita all'improvvisazione (una disciplina dell'ultimo anno dei licei insegnata in lingua? E la Ministra quando mai ha istituito dei corsi di formazione per permettere agli insegnanti di realizzare questo ardito progetto?) e alla millanteria (più ore di matematica inglese e lingue? Ma se da quadri orari sono calate del 30%?). Finché il giocattolo non si sfascerà del tutto, e allora non saranno i precari a piangere la morte della scuola, ma saranno generazioni di studenti a lamentare la fine del loro diritto all'istruzione in favore di chi vuole formarli come robot, pronti ad assumere un posto da succubi nella società senza più avere le capacità critiche per interpretare quanto di falso e di vero i media e la propaganda politica propineranno loro.
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