La scuola contemporanea, le commissioni passatiste e i fuffologi alla Galimberti


Davvero, chi pensa di poter parlare di scuola alla luce della propria esperienza personale come studente, di magari trenta, quaranta o cinquant'anni fa, dovrebbe avere l'umiltà per capire che insegnare oggi è totalmente diverso da quanto si faceva anche solo alla fine del XX secolo. 
Intanto perché il mondo oggi è diverso: un po' di date, 1993 (data simbolo negli USA) e 1999 in Italia, sono due spartiacque, è il momento in cui internet diventa di larga diffusione. Oggi l'aula è iperconnessa, vuoi per gli strumenti che adoperiamo, come le LIM, i pc, magari anche i visori per realtà virutale o aumentata, vuoi per gli strumenti che vorrebbero bandire o vorremmo orientare verso l'apprendimento, tablet e smartphone per non fare nomi. 
Ancora: la legge 170 del 2010 ha finalmente riconosciuto l'esistenza e il diritto allo studio a quella platea di student* con bisogni educativi speciali che prima, con arroganza (Galmberti docet) non volevamo vedere ed espellevamo dalla scuola (vabbè, in realtà lo si fa ancora, ma con più pudore).
Ancora: il picco migratorio nel 2012 e il declino demografico dal 2014 hanno modificato profondamente la platea degli studenti italiani, oggi molto più composita.
Ancora: 2019, il Covid, la pandemia, la scoperta, a  volte riscoperta, di pratiche didattiche diverse, comunitarie; si è iniziato a discutere di benessere degli studenti a scuola, della scuola come pratica comunitaria e socializzante; si discute persino dell'autorevolezza e del valore degli insegnanti in una società che campa ancora dello stereotipo per cui "chi sa, fa, chi non sa, insegna".
Ancora: 2022, ChatGPT, le AI e il mondo della scuola che è in prima linea per cercare di capire come addomesticare il drago.
L'aula ora si modifica, o ci si sposta d'aula; la lezione frontale è sempre più sostituita da pratiche di apprendimento attivo (a volte ben orchestrate, a volte buttate lì alla rinfusa, va detto). Si discute del valore della valutazione, dell'utilità del voto; si dibatte, in maniera competitiva o collaborativa; gli insegnanti si formano di più, vanno in Erasmus, si strutturano; si discute di didattica molto di più di quanto emerge fuori dalla scuola, si discute di tempo a scuola e del dare valore al tempo.

Per tutto ciò il carrozzone massmediatico della discussione sulla scuola, con il suo corollario di commissioni ministerali passatiste che pensano di poter rifondare la scuola ottocentesca, finisce per essere lontano dalla realtà scolastica che dipinge, anzi contribuisce a renderla più confusa, distorta, irosa; non ne facilita il funzionamento, ma rendendolo opaco e caotico alimenta lo stereotipo su cui quella comunicazione si fonda e che permette ai fuffologi di vendere la propria incompetenza come autorevole guida.

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