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La scimmia nuda, Desmond Morris


La scimmia nuda, studio zoologico sull'animale uomo è un saggio pubblicato nel 1967 dallo zoologo Desmond Morris. In questo volume l'autore si ripromette di studiare il primate che ha conosciuto maggior successo, l'uomo, cercando di analizzare i suoi comportamenti alla luce del suo essere in primis un animale, imparentato con altri animali, con i quali può essere messo a paragone.
La provocazione di Morris risulta evidente già dal titolo: l'uomo infatti viene visto qui come una scimmia, per la precisione uno scimmione, caratterizzato, rispetto ai suoi parenti più stretti, dalla mancanza della pelliccia o del pelo che risulta presente presso gli altri primati.
La provocazione metodologica di Morris tuttavia non si esaurisce in un atteggiamento assolutamente naturalistico e scientifico che, ovviamente, esclude ogni spiraglio ad una interpretazione teleologica o teleologica per l'esistenza dell'uomo: in polemica con l'antropologia, l'analisi di Morris è rigorosamente sincronica. In pratica l'autore sostiene che per conoscere l'uomo allo stato di natura non occorre andare a cercare sperdute ed isolate tribù apparentemente lontane dalla civiltà, perché la civiltà stessa in qualche modo si sviluppa a partire dal bisogno di risposte che la nostra stessa natura richiede, per cui semmai le caratteristiche naturali vincenti della nostra specie andranno cercate proprio nelle civiltà più diffuse e dominanti. Ecco quindi che l'analisi di Morris diviene quindi l'analisi delle caratteristiche dell'uomo occidentale dei tardi anni sessanta ventesimo secolo, rigorosa e fondata su dati e studi, ma pur sempre limitata ad una realtà ben specifica. Emerge quindi un primo limite dell'opera, ovvero l'aver escluso a priori altri modelli di civiltà, con tutte le differenze nei comportamenti e nelle abitudini, partendo dal presupposto che il modello americano dominante lo fosse per ragioni incontrovertibili.
Il saggio è comunque ricco di puntuali ricostruzioni sulla nascita dei nostri comportamenti, sia quelli legati al nostro vivere in società, sia quelli legati alla sfera affettiva e sessuale. Come è naturale però molte delle ricostruzioni di Morris risentono oggi di cinquant'anni di nuove scoperte nel campo della paleoantropologia, che hanno modificato ampiamente il paesaggio entro cui si muove l'interpretazione della nostra evoluzione, a partire dalla dismissione del concetto di razza, ancora adoperato dall'autore nel suo volume.
In ultima analisi, gli indubbi meriti di questo libro, l'aver portato al grande pubblico il ragionamento scientifico sull'uomo interpretato come animale tra gli altri animali, anche grazie alle notevoli capacità divulgative dell'autore e alla sua brillante ironia, non possono nascondere quanto il quadro tracciato dal saggio sia oggi in larga parte superato, sia per il continuo crescere delle nostre conoscenze riguardanti il nostro passato e i nostri parenti più stretti, ma anche perché il metodo adoperato dall'autore, l'analisi sincronica della specie, rivela con il passare del tempo tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni, finanche la scelta ideologica che lo sottende.

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